Pubblicato in: cultura, friuli, letteratura

IL FIGLIO DELLA LUPA

🗓28 Maggio ore 15:00 Mediateca Ugo Casiraghi

📍IL FIGLIO DELLA LUPA

👤Con Andrea Visentin, Anton Špacapan Vončina, Francesco Tomada

Venite ad ascoltare questa storia che è stata vera, i suoi autori e a trovarci al nostro stand ai Giardini!

Pubblicato in: cultura, ricorrenze

Ottant’anni fa nel campo di concentramento di Jasenovac veniva ucciso Zija Dizdarević (1916-1942), uno dei più brillanti scrittori bosniaco-erzegovesi e jugoslavi

27/05/2022 –  Božidar Stanišić

Tutti i racconti di Zija Dizdarević possono essere racchiusi in un unico volume, un volume di piccole dimensione, ma di grande ampiezza e profondità, dovute alla bellezza dello stile narrativo dell’autore. Nell’opus letterario di Dizdarević, morto a soli ventisei anni, spicca il racconto Majka [La madre]. Nessuno scrittore appartenente ai popoli slavomeridionali prima di Zija, ad eccezione di Cankar, è mai riuscito a realizzare un ritratto così suggestivo della propria madre, così come nessuno scrittore bosniaco-erzegovese, fatta eccezione per Andrić, ha saputo esprimere la propria visione della kasaba bosniaca – immersa in un’atmosfera stagnante, tanto che la vita sembrava essersi fermata su un binario morto – in modo così convincente coma ha fatto Zija. E nessuno meglio di lui (mi assumo il rischio di fare anche questa osservazione) ha saputo sintetizzare in un’unica frase la sensazione di dolore provata di fronte alla realtà della Bosnia Erzegovina tra le due guerre mondiali: “Mi addolorano le recinzioni, le cortine, i muri…”.

Anche oggi, se fosse vivo, Zija ripeterebbe quella frase sulle recinzioni, le cortine e i muri. Lui che, essendo cresciuto in una Bosnia attraversata da divisioni e dissidi interni, sognava una convivenza migliore, più solida e più normale. Furono proprio le divisioni e i dissidi interni a conferire alla Seconda guerra mondiale in Bosnia Erzegovina anche il carattere di una guerra civile e fratricida, una tragedia ripetutasi poi nei primi anni Novanta.

Nato nel 1916 a Vitina, nei pressi di Ljubuško, Zija trascorse l’infanzia nella città di Fojnica. Terminata la scuola elementare, si iscrisse alla Scuola di diritto islamico a Sarajevo, dove frequentò anche un istituto per la formazione degli insegnanti. Diplomatosi nel 1936, Zija non riusciva a trovare lavoro come insegnante: appena ventenne fu etichettato come “scomodo” a causa del suo carattere ribelle che lo spinse a partecipare a numerose proteste studentesche e scioperi completamente estranei a qualsiasi distinzione basata sull’appartenenza etnica (la polizia ha un secondo paio di orecchie. Ma l’unica giovinezza capace di andare oltre se stessa è una giovinezza ribelle!).

Non essendo riuscito a trovare un impiego, Zija decise di iscriversi alla Facoltà di Filosofia di Belgrado, dove studiò psicologia e pedagogia. Le prime opere letterarie di Zija, pubblicate in Bosnia, come anche le recensioni positive dei suoi esordi nel mondo della letteratura, avevano suscitato molto interesse anche nell’ambiente studentesco, assai dinamico, della capitale serba prima ancora che Zija vi giungesse. Zija si procurava i soldi necessari per vivere e studiare nella grande città scrivendo brevi racconti per i giornali Pregled Politika e impartendo lezioni private. In quegli anni decise anche di impegnarsi politicamente, partecipando a varie attività messe in atto dalle organizzazioni studentesche a Belgrado e Zagabria. La polizia speciale di Belgrado era a conoscenza dell’impegno politico di Dizdarević, aprendo un fascicolo su di lui contrassegnato come “comunista”. In Bosnia, i fratelli di Zija decisero di seguire i suoi passi (sette fratelli, sette partigiani; Zija e due dei suoi fratelli non vissero abbastanza a lungo per vedere la sconfitta del nazismo). In un’occasione, Raif Dizdarević [1], uno dei fratelli di Zija, affermò che l’orientamento politico di Zija veniva tramandato “da fratello maggiore a fratello minore”.

In quel periodo Zija conobbe Branko Ćopić, che ben presto diventerà il suo migliore amico. Alla fine degli anni Trenta, quando tra gli scrittori jugoslavi di sinistra iniziarono a emergere forti dissensi, Zija non si lasciò influenzare dagli scrittori comunisti dogmatici né tanto meno dall’ideologia del realismo socialista. Quando i comunisti dogmatici attaccarono Miroslav Krleža a causa della sua presa di posizione contro la malefica ingerenza dell’ideologia nell’arte, quando “ad avere un peso decisivo furono le parole di Zogović e Đilas”, Zija, da marxista e comunista, si schierò a difesa dello scrittore zagabrese, e quindi a difesa dell’arte intesa come esercizio creativo della libera volontà. . .continua https://www.balcanicaucaso.org/aree/Bosnia-Erzegovina/La-nebbia-argentea-dei-racconti-di-Zija-218354