Una gita nella storia in Slovenia: la Tipografia Partigiana nascosta — SEI SEMPRE IN GIRO

Qualche settimana fa Ale si è imbattuto in un post su Facebook che parlava di un’escursione in Slovenia, vicino ad Idrija, alla scoperta di una tipografia partigiana nascosta nel bosco. Essendo del settore (ha rilevato la tipografia storica della sua famiglia) i suoi occhi sono istantaneamente diventati a cuoricino e mi ha proposto di andare […]

Una gita nella storia in Slovenia: la Tipografia Partigiana nascosta — SEI SEMPRE IN GIRO

LO SAPEVATE?

Lo sloveno o lingua slovena è una lingua slava meridionale parlata in Slovenia e nelle zone di confine degli stati limitrofi.

La lingua slovena comprende sette gruppi di dialetti molto diversi: il carinziano (koroščina), il litoraneo (primorščina), l’interno (notranjščina), il meridionale (dolenjščina), il centrale, lo stiriano (štajerščina) ed il pannonico. La notevole diversità tra i dialetti si deve innanzitutto al carattere montuoso della regione e alla diversa provenienza delle antiche tribù protoslave che si insediarono in questi luoghi.

Carta dei dialetti sloveni (55)

     Alto Carniolano

     Basso Carniolano (3. Kostel, 4. Kočevje, 5. Carniola Bianca settentrionale, 6. Carniola Bianca meridionale)

     Stiriano

     Pannonico

     Carinziano

     Litorale (1. Savrinia, 2. Cicceria)

     Rovte

Storia

Lo sloveno appartiene al gruppo delle lingue slave meridionali la cui distinzione dalla lingua proto-slava risale alla seconda metà del X secolo[5][6]. I primi documenti scritti in sloveno sono contenuti nei Manoscritti di Frisinga (Brižinski spomeniki), risalenti alla seconda metà del X secolo e scoperti nel XIX secolo. Essi contengono frasi rituali di confessioni, annotazioni su prediche riguardanti il peccato e la penitenza e formule di abiura (… Etjè bi det naš ne səgréšil, tè u weki jèmu bè žíti, …). Tranne rare eccezioni, la lingua slovena venne tramandata solo oralmente fino al secolo XVI. Allora, in seno ad un più vasto movimento europeo, anche gli sloveni iniziarono ad usare la propria lingua nella forma scritta, inizialmente solo in testi religiosi. Le regole grammaticali fondamentali della lingua furono fissate dagli studiosi protestanti. È proprio grazie agli scrittori della riforma (Primož TrubarAdam BohoričJurij Dalmatin) che lo sloveno si affermò anche come lingua letteraria.

In tempi più recenti è poi da considerare l’influenza che ha avuto sulla lingua la vicinanza di popoli di diversa origine linguistica che circondano l’odierna Slovenia: italiani, friulani, tedeschi, ungheresi, croati.

Sistema di scrittura

L’alfabeto ha 25 lettere: a b c č d e f g h i j k l m n o p r s š t u v z ž.

Come in italiano, le vocali sono a e i o u, tutte le altre sono consonanti.

Fonologia

I suoni della lingua slovena non sono troppo differenti da quelli italiani. I suoni delle vocali sono come quelli in italiano; uno dei suoni della “e” si pronuncia [ə] e in sloveno si definisce semi-suono. Due consonanti slovene non esistono in italiano: [x] (scritta “h”) e [ʒ] (scritta “ž”). La consonante [j] (scritta “j”) ha un suono anche nella lingua italiana, dove viene però considerata vocale. Il gruppo “lj” si pronuncia [λ] (come l’italiano “gli” di aglio), il gruppo “nj” si pronuncia [ɲ] (come l’italiano “gn” di gnomo), il gruppo “dž” si pronuncia come l’italiano “g” di gioco; non esiste, infine, il suono [d͡z] (come “z” di zanzara). In sloveno non esistono consonanti geminate (ovvero doppie).

da wikipedia

Jernej Kusterle, tre poesie — perìgeion

Traduzioni di Michele Obit Misliti Ku1   Lepoto sanj kot pepel lupine stresa med pomije. Rezek smeh kljuva ostanke brizgajoče bližine, ki se topi pod debelo plastjo moknate svetlobe. Tema potujene noči zavrača tujek; mene. Ponoči me drži za vrat nekaj vražje tihega, kar čez dan preži na razum. Sledim si v podkožje, da iztrgam […]

Jernej Kusterle, tre poesie — perìgeion

Krn-Monte Nero

IL KRN, UN MONTE IMPORTANTE CHE AMO.

– Ho visto alcune belle foto di montagne slovene e ho pensato di richiamare l´attenzione sul Krn, uno dei monti della mia giovinezza. Mi spinge a questo anche una deprecabile pretesa di un lettore che voleva imporre la dizione Tricorno invece che Triglav. Si può capire chi non sa, ma “est modus in rebus”. Krn è una parola di antica etimologia, significa qualcosa come “roccia”. Il monte è ben visibile dalla pianura friulana, dove non parlano sloveno ma marilenghe; lo chiamano LAVADOR, perchè il suo profilo da ovest ricorda la tavola di legno sulla quale le massaie di una volta lavavano la biancheria al fiume. In Italia è noto come Monte Nero, una pessima traduzione errata fatta dal team di quel Tolomei che tanto male ha fatto alle nostre genti (e indirettamente anche alla sua propria). Le vette delle Alpi Orientali hanno spesso il loro nome in lingue diverse e questo in fondo è un arricchimento delle nostre genti, basta conservare il necessario rispetto senza imporre niente agli altri. Però certi nomi artificiali ed errati, una intera toponomastica avente origine dal sopruso e dalla intolleranza, andrebbero pian piano rivisti o eliminati, nell´ottica di una pace duratura tra i popoli delle Alpi. Sul Krn sono stato d’ estate a partire da Drežnica (Dresenza per chi non sopporta la pipetta), circa 1700 m. di dislivello, oppure in marzo dal versante sud (con amici triestini avevamo bivaccato in una stalla 1200 metri sotto la vetta). La discesa con gli sci è stupenda, con forte pendenza costante. Berg heil!

Ana Roš ha aperto la porta ai rifugiati afghani

La dignità e la possibilità di una vita normale sono la migliore assimilazione per un rifugiato, crede la famosa chef Ana Roš della Casa di Franko, dove hanno già aperto il cuore e le porte a un rifugiato dall’Afghanistan.

Con il ritiro delle forze armate statunitensi e di altre potenze occidentali, il paese è caduto immediatamente in un nuovo caos dopo due decenni sotto il dominio dei talebani, che hanno preso il potere praticamente senza combattere e hanno gettato in disgrazia migliaia di compatrioti.
Hisa Frankohttps://www.hisafranko.com › …

La storia e la filosofia di Hiša Franko sono ben amalgamate con le tradizioni e il territorio della regione di Posočje. Un territorio che può essere ostile …‎Menù · ‎La cucina di Ana · ‎FAQ · ‎Camere

Almeno uno avrà per qualche tempo una nuova casa con un ristorante due stelle Michelin nel Posočje. “Ringrazio i miei amici di Kabul per avermi aperto gli occhi. L’invito vale anche per gli amici di tutto il mondo, Slovenia ed Europa, non lesinare sui visti”, ha scritto la Roš su Instagram: “Hamid, benvenuto”.

tradotto dal Novi Matajur

Meta Blagšič, tre poesie — perìgeion

Krti   draga gospa, ne skrbite delavci bodo počistili   krti vsak ponedeljek pripravijo presenečenje   kupi razrahljane zemlje se smejijo žalujoči vdovi   ne pusti mu umreti in on ne dovoli njej živeti   Talpe   cara signora, non si preoccupi gli operai puliranno   ogni lunedì le talpe preparano una […]

Meta Blagšič, tre poesie — perìgeion

Il monte Triglav (Tricorno)

Sapete qual è la montagna più alta della Slovenia?

Ma certamente, tutti lo sanno: il Triglav!

Il Monte Tricorno (in sloveno Triglav) con 2.864 m s.l.m. è la più alta cima delle Alpi Giulie e della Slovenia, di cui è monumento nazionale: per la geografia fisica, costituisce il saliente alpino nord-orientale della regione fisica italiana.

Il Triglav non è solo la montagna più alta della Slovenia e delle Alpi Giulie, ma è anche il simbolo del paese, lo si trova un po’ ovunque, anche sulla bandiera.

Ogni “vero sloveno” deve salire almeno una volta in vetta al Triglav per reputarsi tale!

Noi ci siamo stati 2 volte e così abbiamo pensato di scrivere un articolo per dare qualche consiglio che speriamo possa essere utile a chi volesse cimentarsi in questa ascesa lunga e impegnativa.E tra l’altro il periodo migliore per salire sul Triglav è proprio ora, quindi sotto con l’allenamento! 😃🇸🇮

https://www.slovely.eu/…/25/salire-tetto-slovenia-triglav/Feel SloveniaTriglavski narodni park / Triglav National ParkSlovenski planinski muzej#triglav#tricorno#montagna#escursionismo#slovenia#ifeelslovenia#feelslovenia#slovenija

Patrimonio dell’umanità le opere dell’architetto Jože Plečnik a Ljubljana.

Alla fine di luglio 2021 l’Unesco ha riconosciuto come patrimonio dell’umanità le opere dell’architetto Jože Plečnik a Ljubljana.

Jože Plečnik (Lubiana23 gennaio 1872 – Lubiana7 gennaio 1957) è stato un architetto sloveno

Allievo di Otto Wagner a Vienna e poi suo collaboratore, aderì insieme a lui alla secessione: fu attivo in patria, in Austria, a Praga (dove lavorò per il castello e realizzò la chiesa del Sacro Cuore) e a Belgrado, dove costruì la chiesa di Sant’Antonio di Padova. A partire dal 1921 fu professore di architettura a Lubiana e progettò numerosi edifici e monumenti per la sua città (tra cui il cimitero di Žale).

Il suo progetto per il palazzo del parlamento sloveno (la Cattedrale della libertà), mai realizzato, compare sulla moneta da 10 centesimi di euro slovena.

Dopo la seconda guerra mondiale Plečnik cadde in disgrazia nella Jugoslavia comunista, poiché il suo attaccamento all’architettura classica e il suo profondo cattolicesimo erano visti con sospetto. Il suo ruolo di insegnante all’università fu gradualmente ostacolato e ricevette minori commesse, sebbene riuscisse a completare piccoli monumenti, fontane e restauri di chiese anche negli anni 1950. Alla sua morte ebbe comunque i funerali di stato a Žale.

Progettò la residenza estiva di Tito, nelle Isole Brioni.

L’opera di Plečnik, caratterizzata da forme iconiche e classiche usate però in modo sorprendente e originale, fu per lo più dimenticata negli anni sessanta e settanta. Un nuovo interesse si ebbe a partire dagli anni ottanta e novanta, quando il postmodernismo portò ad una rivalutazione delle forme classiche in architettura.

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mercato coperto centrale di Ljubljana
particolare della facciata della biblioteca nazionale di Ljubljana
ingresso principale del cimitero maggiore di Ljubljana

L’anno scorso la Commissione dell’Unesco per i patrimoni dell’umanità non si era riunita, dunque le proclamazioni dei nuovi siti coprono anche le candidature presentate per il 2020. Nel complesso, nella regione compresa tra il sud-est Europa e il Caucaso l’Unesco attualmente tutela 112 siti culturali o naturali che spiccano per la loro straordinarietà.