Malore improvviso, morto a 48 anni lo scrittore Corrado Premuda — StopCensura

TRIESTE — Corrado Premuda è morto per un malore a soli 48 anni. Autore di numerosi libri tra cui “Un pittore di nome Leonor”, “La Barcolana dei bambini” e la Guidina di Trieste, era anche collaboratore alle pagine culturali de Il Piccolo. Lo scrive il Messaggero Veneto. Oltre al ricordo del quotidiano locale, per il quale scriveva da […]

Malore improvviso, morto a 48 anni lo scrittore Corrado Premuda — StopCensura

Torna la Summer School di LeggiAmo 0-18

Lunedì 29 agosto, nel cuore di Udine, la seconda edizione della giornata di alta formazione dedicata a docenti, bibliotecari, operatori e amministratori

21 agosto 2022

Lunedì 29 agosto, nel cuore di Udine, si terrà la seconda edizione della Summer School di LeggiAmo 0-18: una giornata di alta formazione dedicata a docenti, bibliotecari, operatori e amministratori regionali.

Un’esperienza formativa di aggiornamento, per parlare insieme di libri, promozione della lettura, strategie di lettura inclusiva, nuovi punti di vista. La Summer School di LeggiAmo 0-18, progetto di promozione alla lettura della Regione, è resa possibile grazie alla virtuosa sinergia dei Partner del progetto: CCM – Consorzio Culturale del Monfalconese (coordinatore), CSB – Centro per la Salute del Bambino Onlus, Damatrà Onlus, AIB Associazione Italiana Biblioteche – Sezione FVG, Fondazione Radio Magica Onlus. L’edizione 2022 è realizzata in collaborazione con il Comune di Udine, la Biblioteca Civica “Vincenzo Joppi” e i Civici Musei di Udine e con il patrocinio di Anci Fvg.

Tre i percorsi formativi proposti (Linea Arancio, Linea Verde e Linea Argento) che traggono ispirazione dalle parole chiave del Manifesto di LeggiAMO 0-18: “tempo”, “libri”, “relazione” e “comunità”. I relatori che condurranno i percorsi formativi sono nomi di spicco nel panorama della formazione, dell’infanzia, della ricerca e della promozione della lettura: Amanda Saksida, ricercatrice e docente; Giorgio Tamburlini, pediatra, esperto di salute dell’infanzia; Fabio Geda scrittore ed educatore; Grazia Gotti autrice, pedagogista e formatrice; Tiziana Mascia ricercatrice e pedagogista; Federico Scarioni scrittore e consulente letterario…continua a leggere https://www.ilfriuli.it/articolo/cultura/torna-la-summer-school-di-leggiamo-0-18/6/270439

Mirana Likar: Obrobno / Perifericamente — La casa di carta – Papirnata hiÅ¡a

Il racconto di Mirana Likar tradotto da Sergio Sozi / Zgodba Mirane Likar,ki jo je v italijanščino prevedel Sergio Sozi Perifericamente (2° classificato al Concorso indetto dall’ARS) Aniela Ferrari, nella camera al piano di sopra, sta seduta sul bordo del letto ricoperto di bianco. Si dondola un po’ avanti e indietro perché questo la fa […]

Mirana Likar: Obrobno / Perifericamente — La casa di carta – Papirnata hiÅ¡a

Pordenone: martedì 16 agosto Aleksandar Zograf disegna i Balcani allo spazio UAU!

È dedicato al graphic journalism, alla musica e ai Balcani, l’appuntamento del 16 agosto alle 21 allo spazio UAU! in via Brusafiera. Aleksandar Zograf, uno dei maggiori esponenti a livello internazionale di graphic journalism, presenta il suo ultimo libro: “Il quaderno di Radoslav e altre storie della Seconda guerra mondiale”, uscito per la casa editrice torinese 001 Edizioni. Durante la serata ai disegni dal vivo di Zograf, proiettati sul grande schermo, si aggiungerà la narrazione di Alessandro Gori, viaggiatore instancabile, innamorato dei Balcani. Parole e immagini saranno accompagnate dalla musica dei Fior delle bolge, trio dalle melodie minimali e sotterranee. L’evento è realizzato da Cinemazero in collaborazione con il Pordenone Docs Fest, il Museo della Jugoslavia e Vicino/Lontano Mont.

Aleksandar Zograf, pseudonimo di Saša Rakezic, nato a Pančevo, allora Jugoslavia, nel 1963, si è fatto conoscere in Italia con il volume “Lettere dalla Serbia” del 1999, scritto durante i bombardamenti della NATO nel suo paese. Da allora, Zograf collabora con Internazionale e Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa. “Il quaderno di Radoslav” raccoglie storie ambientate nella Seconda guerra mondiale, in una prospettiva europea e transnazionale. Uno dei trenta episodi a fumetti, da cui ha origine il titolo, è ispirato a un diario che l’autore ha acquistato in una bancarella di libri usati, un quaderno in cui Radoslav, ragazzo di cui si conosce solo il nome, narra tutta la sua vita, dalla nascita nel 1915 a una frase rimasta sospesa a metà, nel 1944. Il libro comprende un lungo racconto autobiografico, “Breve storia di famiglia”, che racchiude la vita del nonno di Zograf, che aderì al movimento della resistenza durante la Seconda guerra mondiale e fu poi imprigionato a Goli Otok, l’isola in cui erano internati i prigionieri politici, in Dalmazia.

Gli appuntamenti con i viaggi allo spazio UAU! continuano il 23 agosto con “Afghan cycles”, documentario di Sarah Menzies, su un gruppo di donne coraggiose che, in Afghanistan, hanno provato a lottare per i propri diritti. Alla proiezione, in collaborazione con FIAB Pordenone Aruotalibera e Amnesty International Italia, interviene Francesca Monzone, giornalista sportiva.

Le serate di UAU!, tutte a ingresso libero, sono organizzate grazie al sostegno del Comune di Pordenone, della Regione FVG e di FriulOvest banca.

In caso di pioggia l’evento si tiene a Cinemazero.

Per rimanere sempre aggiornati sul programma, consultate:

www.cinemazero.it

www.pordenonedocsfest.it

e le relative pagine Facebook o Instagram

Fonte: Comunicato stampa

Inaugurazione mostra Un architetto cosmopolita in patria, Raimondo D’Aronco in Friuli

Verrà inaugurata VENERDì 22 LUGLIO ALLE ORE 18 presso il Salone del Parlamento del Castello la mostra “Un architetto cosmopolita in patria, Raimondo D’Aronco in Friuli”.In occasione dei novant’anni della morte di Raimondo D’Aronco, la città di Udine rende omaggio all’architetto con un’esposizione che ne racconta linguaggio e percorso creativo soffermandosi sulle opere friulane, realizzate e non, progetti a volte dimenticati a fronte di una valorizzazione dell’esperienza in Turchia.
Alcune sale della Galleria d’Arte Antica e del Museo Friulano della Fotografia, ospiteranno una mostra realizzata dal Comune di Udine, Civici Musei con il sostegno della Fondazione Friuli e il patrocinio dell’Ordine degli Architetti della Provincia di Udine, a cura di Diana Barillari e Silvia Bianco.La maggior parte dei disegni esposti sono conservati nell’archivio D’Aronco delle Gallerie del Progetto, un fondo molto prezioso che raccoglie la gran parte dei lavori dell’architetto, ma che non può prescindere dalla collaborazione con altri enti conservatori di disegni daronchiani.
È presentato inoltre il mobilio dello studio D’Aronco recentemente donato al Comune dalla famiglia D’Aronco Chizzola…continua https://www.eventifvg.it/evento/inaugurazione-mostra-un-architetto-cosmopolita-in-patria-raimondo-daronco-in-friuli/

Il matrimonio «more sclabonico» tutelava i diritti della donna

BENECIA, RESIA E VALCANALE

Il progetto dell’associazione don Eugenio Blanchini «Tradizioni comuni e particolari degli sloveni in Italia»

Il matrimonio «more sclabonico» tutelava i diritti della donna

In caso di rottura dell’unione il marito era obbligato ad assicurare alla moglie il necessario per vivere. Il fidanzamento di Simone e Caterina celebrato con il cerchio, la stella, le monete e la frittata. Le consuetudini «sclaboniche» riconosciute dal Capitolo di Cividale

Giorgio Banchig

Abbiamo visto che il matrimonio tra Margherita di Cravero e Benedetto di Stregna fu stipulato secondo le consuetudini praticate anche in altre regioni europee. Tuttavia in alcuni documenti del XVI secolo si legge di sposalizi celebrati more sclabonico o juxta / secundum ritum et consuetudines sclabonicas, cioè secondo i costumi, le consuetudini, le usanze, le tradizioni, i riti slavi / sloveni, che il Capitolo di Cividale riconosceva come perfettamente legittimi.

Cito alcuni casi. Mons. Lorenzo Billino, arcidiacono del Capitolo, intimò al vicario di San Leonardo pre Andrea, pena la sospensione a divinis, di benedire in chiesa gli anelli di Ermacora di Postregna e della sua consorte e di compiere le altre usanze ( et alia consueta) secundum Ritum et Consuetudines Sclabonicas.

La lettera dell’arcidiacono è datata 9 gennaio 1560 (Cracina 1978: 205).

L’anno seguente il Tribunale del Capitolo di Cividale discusse del caso dei coniugi Ermacora Petrussa e Anna contro Simone Tomcig di Mezzana il quale rivendicava una precedente promessa di matrimonio da parte di Anna.

L’arcidiacono chiamò il vicario di San Leonardo e dispose «che debba, ad un’eventuale richiesta di Ermacora e di Anna quali coniugi legittimi, sposarli ( copulare) juxta consuetudinem sclabonicam nel migliore dei modi». Evidentemente i due coniugi erano già sposati secondo l’antica tradizione per verba de praesenti per cui la benedizione del vicario non risanava una situazione illegittima, ma valeva come «coronamento cerimoniale Â» (Nazzi, San Leonardo: 371). Nel 1562 si presentò davanti ai giudici del Capitolo di Cividale Marina fu Pietro Golobich di Clastra, assistita dall’avvocato Orifilo, contro Giovanni Vo(g)rich de dicto loco. Marina serviva in casa di Giovanni «quale serva» e «a seguito di promessa di matrimonio, lui la violò e ne nacque un figlio maschio che lui nutrì per un anno». Ora, poiché non intendeva regolarizzare l’unione né accollarsi il mantenimento del figlio, l’avvocato gli propose il dilemma: o la sposava o le garantiva, «per la deflorazione come sopra documentata, una dote adeguata juxta mores et consuetudines sclabonicas, con le spese processuali a suo carico Â» (Nazzi, San Leonardo: 372). Lo stesso anno si discusse il caso di Paolo Benedeucigh di Tolmino di Sotto e di Ursa figlia di Simone Rutar di San Leonardo.

L’avvocato Filitino, a nome di Ursa, chiese all’arcidiacono in montibus di confermare l’esistenza del matrimonio tra i due, in quanto «Paolo ha promesso di sposarla e di non voler condurre altra donna al di fuori di lei». Raccomandò di semplificare ed accelerare la procedura, perché «Ursa è povera e bisognosa e non ha altro modo per garantirsi, costretta a ricorrere a questo rimedio come unico possibile, promettendo di stare al giuramento che presterà il suddetto Paolo». Questi contestò le premesse e negò la validità della procedura fin lì condotta dal vicario di Tolmino e si disse disposto a prestare il giuramento richiesto da Ursa: «giurò nelle mani dell’arcidiacono, toccando le sacre scritture, di dire la verità: mai ha promesso di prenderla in moglie». Ursa allora, «stando il fatto incontestabile che l’ha deflorata e dormì nel letto con lei, come risulta dalla confessione della controparte, insiste perché venga condannato a fornirle la dote secondo il costume sclabonico» (Nazzi, San Leonardo: 373).

Concludo questa breve elencazione dei matrimoni more sclabonico con un caso davvero singolare che risale al 1597. Nonostante fossero trascorsi ben 34 anni dall’emanazione dei decreti del Concilio di Trento sul matrimonio, l’arcidiacono del Capitolo di Cividale dichiarò valido il fidanzamento tra i due contraenti. Riporto in lingua corrente la narrazione con cui Michele Blasutig di «S. Petro de Sclabonibus», che funse da «celebrante Â», raccontò in prima persona le particolarità del rito.

«Ero già andato a letto quando Girolamo Cozzeano venne a chiamarmi chiedendomi

di celebrare “una cerimonia di promissione di matrimonio”. Uscii dalla camera e andai nella stanza di sotto, dove c’erano Simone Chiacigh di Jainich, Girolamo Cozzeano e sua moglie, sorella di Caterina del fu Ermacora (Macor) Calligaro di San Pietro che bevevano. Girolamo e suo figlio Stefano mi ordinarono “di far la parolla della promissione” di matrimonio tra Simone Chiacigh e Caterina Calligaro e “io ho fatto in questo modo che vi dico”. Rivoltomi prima a Simone e poi a Caterina chiesi se avessero pensato ad altre persone con le quali sposarsi. Entrambi mi dissero di no, al che domandai a Simone “se voleva pigliar la presente Catharina tale quale era per sua bona moglie, il quale mi rispose che sì che io la voglio per moglie”. Poi domandai a Caterina “se era contenta pigliar detto Simon tal qual era per homo da bene, la qual rispose sì”. Ad entrambi ripetei la stessa domanda per tre volte ed essi risposero sempre affermativamente. “Et fatto questo io feci un cerchietto in Terra” ed ho girato intorno a Caterina. Dopo che si dettero la mano, li feci sedere dentro il cerchio segnandolo “con la stella, secondo l’usanza nostra”. Simone cominciò a gettare nel grembo di Caterina “una quantità di denaro secondo il dovere del sposo sin che li accetta, il qual Simon li gettò, ma non so la quantità”. Tornai a letto lasciando i promessi sposi e i convitati “che bevevano et fecero la frettaia ordinaria che tutti la mangiarono” Â» (Cracina 1978: 206). Un rito davvero curioso, carico di enigmi, di interrogativi e per molti versi inedito rispetto a quelli già trattati. Angelo Cracina tentò di spiegare alcuni particolari. «Il fatto di dire per tre volte, il cerchio segnato per terra attorno ai due, l’averli segnati con la stella […] denotano che il rito era profondamente religioso, seppur superstizioso Â». E ancora: «A nessuno può sfuggire che anche la “frettaia” (frittata) fatta di tante uova, doveva avere un significato in rapporto alla famiglia numerosa. Questo pasto era detto anche “licof” (v. Acta Capituli, fascicolo VII, quaderno 7, anno 1604)». Riguardo alla stella l’autore ricorda che «anticamente era usata nelle cerimonie liturgiche; era in ferro o in legno, in forma di cerchio, con molte candele. Affissa ad una specie di manico piuttosto lungo, veniva portata anche nelle processioni» (Cracina 1978: 207, 208, 246). Ritengo che le interpretazioni di Cracina vadano approfondite e rilette con uno studio comparato che collochi gesti e oggetti di questo singolare rito in un orizzonte più vasto.

Ma, in realtà, quali erano gli elementi distintivi del fidanzamento e del matrimonio more sclabonico? Dai testi citati si deduce che quella definizione aveva una duplice attribuzione. La prima riguardava i riti: la benedizione degli anelli e l’adempimento di altre consuetudini da parte del sacerdote in chiesa e poi il complesso e misterioso cerimoniale compiuto in casa di Michele Blasutig. Si può dedurre che nel XVI secolo nella nostra Slavia esisteva un rito sclabonico di celebrare gli sponsali che potevano essere officiati da un laico (il fidanzamento) o da un prete (il matrimonio).

In secondo luogo il mos sclabonicus regolava il rapporto giuridico / economico tra uomo e donna: in caso di rottura dell’unione il fidanzato / marito era obbligato a provvedere al sostentamento della fidanzata / moglie qualora i due avessero avuto rapporti sessuali e non solo se dall’unione fossero nati figli.

S’è visto, infatti, che Paolo da Tolmino fu obbligato a fornire a Ursa di San Leonardo la dote necessaria per la sua sopravvivenza anche in assenza di prole.

Oggi diremmo che la normativa prevista dal mos sclabonicus era «femminista» ante litteram perché tutelava la donna assicurandole il necessario per vivere e riconoscendole, dopo secoli, quei diritti previsti oggi, dalle leggi sull’assegno di mantenimento o di divorzio in caso di rottura del matrimonio.

Ma denota anche l’estrema precarietà della posizione sociale della donna in quanto totalmente dipendente o dal padre o dal marito.

(56– continua)

dal Dom del 30 giugno

07/06/22 – “Le nozze di Figaro” di W.A.Mozart – m° A.Svab, dir.- m° F.Zanin, piano – “Ragazzi all’Opera” – Acc.Lirica S.ta Croce – Auditorium Scuola “Giovanni XXIII” – Tricesimo (UD) — Lampione di Trieste

Vi informiamo che martedì 07/06/22, ore 17.00, presso Auditorium Scuola “Giovanni XXIII” – Tricesimo (UD), vi sarà l’esecuzione dell’opera “Le nozze di Figaro” di W.A.Mozart, m° A.Svab, direttore, m° F.Zanin, piano, nell’ambito del progetto “Ragazzi all’Opera”, organizzato dall’Accademia Lirica Santa Croce. dettagli su https://www.facebook.com/RagazziAllOpera/photos/pcb.3171078559770893/3171078259770923/ “Non scegli Tu la musica! E’ la Musica che sceglie TE!”buona […]

07/06/22 – “Le nozze di Figaro” di W.A.Mozart – m° A.Svab, dir.- m° F.Zanin, piano – “Ragazzi all’Opera” – Acc.Lirica S.ta Croce – Auditorium Scuola “Giovanni XXIII” – Tricesimo (UD) — Lampione di Trieste

Don Eugenio Blanchini

Riconoscimento anche per gli sloveni
che abitano a Udine e in Friuli
A Udine un’area verde intitolata a don Eugenio Blanchini.
Alla cerimonia ha presenziato anche Dejan Valentinčič,
segretario di stato della Repubblica di Slovenia
Il ruolo della città di Udine quale centro di riferimento politico ed ecclesiale degli sloveni di Benecia, Resia
e Valcanale nella storia, fin dal Medioevo, quando in
città operava la Confraternita di San Girolamo, è stato
al centro del colloquio tra il sindaco, Pietro Fontanini,
e il segretario di Stato per gli Sloveni d’oltreconfine e
nel mondo, Dejan Valentinčič, ricevuto in municipio lo
scorso 26 marzo, in occasione dell’intitolazione di un’area verde in città al sacerdote beneciano don Eugenio
Blanchini.
All’incontro erano presenti anche l’assessore Alessandro Ciani, il consigliere comunale Giovanni Marsico
e il presidente dell’associazione don Eugenio Blanchini, Igor Jelen. Alla cerimonia di intitolazione si sono
aggiunti il consigliere regionale Giuseppe Sibau, il sindaco di San Pietro al Natisone, Mariano Zufferli, la vicesindaca di Pulfero, Alessandra De Santis, il consigliere
Michele Coren per il Comune di Drenchia e il parroco
della cattedrale di Udine, mons. Luciano Nobile.
Fontanini ha sottolineato l’importanza di intitolare
un luogo a Udine a don Blanchini, «un uomo molto significativo per le sue Valli e per la città di Udine dove
ha lasciato grandi segni. Era un sacerdote improntato
molto al sociale, al recupero dei giovani».
«Siamo lieti e onorati dell’intitolazione a un nostro
concittadino. Lo ricordiamo non solo come sacerdote,
ma anche come educatore e divulgatore di conoscenze e nuovi metodi in campo agricolo», ha detto De Santis. «Mi fa sempre piacere quando uno dei nostri viene
ricordato per ciò che di buono ha fatto. Questa intitolazione porta onore alle nostre Valli», ha affermato Sibau.
Valentinčič ha ricordato che i sacerdoti sloveni delle
Valli hanno giocato un ruolo importante per la Benecia
e anche per Udine: «Mons. Ivan Trinko ha già una via
a lui dedicata in città e ora il Comune ha onorato con
questa intitolazione don Blanchini. Sarebbe bello che i
Comuni della Benecia prendessero esempio».
Secondo il sottosegretario l’intitolazione dell’area
verde è «un riconoscimento anche a tutti i beneciani
che hanno trovato casa a Udine e nella pianura friulana.
Ce ne sono più qui che nelle valli d’origine e per questo
è preziosa l’opera dell’associazione don Eugenio Blanchini, che col suo gruppo di San Girolamo promuove
attività alla riscoperta delle radici slovene e insegna la
lingua slovena a bambini e adulti».
«Finalmente si riscopre una figura importante, che in
città ha lasciato davvero il segno in un periodo di grandi trasformazioni sociali», ha concluso Jelen.
(Dom, 31. 3. 2022)

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