Pubblicato in: benecia, friuli

Un futuro migliore?Serve più identità

Con l’anno nuovo, e abbandonando senza troppi rimpianti quello vecchio, ci sono motivi per sperare, ma anche motivi per ragionare criticamente. Certamente, la condizione attuale degli sloveni del Friuli non sembra essere favorevole.

Almeno, con tanta esperienza accumulata, a questo punto di una millenaria storia, abbiamo gli elementi per capire che cosa non fare – piuttosto che semplicemente cosa fare –, quali sono gli errori commessi, quelli da evitare, quali i modelli di sviluppo da realizzare, quali gli esempi da seguire.

Certamente, adesso sappiamo che è importante prima di tutto guardare alle risorse che abbiamo «in casa» (valori di comunità e solidarietà, ambiente e paesaggio, cultura locale, ma anche risorse energetiche, materie prime, bosco e legname, frutticoltura e vigneti, agro-food di qualità), e in genere alle risorse tipiche della nostra terra, pregiate, rinnovabili e sostenibili.

Sappiamo anche, e ovviamente, che con l’«alta politica» è necessario avere un buon rapporto ma sappiamo anche che le direttive «dall’alto» ci fanno spesso solo confusione: siamo rimasti in pochi, troppo pochi, e proprio per questo dobbiamo stare attenti a non cadere nelle varie «guerre» combattute da altri.

Sappiamo anche che i soldi regionali o europei non possono risolvere tutto, e che è altrettanto importante per le nostre comunità periferiche non dipendere esclusivamente da risorse che appaiono, nei proclami, abbondanti e vantaggiose, ma che nella realtà portano spesso a distorsioni; risorse che a volte si dissolvono come neve al sole.

Sappiamo anche che la nostra condizione di minoranza si combina ad altre –anch’esse sfavorevoli – che caratterizzano la montagna friulana e italiana in genere (spopolamento, crisi della comunità rurale, abbandono dei territori, tassazioni sproporzionate, frammentazione amministrativa, debolezza dell’imprenditoria locale, dipendenza dai centri dell’amministrazione). E sappiamo anche che molti dei problemi che caratterizzano le nostre comunità potrebbero avere soluzioni semplici, immediate, di tipo pratico: le stesse che per qualche motivo, e paradossalmente, spesso non vengono predisposte.

Igor Jelen

Per tutti questi motivi non ci facciamo illusioni; la condizione delle comunità periferiche, così come di quelle etniche e linguistiche – qui come altrove – è debole, e in progressivo peggioramento; non ci sono molti casi di minoranze autoctone che dimostrano di saper resistere e di crescere. Ma sappiamo anche che tra i pochi modelli socio-economici, ovvero culturali e identitari che si possono citare ad esempio, e che quanto meno sembrano prospettare una certa stabilizzazione, ci sono quelli dei nostri corregionali sloveni di Gorizia e Trieste, tra Collio e Carso, con i quali – almeno dal mio punto di vista, dal punto di vista di uno che guarda alla realtà dagli 850 metri di quota di Fusine Laghi – ci sentiamo accomunati come non mai in questo periodo di difficile transizione. (Igor Jelen, professore di Geografia politica ed economica all’Università di Trieste)

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