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Quando Gorizia per 400 anni fu Gorz

Una foto della stazione di Gorizia  tratta dall’archivio della Digiteca immortala l’ultima volta di Gorz per Gorizia. Una stazione distrutta dalla guerra, che così si presentava dopo “la nostra occupazione” come si legge nelle note della foto dell’archivio. Occupata una città che per 400 anni appartenne all’Austria, dal 1509 circa fino al 1918, passando dalla parentesi napoleonica, dalla prima presa di Gorizia italiana nel 1916, poi riconquistata dagli Austriaci con la disfatta di Caporetto. 400 anni di storia a cui Gorizia deve tutto. Fa un certo effetto leggere Gorz in una città storicamente, per chi ancora non lo sapesse, plurilingue, italiano, sloveno, tedesco e friulano sono le lingue goriziane. Gorz, con accanto il nome di Gorizia. Il bilinguismo era garantito dagli austriaci in città. Contrariamente da quello che accade oggi verso gli sloveni ad esempio, mentre di tedesco non si trova più nulla, sparito, di friulano qualcosa nella zona di Lucinico, un tempo Comune autonomo. 400 anni di storia rimossi in modo infelice da cent’anni di nazionalismo italiano a cui forse solo ora con il nuovo corso europeo della città, con Nova Gorica, si potrà mettere fine. 

Così come interessanti sono i ritratti di Gorz, Gorizia, nell’opuscolo con la prefazione di  Max Ritter von Hoen  dove sono state raccolte 20 vedute di Gorizia durante la prima guerra mondiale con i danni procurati alla città durante la guerra e  con il ritratto del generale Erwin Zeidler . Interessante leggere anche i nomi di alcuni luoghi in quel tempo.

Si ringrazia un caro amico storico bolognese, Gianluca Gabrielli, per avermi segnalato questa importante risorsa.

mb

http://xcolpevolex.blogspot.com/2021/04/quando-gorizia-per-400-anni-fu-gorz.html

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Oggi in TV: Su Rai3 “Passato e Presente” – 1941: quando gli italiani invasero la Jugoslavia — PuntoZip

Il 6 aprile 1941, con un bombardamento a tappeto, che rade quasi al suolo Belgrado, inizia l’invasione del regno della Jugoslavia da parte degli eserciti dell’Asse. Una pagina di storia raccontata dal professor Raoul Pupo e da Paolo Mieli a “Passato e Presente”, in onda martedì 6 aprile alle 13.15 su Rai 3 e alle…

Oggi in TV: Su Rai3 “Passato e Presente” – 1941: quando gli italiani invasero la Jugoslavia — PuntoZip
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Inquisizione, misticismo, scrittura e musica. Il fascino di Marta Fiascaris diventa un podcast

 Quella di Marta Fiascaris è una storia che era stata dimenticata, conservata negli antichi codici della Biblioteca Guarneriana di San Daniele e dell’Archivio Arcivescovile di Udine. Una storia che risale al ‘600 e parla di Inquisizione, spiritualità ed emancipazione, per molti aspetti molto attuale. Per ripercorrere quelle vicende che sconvolsero la vita religiosa del Friuli dell’epoca è disponibile da oggi, 15 marzo 2021, sul sito www.matearium.it (su Spotify, YouTube e Soundcloud) il podcast “Marta – 8 riflessioni sulla scrittura”, una produzione di Servi di Scena e MateâriuM grazie al contributo della

Regione Friuli Venezia Giulia. Le pillole, di dodici minuti ciascuna, offrono alcune riflessioni sulla scrittura. Alessandro Di Pauli e Stefania Ursella accompagneranno gli ascoltatori all’interno della ricerca storica sul processo dell’Inquisizione contro Marta Fiascaris. Una vicenda che ha fornito innumerevoli spunti creativi al team del laboratorio di scrittura MateâriuM: «La ricerca sul processo contro Marta è iniziata come una scommessa. Per noi è stata una scoperta continua che ha acceso la nostra creatività e aperto gli occhi su un mondo e un’eroina davvero memorabili. La pandemia, e il conseguente lockdown, ci hanno poi condotti a esplorare le potenzialità del “supporto sonoro”. Abbiamo deciso di integrare il progetto originale – un concerto in programma nei prossimi mesi e presentato in anteprima nell’estate 2020 – con una serie di podcast, attraverso i quali avvicinarsi a una vicenda a dir poco affascinante», hanno spiegato gli autori.

Avvolta da un grande fascino misterioso, Marta Fiascaris ispirò un folto gruppo di devote provenienti da diverse parti del Nord-Est che si radunarono attorno a lei. Grazie alle sue preghiere si verificarono addirittura delle guarigioni ritenute miracolose.

“Marta – 8 riflessioni sulla scrittura” è un’esperienza sonora pensata per gli appassionati di ricerca storica e drammaturgia, ma anche per chi vuole approfondire gli aspetti dell’epopea di una donna carismatica e visionaria, una rosa nel deserto nel contesto del Friuli del ‘600 devastato da divisioni, pestilenze e carestie. Ogni puntata è arricchita dalle musiche composte da Matteo Sarcinelli tratte dalla performance “Marta – concerto per voce e straordinarius” (eseguite da Davide Ceccato e Laura Giavon), e dalle testimonianze di esperti che hanno studiato a fondo l’Inquisizione friulana e la storia della nostra terra.

Tra gli ospiti delle varie puntate citiamo Meri Ziraldo della Biblioteca Guarneriana che sta realizzando una ricerca sui processi alle donne nel ‘600 nella comunità di San Daniele del Friuli; Dario Visintin biografo dell’inquisitore Fra Giulio Missini da Orvieto (il principale accusatore di Marta); Giuliana Ancona, storica triestina che ha ricostruito il contesto della comunità ebraica friulana; Barbara Vuano scrittrice e antropologa, esperta del processo a Marta Fiascaris.

Saranno oltretutto disponibili sul sito di MateâriuM una serie di fonti e di documenti storici tratti dalle vicende processuali di Marta, che potranno divenire uno spunto interessante di approfondimento per chiunque voglia addentrarsi maggiormente nelle vicende trattate.

https://novimatajur.it/cultura/inquisizione-misticismo-scrittura-e-musica-il-fascino-di-marta-fiascaris-diventa-un-podcast.html

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Oggi in TV: Su Rai3 “Passato e Presente” – Shoah. Deportati, salvati e resistenti — PuntoZip

L’attenzione rivolta alla memoria sulla Shoah e sulle politiche antisemite del fascismo appare oggi come un elemento indiscusso, radicato nella comunità scientifica e nella società. Ma non è sempre stato così: a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, il percorso che ha portato a un grado di conoscenza approfondito sugli avvenimenti del 1938-45 è…

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L’inverno d’Italia

 Il 27 gennaio -Giornata della Memoria-Voglio segnalare una storia a fumetti su una pagina di storia italiana che pochi conoscono.

Due bambini nel lager: Davide Toffolo racconta “L’inverno d’Italia”

Gonars, provincia di Udine, 1942-43. Una pagina vergognosa e rimossa del nostro passato: i campi di internamento dove l’Italia deportò e lasciò morire migliaia di cittadini sloveni. Un folle progetto di pulizia etnica, narrato attraverso lo sguardo e i dialoghi di due bambini. Un graphic novel poetico, intenso, toccante: sullo sfondo i fatti, in primo piano la voce delle vittime dimenticate della Storia.
Una tragedia rimossa e dimenticata. Una pagina vergognosa della nostra storia. Davide Toffolo fa rivivere a fumetti la memoria di circa 300mila cittadini sloveni rastrellati e deportati in vari campi di concentramento in Italia dal regime fascista di Mussolini a partire dall’autunno del 1941. In questo toccante volume a fumetti, in libreria mentre si avvicina la ricorrenza della Giornata della memoria delle vittime dei lager (27 gennaio), l’autore prende spunto dalla storia del campo friulano di Gonars, in provincia di Udine, dove nel corso del 1942 furono internati migliaia di sloveni nel quadro di un terribile progetto di “pulizia etnica” dei vicini territori jugoslavi programmato dal nazifascismo. Tra i prigionieri, costretti a vivere in difficili condizioni di sovraffollamento, c’erano intellettuali, artisti, operai, insegnanti, anziani, donne e bambini. Circa 800 persone morirono nell’anno di attività di campo, soprattutto di malattie dovute alle precarie condizioni igieniche.
Attraverso lo sguardo ingenuo e spaventato e le voci narranti di due bambini, che nel dolore di Gonars costruiscono la loro amicizia, Toffolo ripercorre settant’anni dopo questa vicenda finora poco nota. “Il mio lavoro non è una cronaca o un reportage – spiega l’autore – ma una storia che si ispira a fatti veri: una riflessione sulla tragedia della deportazione, sulla pulizia etnica, sul piano folle degli italiani durante la Seconda guerra mondiale. I fatti sono quelli dell’epoca, filtrati attraverso la mia immaginazione e il mio amore per i fumetti, riletti con un approccio che ha debiti con Charles Schultz, Jules Feiffer e Debeurme, solo per fare qualche esempio”.
Un volume, “L’inverno d’Italia”, che ha richiesto un forte impegno di ricerca: non esistono molti documenti fotografici della storia di Gonars, ma restano i disegni dei tanti artisti sloveni che furono internati nel campo. Una parte di questo materiale di documentazione, conservato al Museo di storia contemporanea della Slovenia di Lubiana, è stata inserita nel libro, insieme alla ricostruzione dei fatti storici di quel periodo, a cura della docente di Storia dell’arte Paola Bristot.
“Come quasi tutti – dice Davide Toffolo – non conoscevo questa storia. Per gli sloveni noi italiani siamo stati il Male, e quando l’ho scoperto ho provato vergogna. Ho sentito il bisogno di raccontare questa vicenda, per tenere viva una memoria. Se nessuno in Italia si è preso la responsabilità di chiedere scusa, per riavvicinare popolazioni e sentimenti, forse posso provare a farlo io. Con le parole e i disegni di un fumetto”.

DAVIDE TOFFOLO
È tra gli autori più originali e amati sulla scena del fumetto italiano. A lui si deve la nascita di tre riviste che hanno fortemente segnato nuove vie per i comics in Italia: Dinamite (Granata Press), Mondo Naif (Star Comics) e Fandango (Panini). La sua ricerca sul linguaggio e sulle intersezioni tra il fumetto e altri modi del racconto lo ha portato a realizzare diversi graphic novel: dalla biografia del pugile friulano Primo Carnera a “Pasolini”, che è diventato anche uno spettacolo con musica e disegni live, fino a “Il Re bianco”, la storia del gorilla albino dello zoo di Barcellona, e a “Tres!” e alla serie di tre volumi “Cinque allegri ragazzi morti” (tutti pubblicati da Coconino Press). Davide Toffolo è anche la voce del gruppo rock “Tre allegri ragazzi morti”.(dal web)

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Una storia da non dimenticare

Il 27/01/1945 era la liberazione del campo di concentramento di Aushcwitz.Ida Pascolo, nata Filippig (Cornappo, 4 dicembre 1924 – Gosselies (Belgio), 15 settembre 2012), matricola 88542, venne arrestata con la sorella Augusta (14 marzo 1913 – 30 maggio 1997) nel febbraio 1944 in Italia per motivi politici. Erano impegnate a sostegno della resistenza, provvedendo al rifornimento dei tanti che si erano ribellati alla dittatura ed al dominio nazista. Curavano inoltre, tenendolo nascosto nella propria casa, un partigiano ferito, originario di Resia, di nome Arturo Siega. Tradite da un delatore, portate dapprima a Nimis poi a Trieste furono torturate affinché parlassero, (narrava Ida, “sentivo mia sorella urlare per un cerchio di ferro che le stringeva la testa, mentre a me schiacciavano i piedi con il calcio di un fucile”). Messe poi su di un treno via Brennero, furono instradate a Buchenwald, poi deportate a Auschwitz dove rimasero per circa un anno. Riuscirono a fuggire nel 1945. Le due sorelle sono sepolte al cimitero di Monteaperta (Italia).da fb

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UDINE, Palazzo Dorta – Emersi i resti di una capanna protostorica — PuntoZip

Durante i lavori di restauro conservativo dello storico Palazzo Dorta a Udine, che a breve ritornerà a splendere dei fasti del passato su iniziativa dell’imprenditore Alessandro Salvatelli, sono emersi resti archeologici che vanno dall’epoca protostorica all’età moderna, rivelando novità di grande interesse storico. Tutte le opere di scavo si stanno svolgendo sotto la sorveglianza archeologica da parte […]

UDINE, Palazzo Dorta – Emersi i resti di una capanna protostorica — PuntoZip
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Come si reinventa la Storia (con poca serietà) — La Bottega del Barbieri

il caso di Guido Comis “infoibato a sua insaputa” – Gian Luigi Bettoli (ripreso da http://www.storiastoriepn.it/) La vicenda della “foiba” del Ciaurlec è ormai troppo nota, per ritornare a discuterne qui nei particolari. Le sacralizzazione delle vittime, da parte dell’organizzazione nostalgica “Erasmo da Rotterdam” (possiamo cominciare a chiamarli con il loro nome, senza essere denunciati per…

Come si reinventa la Storia (con poca serietà) — La Bottega del Barbieri