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La farmacovigilanza europea comincia anche per il vaccino Johnson & Johnson

L’Ema ha fatto partire una valutazione sul vaccino della divisione Janssen di Johson & Johnson dopo quattro casi di eventi trombotici segnalati negli Usa. Per ora non è chiaro se sia collegato alle trombosi o se queste si sarebbero manifestate comunque. La valutazione e la chiarezza sono necessarie, senza allarmismi Dopo il dibattito acceso e a più riprese sul vaccino AstraZeneca, condotto sia dalle istituzioni sia dai media (con una comunicazione che presenta anche alcune criticità), oggi si parla del vaccino in una sola dose sviluppato dalla divisione Janssen di Johnson & Johnson, autorizzato in Europa lo scorso 11 marzo 2021, ma ancora non in uso. L’Agenzia europea per i medicinali (Ema) ha avviato una valutazione su eventuali eventi tromboembolici, ovvero formazioni di coaguli con ostruzione di un vaso, in seguito alla segnalazione di quattro casi di trombosi. Ma facciamo attenzione: per ora non c’è alcun legame fra le trombosi e il vaccino e non c’è alcuna indicazione che il farmaco sia legato a rari eventi di trombosi. La notizia, in una nota del 9 aprile 2021 dell’Agenzia, è semplicemente che il Comitato per la farmacovigilanza dell’Ema (Prac), ha iniziato una revisione delle segnalazioni di questo genere. Si tratta del processo della farmacovigilanza, necessario per valutare continuamente il bilancio tra rischi e benefici di un farmaco ed eventualmente inserire degli effetti indesiderati non previsti nel bugiardino, insieme alla  loro frequenza (da molto comuni a molto rari)…continua QUI https://www.wired.it/scienza/medicina/2021/04/09/vaccino-johnson-johnson-ema-revisione/

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Consuma per errore una pianta velenosa, muore intossicato

Attenzione alle erbe,ce ne sono anche di mortali

 Fatale per un uomo di 62 anni di Travesio, Valerio Pinzana, l’ingestione di una pianta velenosa che aveva raccolto pensando si trattasse di un’erba commestibile. Stando alle prime ricostruzioni si sarebbe trattato di colchico, o croco, conosciuto anche come ‘falso zafferano’ o ‘arsenico vegetale’, confondendolo con l’aglio orsino.

Forte della sua padronanza in fatto di piante spontanee, escursionista profondo conoscitore del suo territorio, aveva cucinato con quell’erba il pranzo, poi consumato insieme alla compagna, lo scorso 29 marzo.

Poi i primi sintomi, per entrambi, scambiati inizialmente per un altro tipo di patologia, anche perché la donna si trovava in isolamento per aver contratto il Covid. L’uomo è stato ricoverato prima nell’ospedale di Spilimbergo poi le sue condizioni si sono aggravate fino a perdere la vita, questa mattina, nel reparto di terapia intensiva di Pordenone dove era stato trasferito.

Tecnico della Snam Rete Gas, Pinzana lascia il padre, due fratelli, un figlio e la compagna, che è riuscita a salvarsi dall’avvelenamento.

https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/consuma-per-errore-una-pianta-velenosa-muore-intossicato/2/239634

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La storia di Lina e Leda

Lida e Leda – Il prossimo 30 aprile taglieranno l’invidiabile traguardo dei 100 anni. Sono unite da tutta la vita e oggi stanno condividendo la lotta anche contro il virus che le aveva inizialmente divise e soprattutto strappate alla loro quotidianità.

Lida e Leda, la storia delle due gemelle 99enni

È una storia d’amore, di solidarietà che non conosce confini, quella di Lida e Leda Diligenti, 99 anni, sorelle gemelle, ex insegnanti elementari, agguerrite più che mai nella lotta contro il Covid-19 e pronte, come è nell’auspicio delle persone che stanno loro vicino, a spegnere insieme, ancora una volta, la centesima candelina.

A raccontarla è la professoressa Isa Brovedani, ex insegnante di inglese dell’istituto d’istruzione superiore “Il Tagliamento” di Spilimbergo e, soprattutto, da poco in pensione, una delle tante alunne e alunni, che sono state educate da una delle due storiche maestre. “Leda” racconta l’ex prof «è stata la mia maestra elementare dal 1963 al 1967, a Pradis di Sotto, e non ci siamo mai perse di viste, soprattutto negli ultimi vent’anni».

fonte: messaggeroveneto.gelocal.it

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È ARRIVATA L’ORA LEGALE!

ForEst – Studio Naturalistico

Potrebbe essere un cartone

È ARRIVATA L’ORA LEGALE! 🕰️🧑‍⚖️

Nelle antiche civiltà contadine i ritmi lavorativi erano scanditi dal sole ☀️: la “ora prima” era quella che seguiva il suo sorgere e variava durante l’anno assieme all’alba, inducendo le persone a svegliarsi prima in estate e più tardi in inverno. 🌄Con l’industrializzazione 🏭, e ancora di più con la diffusione dell’energia elettrica 🔌, la disponibilità di luce buon mercato favorì l’adozione di abitudini serali sempre più tarde nella popolazione. 🌃Tra i primi a preoccuparsi per le conseguenze che ciò provocava sui consumi (a quel tempo di candele 🕯️), nel 1784, ci fu Benjamin Franklin, che propose di adottare alcune norme che inducessero la popolazione a svegliarsi prima, sfruttando tutte le ore di luce mattutine. Tra di esse quella che colpisce maggiormente l’immaginazione recitava “che si sparino cannoni in ogni strada, per svegliare efficacemente i pigri e farli aprire gli occhi”. ⏰Né i suoi tentativi né quelli successivi di modificare le abitudini e gli orari degli abitanti della civiltà industruale ebbero successo.Per ovviare questo problema venne quindi inventata l’ora legale. La paternità dell’idea viene attribuita a George Vernon Hudson, entomologo ed astronomo neozelandese, che la ipotizzò nel 1895. Ma fu in seguito alla promozione portata avanti dal britannico William Willett che nel 1916 il Regno Unito la adottò ufficialmente. 🇬🇧Da lì si diffuse agli altrii paesei europei, che in seguito alle carenze economiche causate dalla prima guerra mondiale avevano iniziato a dare grande importanza al risparmio energetico.(immagine tratta da: https://www.flickr.com/photos/steveb59/40967983582)

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Esercitazione militare sul Cellina, sbagliano mira e colpiscono un allevamento a Vivaro

Esercitazione militare sul Cellina, sbagliano mira e colpiscono un allevamento a Vivaro

Poteva sfociare in tragedia quanto accaduto ieri nel Pordenonese. Per cause in corso di accertamento, un carro armato dell’Esercito, mentre era impiegato in un’esercitazione di tiro in notturna sul torrente Cellina, in un’area ben delineata e riservata alle Forze Armate, ha colpito un allevamento di polli a Vivaro, facendo strage di galline e danneggiando parte del tetto dello stabile.

La scoperta è stata fatta questa mattina dal proprietario. Immediata la denuncia ai Carabinieri di Spilimbergo. La Procura di Pordenone ha aperto un’inchiesta e sul caso indagano i militari dell’Arma.

Uno dei quattro carri armati della Brigata Pozzuolo del Friuli ha sbagliato mira, centrando l’allevamento. La Procura ha disposto il sequestro dei carri armati impegnati nell’esercitazione, alla quale hanno partecipato il Genova Cavalleria e i Lagunari di Venezia.

L’errore poteva provocare una vera e propria tragedia, poiché il blindo centauro ha sparato in direzione del centro abitato, anziché nell’area del poligono. L’assenza di fiamme non ha attirato l’attenzione dei militari che, quindi, non si sarebbero accorti dell’errore e di quanto accaduto…continua QUI https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/esercitazione-militare-sul-cellina-sbagliano-mira-e-colpiscono-un-allevamento-a-vivaro/2/238517

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Nelle pianure del Fvg sono tornate le lontre

Le lontre sono tornate nelle pianure e colline del Friuli Venezia Giulia. A confermarlo è lo studio realizzato per la tesi di laurea da Giacomo Stokel, laureando del corso di laurea magistrale in Scienze e tecnologie per l’ambiente e il territorio, interateneo con l’ateneo giuliano, che nel corso dello scorso anno ha condotto un monitoraggio su scala regionale della presenza dell’animale, con l’obiettivo di aggiornare i dati di presenza sulla lontra (Lutra lutra). Lo studio si è svolto nel contesto delle attività di ricerca sulla fauna selvatica svolte dall’Università di Udine, con il coordinamento di Stefano Filacorda del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali, e supportate da progetti di ambito locale e internazionale.

Lo scopo dell’indagine condotta da Stokel – che giovedì 11 marzo discuterà il suo lavoro davanti alla commissione di laurea – è stato quello di definire la distribuzione, l’andamento della colonizzazione e gli eventuali aspetti di vulnerabilità e di rischio per la specie.

La novità emersa durante le ricerche riguarda il ritrovamento della lontra in aree dove si riteneva scomparsa da circa 50 anni: nell’alto e medio Tagliamento, nelle Valli del Natisone, nelle pianure dell’Isontino, sui fiumi Fella e Arzino, e molti altri corsi d’acqua alpini e prealpini rientranti anche all’interno dell’area del Parco delle Prealpi Giulie. A documentare la presenza di dell’animale, sia i molti reperti biologici quali feci, marcature e impronte, sia i numerosi video e foto che sono stati realizzati in luoghi diversi della regione.

Lo studio, inoltre, ha al contempo confermato la presenza della specie nelle aree di cui essa era già nota, ovvero nelle zone alpine, dove la lontra è arrivata nel 2014 dalle vicine popolazioni austriache e slovene, dopo una prima segnalazione avvenuta nel 2011 nelle colline moreniche del comune di Treppo Grande, con il ritrovamento di un individuo morto in seguito ad un investimento stradale.

La ricerca. Nel corso della ricerca, che proseguirà anche nel 2021, sono stati percorsi circa 150 chilometri lungo piccoli e grandi corsi d’acqua, paludi e laghi del Friuli Venezia Giulia, dalle montagne al mare. A questi percorsi campione sono stati aggiunti anche sopralluoghi in oltre 150 ponti e altri punti specifici, dove risulta più facile trovare le marcature di questa specie. Infine, sono state posizionate fotocamere a infrarossi. Ben 16 quadranti (10×10 km) sui 48 monitorati sono risultati positivi, ossia con presenza della specie, pari a oltre il 30% del territorio regionale indagato, ossia il 14% del territorio regionale.

Durante i monitoraggi, grazie ai video raccolti e alle tracce, è stata documentata anche la presenza di altre specie quali lupi, volpi, gatti selvatici, sciacalli dorati, martore, faine, visoni americani, nutrie, rapaci notturni (tra i quali il gufo reale), aironi e altri uccelli che frequentano le medesime aree utilizzate dalla lontra.

“I risultati ottenuti da questa ricerca – spiega Stefano Filacorda -, oltre a fornire informazioni utili per meglio conoscere la dinamica di popolazione della specie e la sua ecologia, hanno permesso di raccogliere importanti dati volti a consentire la protezione delle specie stessa e la pianificazione e valorizzazione del territorio anche in prospettiva di attività divulgative e didattiche. Un ulteriore aspetto cruciale è ciò che consente alle comunità locali di riappropriarsi di una specie straordinaria, patrimonio naturale e culturale dei nostri corsi d’acqua sin dagli anni Sessanta del secolo scorso”.

Le attività di ricerca sono state finanziate nell’ambito del progetto “Individuazione della Rete Ecologica Locale (REL) e formazione di corridoi ecologici nei tre Comuni di Treppo Grande, Buja e Magnano in Riviera” e dal progetto Interreg Nat2care “Attivazione della cittadinanza per il ripristino e la conservazione delle aree transfrontaliere”.

I ricercatori impegnati nelle attività sono stati Giacomo Stokel, Lorenzo Frangini, Marcello Franchini, Andrea Madinelli, Antonella Stravisi, Stefano Pesaro e Stefano Filacorda per l’Università di Udine, ed Elisabetta Pizzul per l’Università di Trieste.

La lontra (Lutra lutra). La lontra è un mammifero straordinario, specie “chiave”, “ombrello” e “bandiera”, ovvero importante dal punto di vista della protezione e della conservazione tanto quanto l’orso e il lupo. La sua presenza testimonia l’esistenza di corsi d’acqua, e contesti naturali e seminaturali, integri e ricchi di biodiversità.

Dalla forma elegante, sinuosa e adattata a muoversi in ambiente acquatico, presenta una lunghezza di circa 100-120 centimetri (dei quali ben 50 cm sono rappresentati dalla coda) e un peso medio di 8-12 chili, ma può raggiungere anche i 15 chilogrammi.

La lontra mostra delle abitudini prevalentemente notturne nelle aree del Friuli Venezia Giulia. Si alimenta soprattutto di pesci (a differenza della comune e problematica nutria, che è vegetariana, ed è molto presente nella zona della bassa pianura e non solo), ma anche di crostacei, molluschi, piccoli uccelli, anfibi e rettili.https://www.ilfriuli.it/articolo/green/nelle-pianure-del-fvg-sono-tornate-le-lontre/54/237928

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Arte al femminile (438) — Ragazze di mezza stagione

Maria Ippoliti nasce a Udine nel 1861. La madre Angela Luigia è di origini nobiliari, il padre Virginio è un alto funzionario dell’Intendenza di Finanza. Nel 1885 la famiglia si trasferisce a Venezia. Maria s’iscrive all’Accademia di Belle Arti, frequentando il corso dedicato alle vedute di paese e di mare. Dipinge scorci della cosiddetta Venezia […]

Arte al femminile (438) — Ragazze di mezza stagione
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Aggiornamenti del dott. Mario Canciani

Risultato immagine per coronavirus

Anche in questo trentanovesimo aggiornamento settimanale forniremo notizie pratiche sull’infezione da Coronavirus, basate sulle domande che ci vengono poste più spesso. Il report non vuole sostituire il ruolo del curante, né quelle della sanità regionale, le cui indicazioni invitiamo sempre a rispettare.

Per chi lo desiderasse, giovedì 25 febbraio, il dott. Mario Canciani sarà presente su UdineseTV, canale 110, alle ore 21.00. Si parlerà anche di asma e di malattie allergiche. Poiché non si potranno fare delle domande in diretta, chi avesse dei quesiti, può mandarli a: studio@mariocanciani.com

COS’È IL SUPER FARMACO ISRAELIANO?
I colleghi di Tel Aviv hanno segnalato che, facendo respirare per una volta al giorno per 5 giorni un farmaco a base di Esosoni arricchiti con la proteina CD14 – la quale inibirebbe la tempesta citochinica, quella che causa i maggiori problemi al nostro organismo, dovuta a una iperisposta del sistema immunitario – si aveva un’ottima risposta clinica. Lo studio ha riguardato 36 pazienti di età compresa tra 37 e 77 anni in condizioni critiche. A parte un paziente, che ha richiesto un tempo superiore, tutti sono stati dimessi in 3-5 giorni. I vantaggi del farmaco sono costituiti dalla praticità di somministrazione, dal non causare effetti collaterali e dal costare pochissimo.

COSA S’INTENDE PER “SCIENZA PARTECIPATA” E QUAL È IL SUO LEGAME CON IL CORONAVIRUS?
Dall’esplosione della pandemia si sono registrati – oltre agli eventi negativi legati alla malattia – alcuni positivi: maggior accesso alle informazioni scientifiche, maggior numero di pubblicazioni e in tempi più rapidi, messa a punto di nuovi vaccini con nuove metodiche che saranno applicate anche ad altri farmaci come  quelli antitumorali, collaborazione da parte di persone volonterose che  hanno messo a disposizione gratuitamente il loro tempo per diffondere dati che sono utili ai ricercatori. Da qui è nato il termine di “scienza partecipata”, che speriamo prosegua anche in futuro e faccia aprire un nuovo capitolo per lo studio delle malattie.

PERCHÉ SI PARLA DI PREVISIONI EPIDEMICHE?
Come ci siamo abituati a prevedere il tempo mettendo in comune tutte le informazioni metereologiche tra le varie nazioni, così l’Università di Harvard ha proposto di creare un servizio mondiale per prevedere l’arrivo di nuove epidemie. Il progetto è semplice e si basa sull’esame di piccole quantità di sangue che vengono raccolte periodicamente, sulle quali si eseguono delle ricerche su batteri e virus per capire se in un luogo vi siano un’aumentata circolazione di patogeni, la sua entità, l’area di diffusione e la reazione dell’organismo. Confrontando i dati dei vari Stati, si dovrebbe riuscire a prevedere la diffusione di nuove malattie, di lanciare un’allerta precoce ai primi segnali di contagio anomali, di avere dati sulla risposta immunitaria e della differenza tra ammalati e asintomatici.

QUALI SONO GLI EFFETTI SOCIALI POSITIVI DEL LOCKDOWN?
Due studi, uno scozzese ed uno australiano, hanno evidenziato che per una discreta percentuale di persone – 50 e 70% rispettivamente – il lockdown ha permesso di fare più attività fisica, di scoprire tante cose che erano trascurate, di stare di più in famiglia. In entrambi gli studi è stata sottolineata la variabile tempo, con maggiore disponibilità per sé stessi e per la famiglia. Hanno tratto maggiore beneficio le donne, i giovani, i coniugati o conviventi, chi aveva un lavoro stabile e non aveva problemi di salute. Lo studio scozzese ha anche evidenziato che al termine del lockdown metà delle persone manteneva le abitudini acquisite durante le restrizioni.

HA SENSO IL LOCKDOWN TOTALE?
Per prendere delle decisioni bisogna sempre fare riferimento agli studi scientifici, i quali ci dicono – e lo abbiamo già sperimentato sulla nostra pelle in estate – che se alle misure restrittive estreme non si associa la vaccinazione, alla loro sospensione la situazione ritorna quella di prima. Il problema è la carenza di vaccini, che potrebbe essere ovviata dalla loro produzione in loco; per l’Italia, in un paio di mesi si potrebbe iniziare la produzione autonoma.

NEI BAMBINI C’È QUALCHE ALTERNATIVA AL TAMPONE NASO FARINGEO CHE FA MALE?
Purtroppo per essere attendibile il tampone naso faringeo deve essere eseguito a fondo e in questo caso fa male. Per questo motivo è stato proposto il test salivare il quale è facile da eseguire, è indolore e nell’ultima generazione del test ha raggiunto un’affidabilità pari al tampone molecolare abituale. Inoltre, i tempi di esecuzione sono molto ridotti, le precauzioni del personale che le esegue minori e un singolo apparecchio può processare 100 campioni all’ora.

COS’È IL PASSAPORTO IMMUNITARIO?
La proposta nasce dal bisogno di velocizzare gli spostamenti tra gli Stati, specie in aereo. Si tratterebbe di avere un’informazione, inserita sulla propria tessera sanitaria, che riporta se la persona abbia avuto la Covid-19, se sia guarito, se abbia eseguito tamponi, vaccini, controlli. Le nostre tessere sanitarie erano state create in Regione una decina d’ anni fa con lo scopo di avere tutti i dati del paziente (cartelle cliniche, esami, fattori di rischio), ma purtroppo il progetto non è mai proseguito, per cui gli unici dati che vengono riportati sono quelli della nostra identità.

http://www.associazionealpi.com/2021/02/24/coronavirus-previsioni-epidemiche/?fbclid=IwAR1uxkBW3PHVnIyNCwMoipLfE9VcO1fFr1FVQQxs29Wvy7vJDNCrp-l_bDU

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Trieste: quando la solidarietà diventa reato — Centro Studi “Ferruccio Cargnelutti” Udine

Doverosamente riportiamo il comunicato dell’associazione “Linea d’ombra” di Trieste. Un’associazione dedita all’aiuto ai profughi e migranti. Ma a volte la solidarietà è considerata reato… Questa mattina [23.2.2021] all’alba la polizia ha fatto irruzione nell’abitazione privata di Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir, nonché sede dell’associazione Linea d’Ombra ODV. Sono stati sequestrati i telefoni personali, oltre […]

Trieste: quando la solidarietà diventa reato — Centro Studi “Ferruccio Cargnelutti” Udine
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Attentato in Congo, morti l’ambasciatore italiano e un carabiniere di stanza in Fvg

L’ambasciatore italiano in Congo, Luca Attanasio, è morto, vittima di un attentato nel percorso tra Goma e Rutshuru. Il convoglio Monusco, la missione di peacekeeping delle Nazioni Unite nel Paese africano, è stato preso di mira da un commando terroristico che ha utilizzato armi leggere. A quanto si apprende, si è trattato di un agguato, probabilmente per organizzare un rapimento.

Oltre all’ambasciatore, 43 anni, sposato con tre figlie e molto apprezzato per il suo lavoro anche umanitario, nell’assalto hanno perso la vita anche un Carabiniere di 30 anni di stanza in Fvg, che era in servizio presso l’Ambasciata italiana dal settembre del 2020, e il loro autista.

Il militare è Vittorio Iacovacci, originario di Sonnino, in provincia di Latina. Appartenente al 13° Reggimento Carabinieri Friuli Venezia Giulia di Gorizia, era in servizio nel reparto isontino dal 2016 ma aveva prestato servizio anche alla Folgore. Carabiniere esperto, questa estate aveva programmato di sposarsi...continua https://www.ilfriuli.it/articolo/politica/attentato-in-congo-morti-l-ambasciatore-italiano-e-un-carabiniere-di-stanza-in-fvg/3/237000