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Mesi di guerra

La rielaborazione di alcuni spunti di riflessione presentati in eventi pubblici in questi mesi di guerra da Giorgio Comai, ricercatore ad OBC Transeuropa/CCI che da oltre vent’anni frequenta e studia l’area post-sovietica

10/05/2022 –  Giorgio Comai

In questa riflessione, non parlerò delle dinamiche immediate del conflitto, della tragedia umana e umanitaria in corso, né tratterò di soluzioni per il breve periodo. Piuttosto, cercherò di offrire alcuni spunti per comprendere e interpretare quanto sta avvenendo, ragionando sul perché si è arrivati a questa guerra, su cosa le dinamiche che hanno portato all’inizio di questa guerra ci possono dire riguardo ai prossimi mesi, e sugli aspetti che trovo preoccupanti cercando di immaginare scenari di medio periodo.

In questo percorso, parlerò più della Russia che dell’Ucraina. Perché se è vero che la guerra si sta combattendo sul suolo ucraino e a scapito della popolazione ucraina, è a Mosca che si è deciso di iniziare la guerra. Ed è da qui che voglio iniziare: dagli obiettivi che la parte russa si è prefissata fin dall’inizio dell’intervento militare in Ucraina.

Tra gli obiettivi diretti più espliciti, evidenzio in particolare la “denazificazione” dell’Ucraina (questo il termine utilizzato da Mosca), la demilitarizzazione dell’Ucraina, e la difesa della popolazione del Donbas. Mi limito agli obiettivi diretti, e non approfondisco motivazioni politiche più ampie addotte nei mesi scorsi dal Cremlino, come ad esempio l’idea di contrastare l’avanzamento della Nato in Europa centro-orientale, anche perché sostanzialmente incompatibili con il percorso interventista scelto: a maggior ragione se l’invasione si fosse rivelata il grande successo auspicato da Mosca, sembra ovvio che questa avrebbe portato a un rafforzamento della Nato nei paesi limitrofi, non certo a una demilitarizzazione della regione. L’eventualità di un riarmo della Nato sul fronte orientale era presumibilmente ritenuta un effetto collaterale accettabile in cambio di un intervento di successo in Ucraina.

Nei primi giorni dell’invasione, la tutela della popolazione del Donbas era regolarmente presentata come motivazione principale dell’intervento sui principali canali televisivi russi. Si parlava infatti costantemente di “operazione militare speciale per la difesa della popolazione del Donbas” e la retorica dominante era quella da “guerra umanitaria”. Nonostante il grande sforzo mediatico dedicato a promuovere questo aspetto, anche solo considerando il fatto che gran parte dell’avanzata militare russa nelle prime settimane ha avuto luogo a centinaia di chilometri di distanza dal Donbas, pare poco credibile che questo fosse effettivamente il principale obiettivo diretto dell’invasione.

Il secondo obiettivo dichiarato è quello di più difficile interpretazione visto da fuori della Russia, ma è quello che secondo me si può ritenere a tutti gli effetti l’obiettivo diretto principale che ha portato all’invasione, ovvero, la “denazificazione” dell’Ucraina, con tutto ciò che questo comporta.

Immagine della presa di Berlino da parte delle truppe sovietiche - Mosca, Museo della Grande Guerra Patriottica © Igor Lushchay/Shutterstock

Immagine della presa di Berlino da parte delle truppe sovietiche – Mosca, Museo della Grande Guerra Patriottica © Igor Lushchay/Shutterstock

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Lavoro, aerei, cinema, autobus, scuola: ecco come cambiano le regole per le mascherine

Allentata l’ultima restrizione, esclusi ospedali, Rsa e trasporti. Rezza: «In futuro l’obbligo di isolamento sarà raccomandazione»

16 GIUGNO 2022

UDINE. Con la Lega che voleva togliere qualsiasi restrizione e il Ministro Speranza a casa positivo al Covid a difendere almeno le mascherine sui mezzi di trasporto alla fine è passata la mediazione che le toglie da tutti i voli nazionali e internazionali, ma le lascia su bus, metro, treni e navi fino al 30 settembre. Ma la tortura delle mascherine a 40° verrà risparmiata ai ragazzi agli esami di terza media e di maturità, così come si starà senza in cinema, teatri, sale da concerto, palestre e piscine, mentre l’addio ai luoghi di lavoro sembra solo rinviato a fine mese.

dal Messaggero Veneto

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