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attenti all’orso…

Vanno a camminare in montagna e si trovano di fonte un orso.

Malborghettio  -Valbruna 

 Due fidanzati stavano rientrando da una camminata vicino a Cappella Zita in comune di Malborghetto – Valbruna quando si sono visti comparire un orso.Immaginate la paura..

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UN GIRO IN BICI … a UDINE – 12 — Storie di Beta

Buongiorno! #Scopriresempre! Faccio una camminata 🚶‍♀️o un “giro🚴‍♀️giro🚴‍♀️tondo” a ridosso di Udine e mi ritrovo in mezzo alla Natura! Il Torrente Torre mi accompagna per un bel tratto fino alle porte di Pradamano, scoprendo che il percorso fa parte di una serie di Camminate in lungo ed in largo per il Friuli Venezia Giulia. Grazie […]

UN GIRO IN BICI … a UDINE – 12 — Storie di Beta
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Il friulano Alessandro De Marchi è la nuova maglia rosa

Alessandro De Marchi è la nuova maglia rosa!

La nuova maglia rosa del Giro d’Italia? E’ Alessandro De Marchi! Il Rosso di Buja, nella quarta tappa da Piacenza a Sestola, realizza un sogno, chiudendo al secondo posto alle spalle dell’americano Joe Dombrowski (Uae Emirates) e guadagnando la testa della classifica.

Arrivano a 2’10” Nibali e Pozzovivo. Hanno perso poco più di 30” da Bernal, Ciccone, Landa, Vlasov e Carthy.

“Ho iniziato a pensare di provare a prendere la Maglia Rosa due giorni fa, ma non l’ho detto a nessuno”, racconta il friulano, portacolori della Israel Start-Up Nation. “Oggi sapevo di dover attaccare al momento giusto e che non sarebbe stato facile. Un po’ di fortuna ci ha aiutato e adesso eccoci qui, in Rosa. Sono senza parole. Questa Maglia è il sogno d’infanzia di ogni corridore”.

“Mi viene da piangere. È un piccolo premio per i mille tentativi di questi quindici anni di carriera. Cercherò di godermi al massimo questo momento”, ha commentato a caldo, intervistato da Raisport, De Marchi. “A chi la dedico? Ad Alessandro De Marchi e a sua moglie Anna. Non so cosa stia succedendo ora a Buja – ha aggiunto -, ma so cosa potrà succedere quando torno…!”

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benvenuti a Drenchia

Potrebbe essere un'immagine raffigurante strada e il seguente testo "BENVENUTI ENUTI NEL COMUNE DI DRENCHIA KAE"

Drenchia (Dreka in sloveno è un comune italiano sparso di 102 abitanti del Friuli-Venezia Giulia. La frazione Cras ospita la sede comunale. Attualmente è il più piccolo comune della regione per numero di abitanti residenti.Il comune, adagiato sulle falde del Colovrat nella valle del torrente Rieca-Cosizza che qui ha le sue sorgenti, si trova all’estremo orientale della provincia di Udine, al confine con la valle dell’Isonzo, in Slovenia. Le frazioni del comune sono quasi tutte posizionate sulle pendici meridionali della catena del Colovrat ed affacciate sull’alta val Cosizza. Ne fanno eccezione le due borgate di Paciuch e di Peternel che si trovano a fondo valle, sulle rive del torrente Cosizza. La frazione più elevata è quella di Crai a 863 m s.l.m., mentre la più bassa è quella di Peternel che si trova a 306 m s.l.m..

La dorsale del monte Colovrat (1243 m s.l.m.), è formata da una serie di rilievi che si estendono per circa quattro chilometri dal torrente Za Velin Čelan al fiume Judrio, e segna il confine dell’Italia con la repubblica di Slovenia. Nella parte meridionale della catena è posizionato il passo Solarie che collega la Val Cosizza con il paese sloveno di Volzana (Volče in sloveno) e quindi con la vallata dell’Isonzo e la cittadina di Tolmino. Nei pressi del passo si può vedere il monumento eretto a ricordo Riccardo Giusto, il primo caduto italiano della grande guerra; nella stessa zona vi sono il bivacco Zanuso, dedicato alla memoria dell’alpino Giuseppe Zanuso, morto in quel luogo nel 1929 a causa di una fortissima tormenta di neve ed il rifugio di Casoni Solarie, con annesso campetto sportivo polifunzionale.

Dalle più alte cime del comune si possono ammirare, nella loro bellezza, le Valli del Natisone e, nei giorni privi di foschia, si possono intravedere le città di UdineGrado e Monfalcone nonché le coste settentrionali dell’Istria. Le grotte e le cavità presenti non sono così numerose ed estese come quelle delle vicine vallate del Natisone e dell’Alberone.

L’unica evidenza di insediamenti preistorici nell’area del comune si riferisce alla scoperta effettuata in una caverna situata alla base del monte Colovrat. Nel corso delle esplorazioni eseguite da Ardito Desio nella Grotta del Cane di Paciuch, sono stati reperiti numerosi cocci, appartenenti ad un unico recipiente di grandi dimensioni, di controversa datazione. Dallo studio dei disegni eseguiti da Desio e dalla descrizione del vaso, andato perduto a seguito degli avvenimenti della prima guerra mondiale, gli studiosi hanno desunto che lo stesso può essere fatto risalire o al tardo neolitico-eneolitico o all’antica età del bronzo.

Nel secolo VII popolazioni slave entrarono in Italia, al seguito degli Avari, ed occuparono e colonizzarono le Valli del Natisone. Ebbero diversi scontri, con alterne fortune, con i Longobardi, che dopo il 568 avevano occupato quasi tutta la penisola. Le azioni bellicose terminarono dopo la stipula di un trattato che definiva i confini tra le due comunità e lasciava le terre della zona collinosa alle popolazioni slave. In seguito, le terre del comune, dal tempo del Patriarcato di Aquileia sino alla caduta della Repubblica di Venezia, fecero parte (con la contrada di Drenchia) della Banca di Merso, organizzazione che, assieme alla Banca di Antro, gestiva in modo autonomo l’amministrazione e la giustizia nell’area della Slavia veneta. Tali privilegi vennero concessi come riconoscenza dell’azione di controllo e difesa dei confini nord-orientali del Friuli svolta dalle milizie locali all’uopo costituite..

Dopo l’invasione delle truppe napoleoniche e la caduta della Repubblica di Venezia, la regione perse la sua autonomia e venne divisa in “Comuni“, previa la soppressione delle organizzazioni territoriali esistenti. Nel 1797, con il Trattato di Campoformio, la Benečija (Slavia veneta) venne assegnata in amministrazione all’Austria; successivamente, dopo la pace di Presburgo passò, per un breve periodo, al Regno d’Italia napoleonico. Nel 1815, dopo la stipula della convenzione di Schiarino Rizzino tornò all’Austria come parte integrante del Regno Lombardo Veneto. Infine nel 1866, a seguito della terza guerra d’indipendenza, dopo la pace di Vienna ed il plebiscito del Veneto del 1866, si staccò dai domini absburgici per passare sotto il Regno d’Italia sabaudo.San Volfango – Il monumento ai caduti

Le alture del comune sono ricordate anche per gli avvenimenti legati alla prima guerra mondiale. Sulla dorsale del Colovrat passava infatti l’estrema linea difensiva approntata dalla 2ª Armata per impedire l’avanzata del nemico nella pianura friulana in caso di ritirata delle truppe combattenti nelle linee avanzate. La mattina del 24 ottobre 1917, con l’inizio della battaglia di Caporetto, tutto il territorio comunale venne interessato da un violento bombardamento che provocò ingenti danni e perdite di vite umane sia militari che civili. Successivamente il tenente Erwin Rommel, con un attacco a sorpresa, riuscì ad annientare la resistenza delle truppe italiane e ad occupare le alture del Colovrat per poi dirigersi verso il Matajur e la pianura friulana. Nella zona del Na Gradu Klabuk è stato realizzato, con un programma di iniziativa comunitaria, un museo transfrontaliero all’aperto dove si possono ammirare trincee, gallerie, fortificazioni e bunker dell’epoca, opportunamente restaurati.

CONTINUA https://it.wikipedia.org/wiki/Drenchia

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PALMANOVA

PALMANOVA. LA CITTÀ STELLATA A 20 km da Udine

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Città fortezza pianificata dai veneziani nel 1593, è chiamata la “città stellata” per la sua pianta poligonale a stella con 9 punte.Le fu data questa forma come base di attacco, una potente macchina da guerra , contro gli Austriaci. Loro però con un inganno la occuparono nel 1787. Dopo alterne vicende nel 1866 Palmanova venne annessa al Regno d’Italia. Dal 9 luglio 2017 la fortezza di Palmanova è entrata a far parte del patrimonio dell’umanità Unesco, nel sito seriale transnazionale “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo.Ora ha circa 5400 abitanti.

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IL NOCE

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Sua maestà il noce di

Raffaele Tesolin

Si pianta usando distanze molto larghe: 7 metri tra le file e da 4 a 6 metri sulla fila. Si mettono a dimora piante in vaso, micro propagate, di 6 mesi. Piante più grandi non servono. Non si guadagna tempo e si buttano via soldi, come dice il mio amico Eugenio Cozzolino, grande esperto di noce.Si allevano le piante ad asse centrale, in cui si sviluppano 6 branche a lunghezza decrescente dal basso verso l’alto. La potatura di allevamento è minima, ma richiede alcuni accorgimenti. Una volta messo a dimora l’astone, questo viene cimato alla fine del primo anno a 1,80 m. Un piccolo accorgimento al secondo anno: dove si devono formare le branche, la gemma principale viene eliminata (con un coltellino) a favore della gemma secondaria, che dà un germoglio più aperto.Una volta realizzata la struttura della pianta, la potatura si limita ad eliminare i rami e le branche deboli e in deperimento.Parliamo anche di soldi. Quanto rende un impianto di noci? 4-5 tonnellate/ha in piena produzione, ma un bravo coltivatore, usando le varietà che producono anche sui rami laterali, può arrivare a 8-10 tonnellate. A 5-6 Euro/kg per noci sgusciate, parliamo di 20 mila Euro ad ettaro per i produttori meno bravi, una rendita che può salire fino a 30-60 mila Euro per i più bravi.Molti ascoltatori avranno notato che in certe annate molte noci hanno il verme. È un problema e se si vuole mangiare noci bisogna trattare contro il verme della noce. Un paio di trattamenti a stagione sono sufficienti, ma bisogna farli al momento giusto. Il servizio fitosanitario dell’ERSA può venire incontro, monitorando i voli primaverili dell’insetto e avvertendo sul sito web quando è il momento di trattare.

da vita nei campi

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Salvataggio della balenottera

 I soccorritori hanno lavorato tutta la notte per liberare una balenottera intrappolata nel Tamigi, in una delle chiuse di Richmond, nel sud-ovest di Londra. Dopo quasi quattro ore di tentativi, l’animale è stato portato con successo in un luogo più sicuro e visitato da un veterinario. Se le sue condizioni lo consentiranno, il cetaceo verrà liberato in mare aperto. Domenica pomeriggio erano stati in molti ad avvistare il suo passaggio nel fiume e a postare video sui social. La liberazione della piccola balena è stata accompagnata dall’applauso di chi è rimasto fino a notte ad assistere alle operazioni di salvataggio.