SI TORNA A SCUOLA IL 16 SETTEMBRE,ALLA BILINGUE 3 GIORNI PRIMA

Anno scolastico 2021-2022.

 Dopo le vacanze estive, gli studenti si rifugieranno nei banchi di scuola. In Friuli Venezia Giulia il giorno dell’inizio ufficiale dell’anno scolastico è giovedì 16 settembre.

I ragazzi della bilingue Pavel Petričič di San Pietro avranno qualche giorno di vacanze in meno,  come ci ha detto il preside Davide Clodig, inizieranno lunedì 13 settembre. La novità di quest’anno è una sezione primaverile bilingue (sezione primavera bilingue) per bambini dai due ai tre anni. Il nuovo reparto, che sarà frequentato da bambini che hanno compiuto 2 anni nel 2021.

Come si evince dalla preiscrizione alla scuola, la crisi demografica è nota. In Val Natisone si è perso il 46% dei bambini in 7 anni: le culle non si riempiono e le scuole si svuotano.

Stessa situazione in altre scuole, dove manca circa un’ora di lingua slovena. Diminuisce il numero dei bambini  a Prepotto, ma resta lo stesso dell’anno scorso per la scuola primaria. A Taipana avranno un bambino in meno alla scuola materna e nella scuola primaria 5 alunni di più. A Prato di Resia diminuisce il numero degli iscritti alla materna, ma cresce quello della nella primaria.

Nella Valcanale, le scuole primarie hanno classi trilingui. Secondo i regolamenti, il numero di bambini di Ugovizza rimarrà lo stesso dell’ anno scorso, più alto a Camporosso, più basso a Tarvisio. Per quanto riguarda la scuola primaria, ci saranno meno alunni a Ugovizza, mentre aumenterà a Tarvisio, dove diminuirà il numero degli alunni della scuola secondaria di primo grado.

I dati di Lusevera non sono pervenuti

tradotto dal Dom del 31 agosto

BORIS PAHOR AUGURI/VSE NAJBOLŠE

Oggi il prof. Boris Pahor festeggia il 108esimo compleanno, scrittore triestino  è testimone del totalitarismo del Novecento, che ha lasciato una testimonianza indelebile a tutti noi e ai nostri discendenti con la sua preziosa opera. È stato impegnato per la libertà per tutta la vita e combatte ancora in modo esemplare e instancabile per questo valore, che è – oltre alla verità e alla giustizia – uno dei più importanti per questo gigante del nostro tempo. Per la sua postura paffuta ed eretta, per il suo incrollabile amore per la nazione e la madrelingua slovena, nonché per il fatto che si è sempre schierato dalla parte delle vittime, umiliate e disonorate e crede ancora nell’umanità e nell’amore, tutti coloro che apprezziamo il suo prezioso lavoro , gli auguro tutto il meglio dal profondo del cuore, e soprattutto tanta salute!

da https://it.wikipedia.org/wiki/Boris_Pahor

Boris Pahor, di lingua e nazionalità slovene, è nato a Trieste (allora Impero austro-ungarico, oggi Italia) figlio di Franc Pahor e di Marija Ambrožič. A sette anni assisté all’incendio del Narodni dom (Casa del Popolo), sede centrale delle organizzazioni della comunità slovena di Trieste.[1] L’esperienza, che lo segnò per tutta la vita, affiora spesso nei suoi romanzi e racconti. Finita la scuola media ed essendo stata soppressa l’istituzione slovena, frequenta – per volontà dei genitori – il seminario di Capodistria, che non termina, anche se continua a studiare teologia fino al 1938. Stabilisce stretti rapporti con alcuni giovani intellettuali sloveni di Trieste; tra questi spiccano le figure del poeta Stanko Vuk, di Zorko Jelinčič, cofondatore della organizzazione antifascista slovena TIGR (e padre dello scrittore Dušan Jelinčič) e dei pittori Augusto Černigoj e Lojze Spacal. Negli stessi anni incomincia il carteggio con Edvard Kocbek, poeta sloveno e pensatore personalista, nella cui figura riconoscerà un importante ruolo di guida morale ed estetica.

Nel 1940 è arruolato nel Regio Esercito e inviato al fronte in Libia. Dopo l’armistizio dell’otto settembre torna a Trieste, ormai soggetta all’occupazione tedesca. Dopo alcuni giorni decide di unirsi alle truppe partigiane slovene che operavano nella Venezia Giulia. Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel famoso romanzo Mesto v zalivu (“Città nel golfo”), col quale diventerà celebre nella vicina Slovenia. Nel 1944 fu catturato dai nazisti e internato in vari campi di concentramento in Francia e in Germania (NatzweilerMarkirchDachauNordhausenHarzungenBergen-Belsen).

Dopo la guerra, a Natale ’46 torna nella città natale, aderendo a numerose imprese culturali dell’associazionismo sloveno, cattolico e non-comunista. Dopo essersi laureato in Lettere all’Università di Padova nell’ottobre del 1947, si dedica all’insegnamento della letteratura italiana. Negli anni Cinquanta è il redattore principale della rivista triestina Zaliv (Golfo) che si occupa, oltre che di temi strettamente letterari, anche di questioni di attualità. In questo periodo Pahor continua a mantenere stretti rapporti con Edvard Kocbek, ormai diventato un dissidente nel regime comunista jugoslavo. I due sono legati da uno stretto rapporto di amicizia.

continua

La ‘questione di Trieste’ nel dopoguerra raccontata con i documenti degli archivi jugoslavi

Un argomento su cui esiste una vasta letterattura e che è stato sviscerato da storici e, non di rado ancora oggi, strumentalizzato dalla politica. Eppure il libro di Federico Tenca Montini, ‘La Jugoslavia e la questione di Trieste 1945 – 1954’ (ed. il Mulino), ha un merito unico: la divulgazione – con rigore storico – dei documenti della parte, allora, jugoslava, oggi conservati nelle capitali degli stati nati dopo la dissoluzione della Federazione, a Lubiana, Belgrado e Zagabria.
Il volume, uscito ad ottobre 2020 e di recente tradotto anche in croato, ora che le norme e la situazione epidemiologica lo consentono, è stato presentato a Udine alla Caserma Osoppo lo scorso 30 giugno, a Gorizia al Kulturni dom il 3 luglio e a Cividale nel salone della Somsi il successivo 7 luglio. Gli incontri sono stati organizzati dalle rispettive sezioni Anpi di Udine, Gorizia e Cividale. A Udine Tenca Montini ha dialogato con Carlo Baldassi (Anpi ‘Città di Udine’) e Andrea Zannini (Istituto friulano per la storia del Movimento di liberazione). A Gorizia con Jože Pirjevec, docente di Storia contemporanea e autore della prefazione del libro, che però non ha potuto partecipare all’evento di Cividale.
Grazie al lungo lavoro di ricerca negli archivi – fra palazzi governativi, caserme dismesse e addirittura cantine private – Tenca Montini analizzando carteggi, note e corrispondenza diplomatiche, individua tre momenti chiave che hanno caratterizzato la definizione attuale del confine orientale dell’Italia: la fine della guerra e la corsa a Trieste dei partigiani jugoslavi, la cacciata del partito comunista Jugoslavo dal Cominform che succede di pochi mesi le elezioni politiche in Italia nel 1948 e la Nota bipartita di inglesi e americani dell’8 ottobre 1953 con cui gli alleati annunciavano la cessione della zona A del Territorio libero di Trieste (che comprendeva la città e il porto) all’Italia. Preludio a quello che solo un anno dopo (il 5 ottobre 1954) fu l’accordo raggiunto con il Memorandum di Londra che sancì, di fatto, la fine della questione di Trieste.

La questione di Trieste e la Slavia Friulana
Nel libro, Tenca Montini – ne ha parlato a Cividale – accenna anche alle vicende che, fra il 1945 e il 1946, interessarono le vallate a ridosso del confine della ex provincia di Udine. La Jugoslavia, che aveva respinto ‘da sola’ l’invasione nazifascista, a fine guerra avanzava rivendicazioni territoriali nei confronti dell’Italia sconfitta. Vennero quindi organizzati alcuni sopralluoghi nei territori di confine della ‘Commissione interalleata’ al fine di individuare quale fosse la lingua parlata dalle popolazioni autoctone. Visite in cui ciascuna delle due parti tentò di influenzare l’opinione dei commissari. Nel libro sono citate le visite a Savogna e Lusevera in cui ‘le autorità locali’ sostennero contro ogni evidenza che non ci fossero abitanti di lingua slovena. Circostanza poi smentita dai fatti durante le visite, visto che i commissari russi riuscirono a scambiare qualche parola con gli abitanti del posto inferendo che fossero sloveni stante l’affinità fra le due lingue.
In ogni caso la Jugoslavia abbandonò presto le pretese sul Friuli: ha sostenuto Tenca Montini che con ogni probabilità almeno alcune di queste fossero solo un tentativo di ‘rilancio’ per aggiudicarsi la posta che consideravano più preziosa, quella di Trieste. La situazione in quella zona venne momentaneamente congelata con l’Istituzione del Territorio Libero, diviso in zona A con amministrazione angloamericana e zona B sotto l’influenza jugoslava.

La rottura fra Tito e Stalin
Lo scacchiere mutò radicalmente una prima volta con la rottura fra Tito e Stalin consumatasi alla riunione del Cominform di Bucarest il 28 giugno 1948. Solo pochi mesi prima, in vista delle elezioni italiane del 18 e 19 aprile, inglesi e americani erano intervenuti anche sulla questione di Trieste: per favorire la DC contro il blocco del Fronte popolare di comunisti e socialisti (la cui vittoria avrebbe sancito una crisi internazionale nel sistema della guerra fredda) promisero l’annessione di tutto il TLT all’Italia. Dopo la rottura fra Tito e Stalin “si pentirono subito della promessa” (le parole di Pirjevec a Gorizia), visto che la frattura in seno al blocco socialista faceva diventare la Jugoslavia un alleato di fatto del patto atlantico. Rottura le cui cause – secondo quanto ha affermato Tenca Montini a Udine – sono da ricercare nel sostegno militare che gli jugoslavi stavano dando alla resistenza comunista in Grecia. La vittoria dei partigiani greci, infatti, avrebbe minato alla radice gli accordi di Jalta e la spartizione dell’Europa che Stalin aveva tutto l’interesse a difendere.
In questo nuovo quadro la Jugoslavia tentò una mediazione perché si attivasse ‘a modo suo’ (cioè sotto il controllo dell’esercito Jugoslavo) il TLT. Era il periodo in cui molti credettero all’idea di una ‘Montecarlo’ nell’Adriatico, alcuni si trasferirono a Trieste e fecero anche fortuna. Se non altro, ha affermato Tenca Montini, “con bische e bordelli”.

‘Vola colomba’, Trieste ceduta all’Italia
Tuttavia, dopo la batosta della rottura con l’Urss che generò profonda preoccupazione nei vertici del partito comunista jugoslavo, le mire della Federazione su Trieste si spensero definitivamente con la Nota bipartita. Accolta come un vero e proprio dramma sia dalla diplomazia, che si trovò spiazzata dalla decisione unilaterale alleata, sia dalla popolazione. Celebri le sassaiole con cui all’indomani della diffusione della notizia, i cittadini di Belgrado colpirono le sedi diplomatiche straniere in città.
Celeberrima, dall’altro lato, la canzone ‘Vola colomba’, che con un testo esplicito sul ritorno di Trieste all’Italia (Vorrei volar laggiù dov’è il mio amor/Che inginocchiata a San Giusto/Prega con l’animo mesto/Fa che il mio amore torni, ma torni presto) Nilla Pizzi vinse il Festival di San Remo già nel 1952 anticipando il contenuto della Nota.
A quel punto, con Trieste italiana, il realismo della diplomazia Jugoslava portò piuttosto velocemente al Memorandum di Londra. Che rispetto alla divisione fra territori A e B cedeva alla Jugoslavia una piccolissima porzione di territorio e un cospicuo finanziamento per la costruzione di un porto che è oggi quello di Capodistria. Oltre ad alcune specifiche disposizioni a tutela del ‘gruppo etnico jugoslavo’, la minoranza linguistica slovena, che si ritrovava nella zona amministrata dall’Italia. La tutela della minoranza linguistica della provincia di Udine, invece, sappiamo, arrivò solo nel 2001.https://novimatajur.it/attualita/la-questione-di-trieste-nel-dopoguerra-raccontata-con-i-documenti-degli-archivi-jugoslavi.html

LA TRADIZIONALE ŠMARNA MIŠA IN VAL RESIA

ŠMARNA MIŠA IN VAL RESIA13, 14 e 15 agosto🤩🤩 Grande festa a Prato di Resia per il weekend di Ferragosto con eventi religiosi e non, mercatino con prodotti della terra e dell’artigianato, visite a mostre e musei locali, enogastronomia, danze e musiche resiane, lotteria e fuochi artificiali!! 🌿🌼 La più importante festa religiosa di tutto l’anno, per la Val Resia, sarà anche un’occasione per trascorrere in un luogo stupendo e…fresco i roventi giorni che ci attendono, nella pace e nel relax delle nostre montagne. 👉🔝 Approfondimento e programma su Esplora & Ama: https://www.esploraeama.it/smarna-misa-in-val-resia/

Stazione-postaja Topolò

 Stazione _ Postaja 2021. com. stampaVenerdì 2 luglio: AperturaL’apertura è prevista in piazza grande per le sei di sera, con i saluti dei curatori e delle autorità. A seguire, il primo dei molti appuntamenti che si svilupperanno fino al 18 luglio: il concerto di canti della tradizione mediterranea eseguiti dalla voce di Klarisa Jovanovič, accompagnata dalla chitarra di Luka Ropret. Il concerto è in collaborazione con Cooperativa culturale Maja-Across the border 2021Con il buio, la prima assoluta di 4 corti di una stella del cinema d’arte, l’americano Bill Morrison che con Topolò mantiene un privilegiato rapporto di amicizia fin dalle primissime edizioni, quando vi giunse come giovane e ancora sconosciuto studente di Fabrica, il progetto di Benetton.A seguire, nel buio della notte un’altra voce, quella di Patrizia Oliva con Le stelle di Topolò saranno sempre; il concerto di Oliva è anche il primo appuntamento del progetto internazionale Sweet Light-Seeking Darkness. In funzione, in loop, anche le video-installazioni del regista nepalese Sagar Gahatraj, della regista Micol Roubini (Appunti per un film ucraino) e l’audio-installazione Suoni della Terra, realizzata a Topolò e nei suoi dintorni da Radio France Internationale nel corso del 2020.Stazione di Topolò è resa possibile dal contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Fondazione Friuli, Si raccomanda di rispettare le regole dovute all’emergenza sanitaria. Gli eventi si svolgeranno all’aperto e l’ingresso è libero.

Topolò e’ un paesino delle #vallidelnatisone. Il nome del borgo deriva dall’albero del pioppo, in sloveno “topol”. 🏘 E’ famoso per la manifestazione internazionale”Stazione Topolò-Postaja Topolove” che tocca vari campi dell’ arte e della comunicazione: filmati, disegno, fotografia, musica, poesia, teatro.
👉Si svolge ogni anno nel mese di luglio e gli artisti che provengono da tutto il mondo, sono impegnati nel campo della ricerca e della sperimentazione su varie discipline . Vengono ospitati nel piccolo borgo di Topolò dove effettuano un “intervento” sulla base degli stimoli ricevuti dal luogo stesso.
🥰 Non ci sono bar a Topolò, né negozi; qui finisce l’asfalto, non ci sono collegamenti con il fondovalle e solo 20 abitanti dei 400 che furono.
Gli incontri avvengono nelle piazzette, nei vicoli, nei fienili, nei boschi …….. 🌙Appuntamento “verso sera”, “al tramonto”, “nella notte”, “con il buio”….
E tutto è gratuito.

PROGRAMMA E INFO
https://www.stazioneditopolo.it/…/index_edizione2021.php

www.slow-valley.com

credits by: https://www.cividale.com/it/stazione_di_topolo
Cividale.COM

Da Prossenicco a Subid come una volta

 Tra la zona montana del comune di Attimis e il comune di Taipana/Tipana un altro tassello va a comporre l’offerta rivolta a tutti gli amanti delle camminate nella natura.

Da poco, infatti, è stato riattivato il collegamento a piedi tra i paesi di Prossenicco/Prosnid e Subit/Subid.

Dalla Pro loco Prossenicco aps la presidente, Sonia De Simon, spiega: «Il sentiero riaperto è un vecchio sentiero che un tempo veniva usato per andare a falciare i prati, raccogliere i frutti nel bosco, occuparsi di attività boschive nonché, ovviamente, per spostarsi da un paese all’altro». Il sentiero dà accesso anche ad alcune cime della zona, come l’Ostra Cras, o altri punti d’interesse. Passando sopra il monte Rep, arriva ai prati di Sant’Anna e da lì ridiscende verso Subit. In totale l’itinerario è lungo circa 8 km.

«Ora che a Subit, oltre alla Pro loco del paese, è attivo anche il punto di ristoro e pernottamento della struttura Al Tiglio-Lipa – spiega De Simon – , in collaborazione coi nuovi gestori della struttura abbiamo pensato a questo nuovo collegamento per offrire alle persone un’ulteriore possibilità di spostamento a piedi».

Arrivati a Subit, infatti, ora camminatori e turisti dispongono stabilmente di un punto in cui potere rifocillarsi o pernottare, così come già avviene a Prossenicco. Ricordiamo che nella frazione di Taipana sono presenti e attivi l’agriturismo Brez mej, l’osteria Al centro e l’ostello Onair, quest’ultimo gestito, tra l’altro, proprio dalla Pro loco Prossenicco aps.

Sonia De Simon spiega come nella sistemazione del sentiero siano state, in qualche modo, coinvolte entrambe le comunità. «La parte verso Prossenicco è stata curata dall’associazione da me presieduta; la parte verso Subit, invece, era già stata a suo tempo curata dalla Pro loco di Subit. La novità è quella di avere ricongiunto i due tratti del sentiero, che prima erano già attivi nell’ambito di ulteriori percorsi».

L’iniziativa è pensata con l’idea di fare rete tra le due comunità nonché di proporre, in futuro, iniziative comuni.

Dopo l’apertura del sentiero tra Subit e Porzus/Porčinj, attraverso la sorgente Očena, nasce così un ulteriore legame tra le frazioni della zona montana di Attimis e di Taipana, che sono tra loro affini per cultura, dialetto sloveno parlato e tradizioni. (Luciano Lister)

https://www.dom.it/

NUONE FORZE PER L’ASSOCIAZIONE CERNET

Giovedì 20 maggio, presso la sede dell’Associazione Don Mario Cernet a Ugovizza, si è svolta l’ assemblea generale elettorale dell’istituzione, che riunisce la comunità slovena della Val Canale

In questa occasione, i membri hanno potuto rivedere i conti degli ultimi anni e rivedere l’attività svolta.

Nel rapporto per il 2020, la presidente Anna Wedam ha sottolineato come hanno dovuto rinunciare a eventi popolari come la Giornata della cultura slovena, la rivista Melodije na vasi e il concerto di Natale. L’ultimo evento è stato sostituito con successo dall’Associazione nel dicembre dello scorso anno con la pubblicazione online di video di canti natalizi forniti da cori e singoli.

L’associazione continua a impegnarsi per sostenere l’insegnamento dello sloveno, soprattutto nell’ambito di classi pilota multilingue condotte nelle scuole materne e primarie della Valle. Già prima dell’inizio della pandemia, organizzava anche corsi di lingua slovena per adulti.

L’Associazione Cernet è molto attaccata alla lingua e ai costumi locali, quindi continua a sostenere le benedizioni e le celebrazioni del villaggio e la conservazione delle usanze locali, come la visita di Capodanno a St. Tre re. Recentemente, ha prestato particolare attenzione al tema della cura in lingua slovena nelle chiese locali, poiché la Kanalska dolina non ha più un sacerdote bilingue permanente dal novembre 2019. In futuro, l’Associazione continuerà a collaborare con altre istituzioni della Valle e lungo il confine. Nei prossimi mesi sosterrà , tra le altre cose, alcune attività a Žabnice, come la pubblicazione di un libro sulla toponomastica del villaggio e CD con canti religiosi locali. (Luciano Lister)

https://www.dom.it/zdruzenje-cernet-z-mladimi-mocmi_nuove-forze-per-lassociazione-cernet/

tradotto dal Dom

buongiorno – doberdan

Potrebbe essere un'immagine raffigurante montagna, albero e natura
DRENCHIA

foto di Casali

Drenchia (Dreka in sloveno è un comune italiano sparso di 102 abitanti del Friuli-Venezia Giulia. La frazione Cras ospita la sede comunale. Attualmente è il più piccolo comune della regione per numero di abitanti residenti.L’etimologia del toponimo è incerta; una ipotesi la fa risalire alla parola slovena dren che significa albero di corniolo, pianta molto presente nell’area comunale; il toponimo viene menzionato, per la prima volta, nell’anno 1295 “homines ville Tranche”.

Secondo i dati del censimento effettuato nel 1971, il 57,3% della popolazione del comune di Drenchia si dichiarava appartenente alla minoranza linguistica slovena.

Attualmente, accanto alla lingua italiana, è ufficialmente tutelata anche la lingua slovena.

In armonia a quanto stabilito dalle legge 38/2011 Norme a tutela della minoranza linguistica slovena della regione Friuli Venezia Giulia, nelle insegne pubbliche e nella toponomastica viene utilizzata la formulazione bilingue.

Sul territorio comunale sono presenti le associazioni Pro Drenchia, della Squadra volontari antincendi e della Protezione civile inoltre il gruppo alpini di Drenchia

da wikipedia