PASQUA

PRIMO LEVI

PASQUA

Ditemi in cosa differisce
questa sera dalle altre sere?
In cosa, ditemi, differisce
questa pasqua dalle altre pasque?
Accendi il lume, spalanca la porta
che il pellegrino possa entrare,
gentile o ebreo:
sotto i cenci si cela forse il profeta.
Entri e sieda con noi,
ascolti, beva, canti e faccia pasqua.
Consumi il pane dell’afflizione,
agnello, malta dolce ed erba amara.
Questa è la sera delle differenze,
in cui s’appoggia il gomito alla mensa
perché il vietato diventa prescritto
così che il male si traduca in bene.
Passeremo la notte a raccontare
lontani eventi pieni di meraviglia,
e per il molto vino
i monti cozzeranno come becchi.
Questa sera si scambiano domande
il saggio, l’empio, l’ingenuo e l’infante,
E il tempo capovolge il suo corso,
l’oggi refluo nell’ieri,
come un fiume assiepato sulla foce.
Di noi ciascuno è stato schiavo in Egitto,
ha intriso di sudore paglia e argilla
ed ha varcato il mare a piede asciutto:
anche tu, straniero.
Quest’anno in paura e vergogna,
l’anno venturo in virtù e giustizia.

9 aprile 1982

(da Ad ora incerta, Garzanti, 1984)

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E dunque è Pasqua – in questo caso la Pesach ebraica. Primo Levi ripropone in questa sua poesia alla ricerca delle radici suggestioni legate all’intimo significato della festa, alla liberazione del popolo ebraico dall’Egitto e all’esodo verso la Terra promessa ma anche all’ultima e definitiva redenzione. Primo Levi – ateo dopo l’esperienza di Auschwitz – allarga il discorso ad ogni uomo, “gentile o ebreo”: nella sera di Pasqua tutto diventa possibile e il male si trasforma in bene, la paura e la vergogna diventano virtù e giustizia.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO/PEXELS

https://cantosirene.blogspot.com/2022/04/la-sera-delle-differenze.html