Don Renzo Calligaro

PERSONAGGI DEGNI DI NOTA

“Il giorno 4 dicembre 1973, alle ore 10, l’Arcivescovo di Udine Mons. Alfredo Battisti ha ricevuto in udienza i rappresentanti dei Circoli Culturali della Slavia italiana o Benecia, sorti per salvare e conservare l’identità della comunità vivente in zona, con tutto il suo patrimonio culturale. I circoli culturali hanno esposto all’Arcivescovo la situazione religiosa, sociale ed economica; il ruolo importante svolto dalla Chiesa attraverso il clero locale per la salvaguardia dell’immagine della popolazione”.

L’Arcivescovo, espressa la soddisfazione di essersi potuto incontrare con questa delegazione ha manifestato la sua apertura e la sua disponibilità verso tutte le minoranze etniche, egualmente valide ed importanti di fronte al messaggio cristiano ed alla attenzione della Chiesa; ha auspicato che siano instaurati e continuati sereni contatti che chiariscano i problemi liberandoli da condizionamenti politici; ha assicurato che gli staranno particolarmente a cuore queste popolazioni tanto povere, ma tanto religiose.

Quattro giorni dopo entrava nella parrocchia di Lusevera Renzo, quasi certamente senza troppi sfarzi né festeggiamenti. Per un giovane sacerdote non doveva essere “il massimo” prestare il suo servizio pastorale sul nostro territorio.

Allora la nostra valle non veniva considerata “Terra di incontro e porta di accesso tra oriente e occidente”, ma bensì luogo di scontro, di incomprensioni alimentate da odio e contrasti.

Erano i tempi della guerra fredda, della Gladio, delle minacce e dei soprusi.
Sebbene la chiesa universale avesse già allora stilato i suoi proclami sul rispetto delle minoranze ed il Sinodo Udinese V, dieci anni dopo  (1983-1988), abbia definito le lingue locali come ricchezza e valore e, nonostante l’impegno personale del vescovo Battisti, pur tra mille paure e ripensamenti, i sacerdoti destinati alle nostre zone confinarie spesse volte si trovavano costretti a portare avanti le loro battaglie circa le complessità e le difficoltà tipiche di una terra di confine da soli, seppur considerandole consequenziali al Vangelo.

Dunque Renzo, naš far, ha passato praticamente una vita a prestare il suo servizio pastorale tra di noi, tra la nostra gente e se dobbiamo essere sinceri e, come si suol dire, ne ha viste e ne ha passate tante, senza mai perdere la speranza.

Sicuramente ognuno di noi avrà un episodio da raccontare e da dedicare a Renzo perché quaranta anni sono tanti anche se sono passati molto in fretta.
E in tutti questi anni Renzo ci ha aiutati a riscoprire la nostra dignità di persone che vivono in un territorio montano, la cui parola è ricchezza non discriminazione, ci ha aiutato a crescere, ad avere fede nelle nostre capacità, a voler bene alla nostra terra.

Ci ha trasmesso l’insegnamento che la diversità è ricchezza, un po’ come avviene in una sinfonia, dove i vari strumenti – che don Renzo insegna – pur mantenendo ognuno il proprio suono specifico e il proprio “timbro inconfondibile”, riescono ad accordarsi su un motivo comune e in cui la peculiarità di ogni strumentista viene valorizzata al massimo.
Buoh loni Renzo za tvo dielo med nami. Buoh u te dej šinjè pouno zdrauja, srenće anu pouno liet diela z nami”.

Nedijo popoudné, cierkua na se speka napounila za poslušati koncert »Božić tou terski dolini«. Pieli so kore iz Nediške doline nu iz Karnajske doline, iz Slovenije nu z Trsta.

A će donas se more tuole narediti tou Terski dolini, će tale zemija na je šinjé živa, to ma se zahvaliti še Renzu, ki u znau speka parnestí Besiedo anu moć med judmí, ki zuj hudih časeu nieso već znali viervati tou sebé, a inje speka stojó anu hodijo ta-na pot živjenja. (I.C.)

BUOH LONI don Renzo!!!

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