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Comuni ‘in bolletta’, anche le Valli restano al buio

 Il caro bollette è una realtà che ci accompagna ormai da tutto il 2022. Non colpisce però solo i bilanci di famiglie e imprese, ma anche quelli dei Comuni. Le tranches di aiuti contenute nei decreti legge del Governo (in arrivo in settimana il quarto dl) non sono sufficienti a coprire costi dell’energia elettrica che in dodici mesi sono aumentati anche fino a cinque volte.

San Leonardo e Stregna, misure per il risparmio già dalla scorsa primavera
Così, in ordine sparso, gli enti locali stanno cercando di correre ai ripari adottando misure tese al risparmio energetico. Nelle Valli del Natisone, i primi a muoversi in questa direzione, in tempi che ancora non lasciavano presagire una corsa verso l’aumento così rapida, sono stati S. Leonardo dal 4 marzo e Stregna dalla settimana successiva. A S. Leonardo l’illuminazione pubblica è spenta dall’una di notte fino alle alle cinque del mattino. Salvo che sulla strada provinciale dove per motivi di sicurezza stradale non è stato possibile intervenire. Dove c’era la possibilità in compenso, si è scelto di ridurre l’intensità della luce. “Con alcuni investimenti realizzati in questi anni – ci dice il sindaco Antonio Comugnaro – avevamo già sostituito la tecnologia delle lampade che ora sono in maggioranza a led, 400 su 600. Ne restano circa 80 obsolete che abbiamo in programma di sostituire a breve”. Non solo, sul versante del risparmio Comugnaro aggiunge che “Abbiamo già chiesto un contributo per poter coprire tutti gli edifici di proprietà del comune con il fotovoltaico dotandoli di batterie di accumulo. Dovesse andare in porto questo progetto il Comune sarebbe quasi del tutto autosufficiente.” Quanto al capitolo riscaldamento a San Leonardo è già operativa una centrale a biomassa che viene alimentata con cippato prodotto in loco e che serve già scuole e palestra.
“Quando abbiamo scelto di introdurre queste misure di riduzione dell’illuminazione abbiamo cercato di spiegare ai cittadini la necessità di questa scelta, allora non così scontata. Il riscontro però è stato più che positivo sia da parte dei privati, sia delle associazioni che, per esempio, hanno ridotto il consumo di energia del campo sportivo. Qualche critica c’è stata, certo, ma alla luce di come stanno andando le cose, credo che sia stata la scelta giusta. A dicembre, con le bollette sul consumo effettivo ne quantificheremo il beneficio. Sicuramente – conclude Comugnaro – sono decisioni che stanno comportando qualche sacrificio ma di fronte a questa emergenza è necessario stringersi e fare di necessità virtù”.
Anche il Comune di Stregna è intervenuto in tempi non sospetti. L’amministrazione guidata da Luca Postregna già l’11 marzo scorso ha scelto di spegnere l’illuminazione pubblica dalle 23 alle 5 del mattino. Senza distinzioni di sorta.
La stessa scelta che lo scorso 23 settembre ha operato il Comune di Pulfero. Qui il sindaco Camillo Melissa ha disposto lo spegnimento di tutta l’illuminazione pubblica fra le 23 e le 5 ad eccezione dei lampioni dislocati sulla statale 54 del fondovalle.
A Drenchia l’ordinanza dello scorso 25 ottobre prevede lo spegnimento dell’illuminazione pubblica da mezzanotte alle cinque dal lunedì al venerdì e dall’una alle cinque nei fine settimana. A Savogna l’illuminazione è stata spenta, a partire dallo scorso 2 novembre, tutti i giorni da mezzanotte alle cinque.
A San Pietro il costo del kWh è cresciuto di quasi 8 volte
Il comune di San Pietro al Natisone ha scelto una via sensibilmente diversa: l’illuminazione pubblica stradale, là dove le condizioni lo consentono, è stata ridotta con l’accensione parziale dei lampioni in modo alternato ‘uno sì e uno no’, in tutte le frazioni del fondovalle, statale 54 compresa. Il versante montano invece per ora è stato risparmiato da questa misura perché, ci spiega il sindaco Mariano Zufferli, “abbiamo valutato che potrebbero esserci problemi di sicurezza visto che in quei paesi risiede una percentuale significativa di anziani”. Nel corso degli anni il Comune aveva sostituito le lampade ‘tradizionali’ con impianti a led. In questi nuovi punti luce, un centinaio, oggi si è scelto di abbassare l’intensità dell’illuminazione.
È stato disposto, infine, lo spegnimento completo degli impianti di parchi e giardini. Ancora Zufferli: “Era inevitabile per noi adottare queste misure, e non siamo sicuri siano sufficienti. Abbiamo fatto un raffronto fra le bollette di agosto 2021 e lo stesso mese di quest’anno: allora il costo del kilowattora era di 0,09 euro, ad agosto 2022 è stato di 0,79. Secondo la nostra stima avremmo speso alla fine dell’anno 300mila euro, una cifra che non potremo mai permetterci. Anche perché in termini di aiuti, ad oggi, abbiamo ricevuto 6mila euro dalla Regione e 10.900 dallo Stato”.

https://novimatajur.it/tag/mariano-zufferli

Tre Confini – Tromeja -Dreiländereck — Camminabimbi

È la cima simbolo della pace in cui si incontrano i territori di Italia, Austria e Slovenia. Suggestiva per il panorama è l’idea della pacifica convivenza tra i popoli dei tre grandi ceppi linguistici europei (slavo, germanico e latino). La cima può essere raggiunta da tutti i 3 versanti. Salendo dall’Austria c’è la seggiovia da […]

Tre Confini – Tromeja -Dreiländereck — Camminabimbi

Slemenova Spica — Camminabimbi

Uno dei più spettacolari punti panoramici delle Alpi Giulie raggiungibile lungo un bel sentiero dal passo Vrsic in Slovenia. Avvicinamento:  La camminata ha inizio dal Passo Vrsic (Passo della Moistrocca) in Slovenia, raggiungibile o da Tarvisio via Kranjska Gora o da Plezzo (Bovec). Arrivati al culmine del passo, c’è la possibilità di parcheggiare lungo la […]

Slemenova Spica — Camminabimbi

SLOVENIJA: Poletna ohladitev na vrhu Vogla (1.922 m) — Andreja’s WORLD

V tem tednu nas je pa poÅ¡teno pregrelo. V soboto sva se morala umakniti viÅ¡je, kjer se da vsaj malo dihati. Za planinski izlet sva si izbrala Vogel (1.922 m), ki ga Å¡e nikoli nisva obiskala. Seveda sva že bila večkrat z gondolo na “Voglu” in se malce sprehodila, ampak planinarila pa v teh koncih […]

SLOVENIJA: Poletna ohladitev na vrhu Vogla (1.922 m) — Andreja’s WORLD

Preko Å¡est mostov — u t r i n k i

Pohod šestih mostov, s katerim krajani Mosta na Soči, Volč in Tolmina promovirajo čim prejšnjo obnovo mostu in novogradnjo treh brvi, ki bi posodobili prometne in peš tokove in nadgradili turistično infrastrukturo. Do takrat pa nas na mestih dveh brvi prepeljejo preko reke Soče s splavom in rafti… Še posebej zaželjena je brv med Tolminom […]

Preko šest mostov — u t r i n k i

Turizem zahteva doslednost-Il turismo richiede coerenza

Dopo aver provato, in mezzo di secolo, molte vie – praticamente l’intero repertorio delle teorie dello sviluppo –, ma con risultati deludenti, ora è il momento del marketing territoriale.

È un approccio orientato, anzi finalizzato alla soluzione di un problema specifico, quindi un metodo «customerizzato» e Â«market oriented», che assume l’attrattività turistica come elemento di sviluppo per un’area periferica di grande potenziale ambientale, paesaggistico e culturale come la Benecia. Un metodo che si propone prima di tutto di individuare quali sono le risorse da rendere fruibili per i potenziali utenti/clienti, adattando l’«offerta» alla «domanda», e confezionando di volta in volta dei «brand» e delle strategie di comunicazione. Così, nel caso della Benecia, si possono elencare patrimoni di arte e tradizioni,eno-gastronomia e consuetudini locali, ma anche semplicemente bellezza del paesaggio, spazi e silenzi, percorsi e panorami anti-stress, aria «buona» e acque incontaminate, cortesia delle persone e originalità delle architetture rurali: risorse che per i residenti possono apparire ovvie, per i potenziali turisti che arrivano dalle città della pianura possono diventare dei «pacchetti» di esperienza, con piacevolezze, comodità, e attrattività varie utili per rigenerare se stessi (una sorta di salvavita in questi tempi).

Un’operazione di marketing, quindi, che è da intendere come un’ininterrotta segmentazione di variabili che comprendono gusti, curiosità, tendenze, innovazioni, individuando continuamente nuovi potenziali mercati. Un metodo che procede «dal particolare al generale», un po’ di «screening» (con indagine via internet, con cui viene somministrato un questionario articolato in modo chiaro a obiettivi ben definiti), per poi circoscrivere le opzioni, e le principali motivazioni, per ricostruire le catene causali (che cosa fare per raggiungere un certo risultato, che cosa cercano i possibili turisti che noi possiamo offrire, quali risorse impiegare per raggiungere l’obiettivo). Quindi si colloca il tutto alla scala tempo/spazio più opportuna – se no si perde in concretezza –, e si procede con l’organizzazione di tavoli di lavoro locali, per elaborare una bozza di strategia, e per cercare di raggiungere infine un livello operativo.

Janko Humar, esperto e «pratico» di marketing, è riuscito in quest’impresa, non da solo, immagino, ma beneficiando di un clima di collaborazione: quasi una sorta di «re Mida» che ha trasformato risorse apparentemente povere – o fino a quel momento considerate tali – e una delle valli più emarginate, e anche povere di quella che una volta era la povera Slovenia occidentale, in un riferimento turistico europeo: un turismo a notevole valore aggiunto, non (almeno non solo) pendolari della domenica, «che portano con sé anche i panini», che «fanno solo traffico», ma tutto un sistema che organizza attività complesse e ricercate, sport estremi, attività outdoor, trasporti e assistenza «customerizzata», agriturismo con stagionalità estese, turismo naturalistico, produzioni tipiche cui si combinano sinergicamente diverse altre attività.

Igor Jelen

Qualche cosa del genere si potrebbe proporre per la Benecia: le idee presentate da Humar sono promettenti; se posso aggiungere qualche cosa – ma non vorrei distogliere attenzione al progetto, che credo vada sostenuto fino in fondo, per una volta «senza se e senza ma» – credo che sarebbe utile svolgere in parallelo uno studio comparativo, un po’ di «benchmarking», per non parlare sempre di Slovenia e Austria, Collio e Carso, per es. allargando la visione ad altre regioni europee, in origine comparabili alla Benecia. Es. il Trentino Alto Adige, una regione che sicuramente non par- tiva da posizioni favorevoli per alcun tipo di sviluppo – solo belle ma povere montagne, abitate da una popolazione che sembrava perennemente arrabbiata –; e che oggi, alla fine di uno straordinario ciclo di sviluppo, si ritrova al top delle destinazioni turistiche, si può dire, mondiali; soprattutto un’area che, unica in Italia, presentata buoni dati socio-demografici, così come qualità del paesaggio, della vita, della società, fiducia dei giovani, che non migrano, investimenti da fuori, sia pubblici che privati. Un esempio di come un modello funzionante (che si basa sulle semplici risorse locali) può avere ricadute sull’intera società, (e che dimostra come qualsiasi progetto debba avere tra le qualità quelle della pazienza, della coerenza nel perseguimento di obiettivi nel lungo periodo).Una situazione che è sotto gli occhi di tutti. Sembra che, sulla scorta di quell’esempio, per avere successo sia sufficiente organizzare zone pedonali e piazze dove organizzare sfilate ed eventi, politiche per favorire il recupero del patrimonio edilizio d’epoca, iniziative permantenere una buona cura del paesaggio, per creare un ambiente rilassato e attrattivo, dimostrando attenzione per le tradizioni, e per la collaborazione sociale, nel contempo responsabilizzando il personale e tutta la popolazione nei vari progetti (cui tutti devono sentirsi partecipi, in cui tutti devono identificarsi).

Quindi niente vittimismo etno-politico, niente «pietismo» sistematico, niente «rivendicazionismo» (se non in piccole dosi, da praticare nei momenti opportuni), ma neppure niente sosta selvaggia, niente speculazioni edilizie e urbanistiche, e invece tanta attenzione all’ospite. E poi una strategia basata su geografie omogenee (le valli ovviamente), e incentrata sull’«albergo », la base di tutto, dal quale si irradiano servizi e attrattività turistica. Tutto questo, beninteso, in connessione a una serie di servizi pubblici che devono mantenere efficienza capillare, es. centri di informazione per visitatori, uffici postali, mobilità, treni e bus con orari sincronizzati e abbonamenti «all inclusive», musei etnografici, parchi-giochi, farmer market, family hotel, ecc. Insomma un elenco al contrario di quello che qui, da noi, manca.

È anche un modo per dire che in Benecia dobbiamo (nel marketing si usa spesso il «plurale maiestatis»!) individuare, e prima di tutto riconoscere gli errori fatti in 50 anni. Anche se certi errori – per es. quelli in materia di organizzazione ambientale, di spreco di territorio, strade inutili, asfaltature e cementificazioni, urbanizzazioni sproporzionate, inspiegabili, se non come omaggio di certe lobby — sono di fatto irreversibili.

Forse applicando il metodo proposto da Janko Humar riusciremo a capire un po’ di più dei nostri problemi, che in realtà a volte sembrano paradossali, e incomprensibili. Da noi la gente scappa in pianura, e invece di risolvere i problemi se ne crea altri, di nuovi. Perché abbandonare le verdi vallate, le acque smeraldine di Natiso- ne e Cornappo, le magnifiche fattorie in sasso della Benecia (a 30 minuti dal centro di Udine) per andare a vivere in qualche sobborgo-dormitorio, o in un condominio dovenon puoi neppure aver un metro quadro di orto né i fiori sul balcone? Perché – a giudicare dallo stato pietoso del nostro paesaggio edilizio – nessuno o quasi investe nella propria casa (in teoria e in pratica il miglior investimento possibile, non solo in senso fiscale)? È evidente ovunque la carenza di investimenti privati, e nello stesso tempo sovrabbondanza e incoerenza di quelli pubblici: valli che si aprono su panorami di boschi, la via delle «planine», la vita nella natura… tutto accessibile comodamente (oggi anche in modalità zero emissioni e quasi zero costi, spesso quella dell’accessibilità è proprio solo una questione di percezione). Tutte queste sono risorse pregiate – come il «modello Humar» dimostra per l’alta valle dell’Isonzo, «gemella » di quelle di Fella e Natisone. Un fatto che evidenzia il rischio che già in passato si è manifestato in modo devastante, di perdere le opportunità che ogni tanto si presentano. Potrebbe essere il caso, oggi, di bici e altri veicoli elettrici (che permettono un’accessibilità a tutto campo stravolgendo la percezione tipica degli ambienti di montagna, la fatica degli spostamenti, i dislivelli), dei nuovi mercati aperti dalla ICT e dalla globalizzazione, dei turisti dell’Europa centrale «affamati» di mare (per arrivare al quale devono attraversare la Benecia, definendo come tale l’intera area di insediamento della comunità di lingua slovena in provincia di Udine ), e poi il boom del turismo sportivo, ciclistico, naturalistico … e via dicendo. Soprattutto il boom del «durante» e «dopo» pandemia, che ha portato nelle valli un numero straordinario di visitatori, turisti, sportivi, escursionisti, semplici profughi del «lockdown»: una circostanza che ha permesso di far conoscere le nostre «planine» a un mondo, come neppure mezzo secolo di promozione turistica aveva potuto.

Torneranno tutti nelle valli quest’anno? Speriamo di non averli delusi. Che non siano anche queste delle occasioni mancate (che, come prevede la teoria del marketing, non sono altro che la premessa per maggiori costi futuri che ricadranno su tutti). (Igor Jelen — professore di Geografia politica ed economica all’Università di Trieste)

https://www.dom.it/turizem-zahteva-doslednost_il-turismo-richiede-coerenza/

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