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Poesia di Umberto Saba

La Grazia

UMBERTO SABA

QUASI UNA MORALITÀ

Più non mi temono i passeri. Vanno
vengono alla finestra indifferenti
al mio tranquillo muovermi nella stanza.
Trovano il miglio e la scagliuola: dono
spanto da un prodigo affine, accresciuto
dalla mia mano. Ed io li guardo muto
(per tema e non si pentano) e mi pare
(vero o illusione non importa) leggere
nei neri occhietti, se coi miei s’incontrano,
quasi una gratitudine.
Fanciullo,
od altro sii tu che mi ascolti, in pena
viva o in letizia (e più se in pena) apprendi
da chi ha molto sofferto, molto errato,
che ancora esiste la Grazia, e che il mondo
– TUTTO IL MONDO – ha bisogno d’amicizia.

(da Il canzoniere, Einaudi, 1961)

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Il messaggio del poeta deve essere un messaggio più alto, di pace: Umberto Saba ritiene che il compito di chi scrive poesie sia consolatorio, essere sollievo alla pena del vivere. Quindi il lettore, “Tu che mi ascolti”, che sia triste o allegro, deve appropriarsi di questo insegnamento, coltivare la gratitudine e l’amicizia, come quei passeri che non più timorosi beccano il miglio lasciato sul davanzale dal poeta.

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FOTOGRAFIA DA PINTEREST

https://cantosirene.blogspot.com/search/label/poesia%20italiana

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Primavera

Capreolus capreolus - Wikipedia

“Guardate, fratelli miei, la primavera è arrivata

la terra ha ricevuto l’abbraccio del sole

e noi vedremo presto i risultati di questo amore!

Ogni seme si è svegliato.

E così anche tutta la vita animale.

E grazie a questo potere che noi esistiamo.

Noi perciò dobbiamo concedere ai nostri vicini,

anche ai nostri vicini animali,

il nostro stesso diritto di abitare questa terra.”

(Ta-Tanka I-Yotank, conosciuto come Toro Seduto)🐣

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8 aprile 1300: l’inizio del Viaggio — words and music and stories

8 aprile 1300: una data importante nella cultura italiana, il giorno in cui ha inizio il viaggio mistico cantato nella Divina Commedia.Infatti è proprio nella notte tra il 7 e l’8 aprile 1300 che Dante Alighieri si smarrisce nella selva oscura: «Nel mezzo del cammin di nostra vitami ritrovai per una selva oscura,ché la diritta […]

8 aprile 1300: l’inizio del Viaggio — words and music and stories
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Narcisi

Vagavo solo come una nube bianca

che fluttua su valli e colline nei cieli

quando d’un tratto, estesa da destra a manca,

vidi una folla di dorati asfodeli;

vicino al lago e gli alberi, in movimento

ondeggiavano e danzavano nel vento.

Scintillavano, stelle d’oro vestite

distese sulla Via Lattea, ininterrotti

essi si allungavano in linee infinite

lungo l’orlo della baia ed i suoi fiotti:

diecimila ne vidi con un’occhiata,

la testa scossa in una danza agitata.

Danzava il fiume accanto, ma superato

era in splendore il brillio delle onde;

un poeta può solo essere estasiato

in delle compagnie così gioconde.

Guardavo – guardavo – ma senza pensare

quanto quella vista mi poté giovare.

Spesso quando sono steso sul mio letto

assente e pensieroso, quella visione

con l’occhio interiore rivedo di getto:

se sono solo esso è benedizione;

così i miei sensi di piaceri colmati

danzano con quegli asfodeli dorati.”

di  William Wordsworth (1770-1850)

traduzione di Andrej Arko

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La Slovenia e la sua letteratura

Letteratura Slovenia I testi più antichi   in lingua slovena sono tre manoscritti dell’’anno 970 noti come Brižinski Spomeniki (manoscritti di Frisinga), che contengono un’’omelia sul peccato e dei suggerimenti sulla pene da assegnare dopo la confessione
(Atto di nascita della cultura slovena: Manoscritti di Frisinga (Brižinski), Manoscritto di Klagenfurt -Celovec, Manoscritto di Stična, Manoscritto di Cividale-Čedad)Le figure chiave nella trasformazione dello sloveno in lingua letteraria sono tre. 
Primo fra tutti Primož Trubar, al quale si devono nel 1500 le prime stampe in lingua slovena, un Catechismo e un Abecedario, cui segue, 35 anni dopo, la prima versione in sloveno della Bibbia. Si sottolinea come fino all’’Illuminismo la cultura di questo paese sia stata essenzialmente legata alla Chiesa, ciò ha portato alla creazione di opere letterarie in tedesco e in latino, non in sloveno (il Die Ehre des Herzogthums, significativa opera del 1689, sulla vita e la cultura del popolo sloveno prima del XVIII secolo, è infatti scritta in tedesco).France Prešeren è stata una figura di spicco della letteratura slovena; amatissimo dai suoi connazionali, per aver dato alla nascente letteratura di questo Paese un determinato codice e una leggibile struttura, viene ancora oggi considerato il più grande poeta sloveno. Così come Dante è per l’’Italia il padre della lingua italiana o Shakespeare per il Regno Unito della lingua inglese, lo stesso ruolo nella lingua slovena è dato a Prešeren. La sua maggiore opera letteraria sono i Sonetni Venec(sonetti amorosi), benché tutta la sua produzione poetica, dai poemi epici alle poesie satiriche, possa considerarsi d’i ispirazione ed esempio per i letterati del periodo successivo. Ai versi del suo “Brindisi”-Zdravljica si ispira anche l’’inno nazionale sloveno.Nel XIX secolo non mancano altri carismatici letterati, maestri come Fran Levstik che in Martin Krpan rielabora alcuni temi del folklore popolare, e Josip Jurčič l’’autore del primo romanzo in lingua slovena, chiamato Deseti Brat.Nel XX secolo brilla la figura di Ivan Cankar, punto di riferimento nazionale per la prosa, così come Prešeren fu per la poesia. Come quest’’ultimo, da cui ricevette oltretutto grande influenza, Cankar viene considerato il maggiore scrittore di lingua slovena. Con i suoi romanzi e commedie in sloveno, affrontò per la prima volta importanti tematiche sociali e di costume trascurate fino a quel momento. Tra gli autori contemporanei, si vuole qui citare in particolare Drago Jančar, scrittore e saggista, molto noto a livello internazionale, le cui opere sono state tradotte in più di 10 lingue.http://www.slovenia-facile.com/letteratura-slovena.html

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I sonetti del giovane Goldoni: così Udine scoprì il suo talento

Testo alternativo

Il commediografo soggiornò in città nel 1726 avendo seguito il padre medico. La sua prima opera “Quaresimale” ispirata dalle prediche pasquali di un frate

PAOLO MEDEOSSI

Può un diciannovenne, mentre è alle prese con le tempeste tipiche dei suoi anni (sentimentali in primo luogo), sentirsi ispirato dalle prediche ascoltate in duomo e scrivere un sonetto per ognuna, al punto di farne 39, pubblicandoli a tamburo battente con il titolo “Quaresimale in epilogo”? Sì, può, se si chiama Carlo Goldoni, se vive a Udine nel turbine del Settecento e se c’è del talento che vuole esplodere nel cuore di un moccioso agitato da sguardi e letture frenetiche. Fu così, come disse di se stesso, che un “compositor de’ comici” ebbe l’insolito inizio di carriera come “compositor de’ predicatori”.

Tutto avvenne nella primavera del 1726, quindi 295 anni fa, quando il giovane Carletto era diventato udinese avendo seguito il papà Giulio, medico di una famiglia benestante. Era stato spedito qui dalla Lombardia, da Pavia, dove lo avevano espulso da un collegio per certe cose dette sulle fanciulle del luogo. Rabbonito, castigato? Nemmeno per sogno, come narrò nelle celebri “Memorie” scritte a quasi 80 anni a Parigi, dove morì. Erano ricordi ancora ben vivi in lui che fece un racconto friulano sorprendente, scrupoloso nel dire com’erano la città, i paesaggi, la vita sociale e culturale.

È incredibile verificare quanto i suoi ricordi siano guizzanti e scintillanti. A un certo punto afferma: «Il Friuli ha sempre fornito grandi uomini alle due nazioni che qui comandano: ce ne sono molti alla corte di Vienna e ce n’é nel senato veneziano». E poi, dopo i complimenti a Udine «assai bella», chiede di «rendere giustizia a un paese che ne è degno in tutti i modi». Parlando con la gente si accorge che «il linguaggio friulano è speciale», paragonandolo un po’ al francese, e rileva che le parole femminili, che in italiano terminano in a, qui finiscono invece in e. Altra annotazione: «La cosa più strana è che dicono sera alla notte, e notte alla sera». In tale caso forse si riferiva all’uso di dire “usgnot” al posto di “stasera”.

Singolari però noi friulani nel fare di solito il muso duro a chi ci riservò qualche amarezza (come accade pure al sommo Dante), ma più distratti verso quanti furono generosi e appassionati con noi. Per esempio, Udine ha dedicato a Goldoni poco o niente, giusto uno spazio laterale di viale Trieste e chiusa lì.

Nelle “Memorie” Carlo racconta storie movimentate con le ragazze di qui, in particolare quelle di Chiavris. Esilarante la farsa intrecciata con la serva Teresa che si spacciava per la sua padroncina. Poi incontrò la figlia di un caffettiere. La madre scoprì la tresca intimandogli di sposarla, ma lui scappò ancora seguendo il padre a Gorizia. In quei frangenti andava sempre in duomo ad ascoltare le prediche di padre Cattaneo, un agostiniano. Lo fece da marzo al 18 aprile 1726, ogni giorno, e ogni giorno scrisse un sonetto sul tema affrontato dal religioso.

Così compose il suo “Quaresimale” che pubblicò dal tipografo Forgarino dedicandolo ai deputati della città, che vollero persino dargli la cittadinanza onoraria. Fu la prima opera ufficiale del giovane Goldoni, ignaro di poter diventare il grande riformatore della commedia italiana.

Va detto che fu una Quaresima tragica a Udine dopo la clamorosa uccisione del conte Francesco d’Arcano, raggiunto da una fucilata fuori del teatro. Omicidio rimasto impunito, ma pare che il nobile avesse pagato l’esagerato “cicisbeismo” attorno alla moglie del luogotenente veneziano.

In quel 1726 apparve a Udine anche Tiepolo, chiamato dal patriarca Dolfin, ma lui non aveva distrazioni e dipingeva rapido in duomo la Cappella del Sacramento. Insomma giorni intensi, riapparsi grazie alle memorie goldoniane, che più tardi lasciò qualche traccia delle avventure udinesi in commedie come “La dama prudente” e “La buona moglie”, dove disse a un certo punto: “Con che gusto che balava quele furlane”.

da Messaggero Veneto

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Sandro Pecchiari

da Scripta non manent (Samuele editore)

ci siamo spesi e avuti
negli abbracci di carne
come sapevamo
tra di noi
non sapevamo
il nostro tempo stretto

molto più delle tue ceneri
un coltello profondo
mi mantiene in vita

*

non hai la colpa
di queste albe di calce
inefficace sulla pestilenza
del tuo abbandono

se non dormo
seguo le righe delle persiane
con le dita sulle pareti
all’alba di questa altra parte
non su di te
nell’alba da qualche altra parte

*

non poter andarmene prima che tu vada
testimone di una vita
ingozzata di chemioterapia

dovrai morirmi qui dentro, tra le braccia
sgranando i secondi rimasti della notte

ma perdo il conto se ti guardo
e varco assieme alle tue mani

il non-tempo che allaccia
l’imperfezione del diluvio

Sandro Pecchiari ha pubblicato diverse raccolte di poesia, tutte per la Samuele editoreVerdi Anni, Le Svelte Radici, L’imperfezione del Diluvio – An Unrehearsed Flood (bilingue) e Scripta non manent. Suoi lavori sono stati tradotti in albanese, inglese, sloveno, francese e spagnolo e sono visibili in numerose antologie. Insieme a Alessandro Canzian e Federico Rossignoli cura il ciclo di poesia Una Scontrosa Grazia (Trieste, Libreria Ts360). Collabora con le riviste Traduzionetradizione e L’Almanacco del Ramo d’Oro.

da https://www.poesiadelnostrotempo.it/sandro-pecchiari-ad-alcuni-piace-la-poesia-2019/

*

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Non arrenderti mai

“Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito é la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c’è una linea di partenza.
Dietro ogni successo c’è un’altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c’è in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però non trattenerti mai!”

madre Teresa

dal web

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Il Friuli di Carlo Sgorlon

Viaggi digitali d’autore #13 Versione LIS
Proseguono i viaggi promossi da Fondazione Pordenonelegge con Regione Friuli Venezia Giulia e PromoTurismoFVG.
Il format del progetto “Friuli Venezia Giulia terra di scrittori. Alla scoperta dei luoghi che li hanno ispirati” fa tappa nel Friuli di Carlo Sgorlon con Martina Delpiccolo.
Qui la versione LIS.

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di labbra e ciliegie — Il Canto delle Muse

Su morbide alture intorno mezzanotte tra gialle ginestre, le amarene gonfie di polpa seduttrici d’anime ghiotte. Nella serenata tiepida sembrerà di non aver mai conosciuto inverni tanto la pelle vorrà essere nuda. Battiti in gola, mani febbrili su rive e fossati d’incarnati in nuova muda, la salinità di labbra rapaci, capaci di spegnere la sete […]

di labbra e ciliegie — Il Canto delle Muse