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Colletta alimentare 2022

Oggi 26 novembre in tutta Italia viene fatta la colletta alimentare per le persone bisognose.Nei punti vendita ci saranno i volontari che distribuiranno i sacchetti dove mettere  gli alimenti.Anch’io stamattina  ho donato,come ò doveroso per chi può.

“La nostra è terra di grande e profonda solidarietà e quella del Banco alimentare è una storia di straordinario successo. Sono qui per testimoniare la riconoscenza della Regione, a nome del presidente Massimiliano Fedriga, per questa esperienza no profit che è in espansione non soltanto perché si basa sulla solidarietà dei nostri cittadini che donano alimenti di prima necessità, ma anche dei tanti volontari che impegnano il loro tempo libero per dare una mano al prossimo”.

Lo ha sottolineato l’assessore regionale alle Finanze Barbara Zilli intervenendo nella sede del Banco alimentare Fvg, accompagnata dal presidente Paolo Olivo e dal vicesindaco del Comune di Pasian di Prato – ove ha sede il quartier generale della associazione non profit – Ivan Del Forno e dagli assessori Juli Peressini e Caterina Gravina. “Vedendo la soddisfazione negli occhi di queste persone si capisce – ha aggiunto Zilli, rivolgendosi alla squadra di volontari – come il loro impegno, che sottrae di certo ore della giornata alle loro famiglie e al loro tempo libero, venga ricambiato dal piacere di lavorare per il bene della comunità. Il mio ringraziamento personale va alla loro sensibilità e l’augurio è che questa squadra, già così numerosa, si ampli sempre di nuove forze solidali”.

L’Associazione Banco Alimentare del Friuli Venezia Giulia è un’organizzazione non profit che fa parte della Rete Banco Alimentare, costituita da 21 organizzazioni distribuite sul territorio nazionale e coordinate dalla Fondazione Banco Alimentare. Opera in tutto il territorio del Friuli Venezia Giulia, nella provincia di Belluno, nella provincia di Treviso e nella porzione orientale della provincia di Venezia.

L’operatività si declina attraverso una partnership con le industrie alimentari, i produttori locali, la grande distribuzione e la ristorazione organizzata che donano le proprie eccedenze alimentari. I volontari del magazzino prendono quindi in carico, stoccano e preparano gli alimenti da distribuire. Le circa 350 strutture caritative accreditate ritirano una volta al mese gli alimenti presso il magazzino, e parte del cibo fresco – con maggiore frequenza a seconda della disponibilità – dai supermercati e dalle mense del territorio in accordo col Banco Alimentare del FVG. I volontari delle strutture caritative donano a loro volta il cibo alle persone bisognose da loro assistite. https://www.ilfriuli.it/articolo/tendenze/-banco-alimentare-una-storia-di-grande-successo-/13/274428

IL CUINCIR

Ancora sul Cuincir

smart

Riceviamo dalla signora Renata Tributsch di Malga Priu, in comune di Malborghetto Valbruna, ulteriori, interessanti informazioni sulla ricotta fermentata e sul suo utilizzo di cui vi hanno riferito Lucia Pertoldi e Roberto Zottar nelle passate edizioni di Vita nei campi.

“Da noi in Valcanale – ci scrive la signora Renata Tributsch la ricotta salata o cuncȋr è conosciuta anche come suana skuta e harbm Schottn. Tradizione in malga era mangiarla in autunno a cena, con le patate e con le fave fresche, insieme ad una tazza di latte. Ma era ottima anche spalmata su fette di pane di segala, sopra uno strato di burro o di sasaka, il nostro lardo affumicato e tritato.

Spesso, anche noi, si faceva la skutnca (pronuncia skutinza), la minestra dove la ricotta salata viene sciolta in acqua bollente, fatta bollire un paio di minuti e servita con un po’ di pepe.

Le fave le piantavano insieme alle patate e le raccoglievano (patate e fave) fine settembre, ottobre. Per mangiarle le mettevano a bollire con tutto il baccello, poi ognuno le sbucciava man mano che le mangiava.(da vita nei campi FB)

Vahti Ognissanti in Benecia

Ogni anno il 1° e il 2 novembre i paesi rivivono, visto che molte persone tornano nei luoghi della loro infanzia. «Questa è la migliore occasione – scrive il direttore responsabile del Dom mons. Marino Qualizza – per capire il grande valore della nostra fede, che ci dona la gioia di incontrarci e di non dimenticare da dove veniamo».

La festività di Ognissanti fu istituita solamente nel 1006 da papa Innocenzo XIX. Molte sono le tradizioni per questa ricorrenza nei paesi delle valli del Natisone. Una di queste è la raccolta del pane dei morti. Nella giornata del 31 ottobre i bambini la mattina e la sera gli adulti si recavano di casa in casa, di paese in paese, a pregare per le anime dei defunti di ogni famiglia. In cambio ricevevano delle pagnottine di pane, cotte appositamente per l’occasione, chiamate «hliebci» o «hliebčiči». Questa tradizione è ancora viva a Cosizza, Liessa, Dolegna, Tribil superiore, Iesizza, Iainich, Clodig, Lombai e Seuza.

Ocikana v Terski dolini za Vahte
Per Ognissanti c’è l’ocikana

Tempo di preghiera, per la ricorrenza di Ognissanti e di Tutti i Morti, e tempo di tradizioni in Alta Val Torre, dove si è mantenuta inalterata nei decenni, in questa zona del Friuli più che altrove, l’usanza di cucinare un piatto tipico, quello della polenta condita, la «Ocikana».

A raccontare come si prepara la speciale pietanza è Franca Sinicco, 57 anni, un’esperta dei fornelli, ottima cuoca ed erede della tradizione culinaria di famiglia.

«Per prima cosa – spiega –, bisogna preparare la polenta che va fatta più morbida di quella che si fa di solito. Si può usare la farina bianca con un pugno di quella gialla. A parte si deve far sciogliere, intanto, un bel po’ di burro. A parte, ancora, si mette del latte a scaldare con l’aggiunta di sale».

Una volta cotta la polenta, si prende una terrina ampia e si comincia a preparare la Ocikana a strati. È da questa terrina, molto capiente, che poi la pietanza sarà mangiata dai componenti della famiglia durante la sera del primo novembre.

«Con il cucchiaio si trasforma la polenta in una sorta di gnocchetti. Tra uno strato e l’altro di gnocchetti si sparge il latte e si cosparge con il formaggio tagliato fino, grattugiato. Si possono usare insieme formaggio fresco e quello stagionato, più saporito. Fatti un po’ di strati, a piacere, si procede con il burro: fatto colorire senza bruciarlo, va messo sopra l’ultimo strato. La Ocikana è pronta».

La pietanza non va mangiata tutta, si lascia una parte nella terrina, sulla tavola, per la notte: al calare del buio, si dice, le anime dei morti che si ridestano per Ognissanti potranno cibarsene, nel loro breve viaggio di ritorno nel mondo dei vivi, concesso loro solo per questa notte così particolare.

«Si tratta di un piatto molto calorico, che dà molta energia, mangiato tutti insieme per affrontare, nei mesi già freddi, il duro lavoro nei campi e più spesso nei boschi». Ad accompagnare la polenta condita, che ancora oggi preparano tutte le famiglie dell’Alta Val Torre, poteva esserci, raramente, del vino. «Ognuno aveva una vigna fuori casa e il vino, seppure poco come quantità, faceva parte delle tradizioni della tavola – spiega Franca –; era un vino spesso acido, che si beveva subito perché non si conservava per molto tempo». (Paola Treppo)

Na praznik Vseh svetnikov in na dan Vernih duš je v gornji Terski dolini še živa navada, da pripravljajo ocikano. O tem nam je povedala domačinka Franca Sinicco, ki je stara 57 let.

Ocikana je mehka polenta iz koruznega in pšeničnega zdroba, ki je najprej rezana na kose, nato zabeljena z mlekom in potem posuta z ribanim dozorjenim sirom ter popraženim maslom. Nekaj ocikane so nekoč po hišah pustili za duše, ki so se na Vahte vrnile med živimi.

fonte archivio Dom

Gnocchi di prugne

Vita Nei Campi

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“i” gnochi de susine

di Roberto Zottar

Armando Mucchino mi ha invitato parlare di cibi tradizionali che vanno scomparendo e su questo ‘intrigante tema’ mi aspetto vostri suggerimenti. Oggi parlerò di cucina della frutta e di un piatto che non è scomparso, ma è cambiato ‘nel corso del tempo’. Parlare di cucina della frutta sembra un ossimoro e una contraddizione perché cucinare è manipolare, modificare; trasformare è cultura, mentre frutta è freschezza, spontaneità. Se nella gastronomia salata in Italia la frutta è quasi scomparsa, forse perché è venuto meno il gusto dell’agrodolce, ciò non è vero per gli abitanti della nostre zone, eredi di molti secoli di dominazioni straniere. La nostra gastronomia è un’insolita contaminazione di aromi e gusti, dove l’influsso nordico del gusto agrodolce porta la presenza di frutta in cucina, non solo nei dolci. Tra le tante ricetta salate con frutta, credo che la più emblematica sia quella degli gnocchi ripieni di frutta. Il piatto, giunto in zona per differenti percorsi, viene chiamato gnochi de susine, Gnocs o maròns cui brundùi o cu lis sespis, Zwetschen Knödeln, Slìvovi njoki, invero un fagottino di pasta di patate che racchiude una susina denocciolata. L’ingombro del frutto dev’essere uguale a quello della pasta per un perfetto equilibrio di sapore. Si preparano, per antico influsso boemo, anche con pasta lievitata ricca di uova e burro o con un impasto a base di ricotta o con pane raffermo e lievito: forse queste sono anche le versioni più antiche dato che le patate sono arrivate in Friuli solo nel 1765. Gli gnocchi sono stagionalmente declinati anche con ripieno di pesche, di ciliegie, di albicocche o di fichi e sono da sempre un primo piatto della tradizione. Ho detto che è un piatto cambiato perché oggi è invalso l’uso di aggiungere zucchero, sia nel ripieno sia sparso sopra insieme a cannella e pangrattato …questa è una cosa molto recente, appunto perché ci siamo disabituati all’agrodolce e compensiamo l’acido con lo zucchero. Gli gnocchi di susine o di frutta, come ci ricorda anche Mady Fast, erano il classico abbinamento con la cacciagione, proprio come ora si abbina la composta di mirtilli rossi al capriolo. Cuocete in acqua 1 kg di patate da gnocchi, sbucciatele e passatele ancora calde allo schiacciapatate, aggiungete 1 tuorlo e farina quanto prende, saranno circa 250 g. Prendete una porzione di pasta simile ad una susina, stendetela nel palmo e racchiudete un frutto denocciolato. Bollite in acqua salata e condite con abbondante pangrattato passato nel burro e spolverate di cannella e lasciate stare lo zucchero!

Buon appetito

 Aria di Friuli Venezia Giulia

Prenderà il via tra una settimana la 36esima festa del Prosciutto di San Daniele nella formula Aria di Friuli Venezia Giulia: la kermesse enogastronomica è in programma dal 26 al 29 agosto a San Daniele del Friuli.

Aria di Festa, la storica manifestazione che da oltre 35 anni celebra il Prosciutto di San Daniele Dop nel suo luogo d’origine, ritorna – solo per quest’anno e dopo quasi vent’anni – a fine agosto per un’edizione speciale che promuove, oltre all’eccellenza dell’enogastronomia friulana, anche sei itinerari turistici lungo un’ideale via dei Sapori e del prosciutto che si estende delle Alpi all’Adriatico, realizzata grazie alla stretta sinergia tra Consorzio e Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.

Appuntamenti sold out e boom di prenotazioni

Già a partire dalle conferenze stampa di luglio svoltesi a Milano e Udine, Aria di Friuli Venezia Giulia ha suscitato grande interesse da parte del pubblico, subito confermato dal boom di prenotazioni sul sito web dell’evento. Oltre 2.600 le prenotazioni ricevute per i laboratori e le degustazioni. Le attività con prenotazione obbligatoria sono ormai quasi esaurite. Il 62% degli ospiti che si è prenotato proviene da fuori regione in prevalenza Veneto, Lombardia e centro Italia.

Numerose le richieste di bus turistici dal Nord Italia e dall’Austria. La maggior parte dei posti per i laboratori di degustazione del San Daniele si è esaurita già nella prima settimana di agosto, rendendo necessaria l’implementazione degli appuntamenti per garantire le numerose richieste di approfondimento sul prosciutto Dop in abbinamento ai vini, alle birre e agli altri prodotti enogastronomici regionali.

Anche le visite guidate organizzate nei “Prosciuttifici aperti” hanno stimolato gli ospiti: oltre 1.500 le persone che hanno già prenotato le visite per scoprire i segreti del San Daniele, subito attivati altri appuntamenti nei prosciuttifici proprio per assicurare ulteriori disponibilità.

Grande interesse per le visite alla Biblioteca Guarneriana e per i pic nic organizzati sabato 27 e domenica 28 agosto con ancora pochi posti disponibili. Sold out anche per il treno storico ‘Arlecchino’ in partenza da Trieste programmato per la giornata di domenica 28 agosto, ultimi posti disponibili solo con partenza da Udine.

L’inaugurazione

A dare il via alla prima serata di Aria di Friuli Venezia Giulia, venerdì 26 agosto alle 18.45, sarà l’esibizione della Banda dell’Aeronautica Militare Italiana sulla suggestiva scalinata del Duomo di San Daniele del Friuli. Alle 19.30 taglio della prima fetta del Prosciutto di San Daniele, l’atto simbolico inaugurale tenuto a battesimo dalla giornalista sportiva di Sport Mediaset Eleonora Boi e dal conduttore radiofonico di RDS Filippo Ferraro.

Il programma

Nella città del prosciutto, da venerdì 26 a lunedì 29 agosto, saranno presenti 15 stand enogastronomici lungo le vie del centro storico che proporranno degustazioni di Prosciutto di San Daniele con proposte e ricette gourmet, abbinamenti con latticini e frutta e molto altro. Nella suggestiva Terrazza affianco alla Chiesa della Fratta sarà allestita l’enoteca dedicata ai vini del FVG e, dopo il successo del format itinerante, questa edizione prevederà i picnic nella splendida cornice di Villa Seravallo.

Non mancheranno le visite guidate alla città di San Daniele a cui si aggiungono altrettante attività alla scoperta del Friuli Collinare e del fiume Tagliamento. Confermati gli appuntamenti per i bambini e le famiglie con spazi dedicati in Piazza IV Novembre, dove sarà ospitato il mercato delle aziende aderenti al marchio “Io sono Friuli Venezia Giulia”. Per tutta la durata della manifestazione, PromoTurismoFVG sarà presente anche con un’area istituzionale in via Umberto I dedicata alla promozione del comparto agroalimentare e vitivinicolo: una vetrina sui prodotti e le bellezze della regione a cui parteciperanno anche alcuni operatori del territorio per raccontare la loro offerta turistica e saranno a disposizione dei visitatori per presentare le diverse opportunità del Friuli Venezia Giulia. Inoltre, saranno organizzati dei laboratori per bambini a tema cibo, natura e sostenibilità nelle giornate di sabato 27 e domenica 28 agosto.

Gli eventi diffusi

Dal 22 al 25 e il 30 e 31 agosto nei sei percorsi lungo la Strada del Vino e dei Sapori si svolgeranno numerosi appuntamenti per vivere un’esperienza autentica tra cultura e tradizioni e conoscere i prodotti locali, immergersi nella natura incontaminata. Un palinsesto per scoprire la storia della regione attraverso laboratori per bambini, esperienze outdoor ed enogastronomiche serali, per ognuno dei sei itinerari che compongono la Strada. Lunedì 22 agosto eventi dedicati all’itinerario della montagna con tappe a Sappada per un’escursione alla scoperta del borgo, letture espressive a Tarvisio e picnic sul Monte Zoncolan.

A seguire martedì 23 agosto le attività in pianura: Molin Nuovo, Sedegliano e Nespoledo ospiteranno escursioni ebike, trekking sul Tagliamento e picnic. Mercoledì 24 gli appuntamenti sul Carso
a Duino con le passeggiate in fattoria, a Trieste per una degustazione carsica e il picnic a San Dorligo della Valle. Giovedì 25 gli appuntamenti nell’itinerario sul fiume partiranno dal soft rafting a Sacile e si concluderanno con la cooking class a Vivaro ed il picnic a Pinzano al Tagliamento.

Dopo la pausa per i quattro giorni a San Daniele del Friuli, le attività itineranti riprenderanno lunedì 30 agosto in Riviera per un safari archeologico e picnic ad Aquileia ed escursione in canoa alla Riserva Naturale Foci dello Stella.

Gli appuntamenti diffusi si concluderanno martedì 31 agosto con gli itinerari sui Colli: passeggiata onodidattica a Gorizia, rafting sul Tagliamento e picnic in casale a Fagagna.

Tutte le informazioni sull’evento sono disponibili sul sito: eventi.prosciuttosandaniele.it

https://www.ilfriuli.it/articolo/gusto/al-via-aria-di-friuli-venezia-giulia/10/270449

LE SPUGNOLE

Morchella esculenta (L.Pers., Synopsis Methodica Fungorum 618 (1801).

Morchella Ã¨ un genere di funghi appartenenti alla famiglia delle Morchellaceae. Volgarmente questi funghi sono noti come “spugnole“. In tutto nel genere Morchella sono state descritte 15 specie, di cui 6 si trovano in Europa e la cui differenziazione è tuttavia molto incerta.

In questo genere figurano specie con le seguenti caratteristiche.

Corpo fruttifero (Ascocarpo)

Cappello (Mitra)

Completamente saldato al gambo, di altezza variabile da 4 a 12 cm, cavo e brunastro, a forma di spugna, costituito da circonvoluzioni cerebriformi dette “alveoli”.
La superficie della mitra è percorsa da una tipica campitura a forma di nido d’ape, nei cui recessi si formano le spore.
La forma può essere ovale, a pera o a cono appuntito; il colore va dal marroncino all’olivastro passando per l’ocra.

Gambo (Stipite)

Cavo, cartilagineo.

Spore

Color crema oppure giallo-ocra in massa.

  • Asco di Morchella

Carne

Bianco-sporco, spesso fragile e di consistenza cartilaginea.

  • Odore: quasi sempre spermatico, talvolta fungino; grato.
  • Sapore: dolciastro, amabile.

Habitat

Spesso gregarie, le spugnole crescono in primavera in EuropaIndiaPakistanTurchia e Canada, sia nei boschi di conifere che di latifoglie, su terreni ghiaiosi o sabbiosi, ma anche su terreno bruciato.
Alcune specie possono essere coltivate.

Commestibilità

Eccellentecon riserva.
Tutte le specie sono eduli solo dopo bollitura e velenose da crude. La tossina in esse contenuta è nota come Acido elvellico e può essere distrutta tramite bollitura oppure essiccazione.
Tra i funghi commestibili, le spugnole sono al primo posto per quantità di acido fosforico e al secondo posto per ossido di calcio.

da wikipedia

Le caprette di Alessia vi augurano il buongiorno

L’azienda Zore nasce nel 2008 dal forte attaccamento di Alessia al territorio montano di Taipana.

Alleviamo circa 100 capre della razza Camosciata delle Alpi. In primavera ed estate (da maggio ad ottobre) le nostre capre pascolano i terreni che circondano l’azienda, così si cibano soprattutto di erbe ed arbusti e ci aiutano a mantenere pulito questo angolo prealpino. I nostri prati/pascoli sono in conversione al metodo biologico.

Seguiamo il ciclo naturale di riproduzione e utilizziamo alimenti certificati ogm free.

Con il latte delle nostre capre realizziamo artigianalmente numerosi formaggi e latticini senza l’utilizzo di addensanti e conservanti.

Il nostro punto vendita è aperto ogni giorno, dal lunedì alla domenica.

Azienda Agricola Zore
di Alessia Berra
Località Zore, 33040 Taipana
tel.: 3334581123

Ciambellone all’acqua

Potrebbe essere un'immagine raffigurante dessert
E per colazione un sofficissimo ciambellone all’acqua!
di Roberto Zottar
dalla rubrica radiofonica della TgrRaiFVG Vita Nei Campi

Raccontare la tavola italiana con le sue tradizioni antiche e le sue tante sfumature regionali che cambiano colore di borgo in borgo è pressoché impossibile. Quando si tratta poi di prima colazione, il tema si fa ancora più intricato perché se la lista di piatti tipici è densa e articolata, altrettanto sfaccettata è quella dei dolci: da biscotti e frolle, a focacce e brioches, ognuno con la sua declinazione locale. La colazione in Italia assume sapori e forme diverse a seconda del luogo, ma ad un esame più attento però scopriamo che in quasi tutte le regioni c’è, con nomi diversi, un ciambellone. Un dolce povero tipico della tradizione contadina, genuino, ma anche molto gustoso, in grado di saziare più persone con poco. Farina, uova, zucchero, latte, burro o olio, lievito sono gli ingredienti dell’impasto, ma alla ricetta base possono essere aggiunti liquore, yogurt, uvetta, canditi, gocce di cioccolato, o cacao nella versione bicolore.
È un dolce presente dal Piemonte alla Sicilia. In Romagna è ciambella o bensone o brazadela, in Veneto bussolà, in Toscana berlingozzo, nelle Marche ciammella strozzosa, in Umbria torcolo al latte. Da noi qualcuno lo chiama Kugelhupf, anche se per me il vero Kugelhupf è solo quello al lievito di birra, e gli sloveni šarkelj o marmorni Kolač.Perciò oggi faremo un ciambellone all’acqua con la ricetta di Adelaide, un’amica di Web. La ricetta è semplice e rapida, ma il risultato è veramente sofficissimo e gustoso. Mettete nel robot 3 uova e 250 g di zucchero e sbattete fino a farle diventare spumose, come si dice “fin che scrive”, aggiungete 130 g di olio di semi, 130 g d’acqua, un po’ di rum e infine 250 g di farina con una bustina di lievito chimico. Il composto alla fine risulterà piuttosto liquido, ma non aggiungete altra farina, è proprio così che deve venire, ed è questo il segreto della sua morbidezza. Imburrate e infarinate uno stampo a ciambella e versatevi i 3/4 del composto. Nel rimanente impasto, se volete, mettete un cucchiaio di cacao amaro, mescolate e versate nello stampo sul composto bianco. Per un effetto poi marmorizzato fate dei cerchi con un coltello. A piacere all’impasto si può aggiungere un pugnetto di uvetta rinvenuta e infarinata.
Cuocete in forno a 180° per circa 40 minuti, farà fede la prova stuzzica dente. Vi assicuro che non avrete mai mangiato un ciambellone così soffice. Quando lo rifarete potete poi anche sostituire l’acqua con latte o anche con succo d’arancia senza poi usare cacao in questo caso.
Buon appetito! 

Gli asparagi

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Degli asparagi robusti di Adriano Del Fabro

Il primo documento friulano in cui si cita l’asparago è legato a un processo. Infatti, il 5 agosto del 1647, don Valentino di Stefano da Forame, viene condannato a 50 lire di multa per vari reati tra i quali c’è anche il furto di asparagi “nell’orto dei nobili di Attimis”.Durante il pranzo di nozze del conte Carlo Gabrielli, celebrate a Udine nel febbraio del 1727, vennero serviti anche gli “sparesi”, assieme a ostriche e carciofi.Nel maggio del 1773, le monache del monastero di Latisana, registrano sul loro libro dei conti, la “spesa in sparesi” per 3,15 lire, reiterata anche nell’aprile del 1774 e negli anni successivi.L’abate codroipese, Domenico Sabbadini, nel 1826, in una sua rima scrive: “Degli asparagi robusti / Che son grati a tutti i gusti, / E di maggio al ritornar / Mai non devono mancar”. La Tipografia Pascatti di San Vito al Tagliamento, nel 1838, diede alle stampe un opuscoletto di autore anonimo, intitolato: “Memoria sulla coltivazione degli asparagi e dei loro usi”.Tra i documenti sottoscritti nel “trattato di Cormòns”, alla fine della III Guerra d’indipendenza, nel 1866, si trova un elenco di prodotti di particolare pregio che comprendeva anche l’asparago bianco di Sant’Andrea di Gorizia. La sua fama venne poi confermata nello scritto del barone Carl von Czoernig: “Gorizia, la Nizza austriaca”, del 1873, dove si ricorda come: ”Il comune di Sant’Andrea nella prossimità di Gorizia coltiva su vasta scala gli asparagi che vengono spediti lontano… D’altro canto gli asparagi sono coltivati già da molto tempo con ottimi risultati sul territorio di Monfalcone che alimenta coi suoi prodotti il mercato di Trieste”. All’Esposizione di prodotti d’orticoltura e giardinaggio del 1868, tenutasi a Gorizia, G. F. del Torre mise in mostra degli “asparagi giganteschi”.In precedenza, nel 1844, l’abate Leonardo Brumati aveva segnalato come la coltivazione degli asparagi fosse presente negli orti familiari della Bisiacaria. Ancor prima, nel 1728, il pittore-incisore Antonio Dall’Agata magnificava i “grossi e bellissimi spariggi” del Collio.Il settimanale “L’Amico del Contadino”, stampato a San Vito al Tagliamento, si occupa della coltivazione degli asparagi pubblicando due articoli tecnici, nel 1847.Nel 1824, il poeta friulano Pietro Zorutti cantava la bontà degli asparagi di Tricesimo inserendoli nelle sette “Rarità del Friuli” e sorprendendosi della grossezza dei turioni di quella località che aveva ricevuto in dono. Il suo stupore venne poi registrato dall’abate Pirona nel Vocabolario friulano del 1928.L’importanza dell’asparagicoltura tricesimana non era sfuggita a Ippolito Nievo che, nella novella “La Santa di Arra” pubblicata nel 1855, menziona il contadino Tita che si reca a “menar gli asparagi sulla piazza di Udine”.

da vita nei campi

C’e’ fico e fico

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Il fico: se in Friuli non piovesse …di Raffaele Testolin

Cominciamo col dire che c’è fico e fico. Alcune varietà producono due volte in un anno: fioroni in primavera (se l’inverno non è stato troppo freddo) e fichi a fine estate; altre producono solo fichi a fine estate.Direi che con noi il Padreterno è stato – come al solito – poco generoso. Al Sud ci sono varietà che producono anche tre volte in un anno. Ad ogni modo ci accontentiamo.Il fatto di produrre 1 o 2 volte è una caratteristica genetica. Bisogna informarsi quando si acquistano le piante. E qui cominciano i dolori del giovane Werther.I ‘Garden center’ spesso si procurano piante da frutto senza andare per il sottile e così, quando andiamo lì per acquistare la pianta di fico, ci troviamo davanti varietà come il ‘Broggiotto’ – bianco o nero che sia -, il ‘Dottato’ o altre piante con il cartellino ‘fico comune’. Certamente le due varietà che ho citato sono tra le migliori varietà italiane, ma non vanno bene da noi. Se piove un po’ quando maturano i fichi, non raccogliamo niente. Bisogna cercare fichi adatti al nostro ambiente e non è facile. Mi capita spesso – sarà capitato certamente anche a voi – di conoscere gente, che afferma di avere in giardino una varietà di fichi favolosa. Diffidate! I nostri giardini sono pieni di fichi. Alcuni sono interessanti, ma molti non meritano grande attenzione perché spaccano facilmente in prossimità del foro prima di arrivare a maturazione, fermentano e diventano acidi; altri hanno la buccia così delicata che si sciupano solo a guardarli.Allora cosa fare? Dobbiamo farci la pianta da soli. Prima di tutto si vanno a trovare gli amici nella stagione giusta e si assaggiano i loro fichi. Quando avete individuato la varietà che vi piace, tornate dall’amico durante l’inverno, prendete un pollone, di quelli che nascono facilmente alla base dell’albero, tagliatelo a pezzi di 3 gemme, preparate una piccola aiuola in orto o preparate qualche vaso con del buon terriccio e piantate i pezzi (avendo l’avvertenza di tenere le gemme girate per il verso giusto). Curate le piante durante l’estate, dando acqua quando serve e alla fine dell’anno avrete la vostra pianta di fico pronta da mettere in giardino.Se siete pigri, cercate il ‘Figo moro di Caneva’ presso qualche piccolo vivaista oppure a febbraio venite ad acquistare le piante presso l’azienda agraria dell’Università di Udine, in via Pozzuolo 324, dove ho recuperato due varietà che ritengo interessanti per l’ambiente friulano: un ‘fico di Buttrio’, a buccia scura che produce fioroni (non eccezionali) e fichi (molto buoni) e un fico ‘Caterina’, a buccia verde, che produce fioroni e fichi.Per concludere, due parole su quando si raccoglie il fico. Isabella Dalla Ragione, una simpatica agronoma che raccoglie varietà antiche di piante da frutto nell ’ Italia centrale, dice che Il fico va raccolto e mangiato quando ha il collo torto, la camicia strappata da furfante e l’occhio lacrimoso. Se volete crederle …

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