I GIORNI DELLA MERLA

 29-30 e 31 gennaio secondo la leggenda dovrebbero essere i giorni più freddi dell’anno.

da wikipedia

Un tempo i contadini del Friuli osservavano le condizioni meteorologiche dei tre giorni della merla e, sulla base di esse, facevano le previsioni sul tempo dei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Se il 29 era molto freddo e soleggiato anche l’ormai passato gennaio, era stato per la maggior parte dei giorni freddo ma soleggiato, mentre se il 30 era piovoso e più mite, anche la maggior parte del mese di febbraio sarà piovoso e le temperature saranno più miti. 

Una volta i merli erano tutti bianchi.Si narra che una merla con i suoi piccoli si rifugiò in un camino.Terminato il freddo uscì,ma gli uccelli erano tutti neri di fuliggine e non furono riconosciuti dai loro simili.

Questa è una leggenda che mi raccontò la mia maestra delle scuole elementari.Oggi non so se la raccontano ancora.

Tre Vicari per Valcanale

Nella chiesa di Tarvisio/Trbiž è stata celebrata, giovedì, 30 dicembre, la Messa di presentazione dei sacerdoti che aiuteranno il parroco della Collaborazione pastorale, don Alan Iacoponi. Nel presiedere la celebrazione insieme a padre Gabriel Msuya, proveniente dalla Tanzania, e don Sudhakar Gode e don Kouju Ventkata Ratnam, provenienti dall’India, don Iacoponi ha notato come, sull’altare, tre continenti incontrassero l’Europa. Il parroco di Tarvisio, infatti, viene dalla Bolivia. Similmente, partendo dalla piccola Betlemme, la forza di Cristo ha avvolto il mondo intero. Nel corso della celebrazione, una fedele della diocesi di Concordia-Pordenone ha espresso parole di ringraziamento a don Sudhakar e don Kouju, a nome della propria comunità. Prima di giungere in Valcanale alcune settimane fa e stabilirsi a Camporosso/Žabnice, dove resteranno per due o tre anni, infatti, i due sacerdoti hanno prestato per sei anni la propria opera nel Friuli occidentale.

Ritornato da poco da un periodo in Tanzania, invece, padre Gabriel Msuya risiede a Valbruna/Ovčja vas e presta la propria azione pastorale nella Collaborazione pastorale di Tarvisio da oltre un anno. Afferisce alla Comunità religiosa dell’Opera dello Spirito Santo e resterà nella Collaborazione di Tarvisio per un tempo indeterminato, a seconda degli accordi che prenderanno lui e i suoi superiori coll’arcivescovo di Udine, mons. Mazzocato. Don Gabriel Msuya ha notato come nella Collaborazione pastorale di Tarvisio, in una zona di confine, oltre all’italiano che i due vicari parrocchiali indiani hanno già imparato, vi siano anche altre culture e lingue da imparare, come lo sloveno, il friulano e il tedesco.

Il tema della grande ricchezza rappresentata da questa varietà linguistica e culturale è stato ripreso da don Iacoponi, che ha tenuto a ringraziare mons. Mazzocato per la presenza di ben tre vicari parrocchiali sul territorio, con cui dividerà le incombenze. Permetteranno di celebrare l’Eucarestia con molta più frequenza che in altre zone dell’arcidiocesi. Alla celebrazione è seguito un breve momento conviviale.

continua in sloveno https://www.dom.it/trije-vikarji-za-kanalsko-dolino_tre-vicari-per-la-valcanale/

Cividale ricorda i duecento anni della nascita di Adelaide Ristori

Dopo le importanti iniziative realizzate nel 2006 dall’amministrazione comunale di Cividale del Friuli per celebrare i 100 anni della morte di Adelaide Ristori (il ricordo va soprattutto alla mostra sui costumi originali di scena), sabato 29 gennaio prenderà avvio l’anno del bicentenario della nascita della grande attrice tragica che vide la luce nella città ducale proprio in quella data.

Adelaide Ristori nacque infatti a Cividale il 29 gennaio 1822 alle due di notte, nella contrada S. Tommaso (attuale via Ristori), nella locanda al civico numero 284, in una famiglia di teatranti allora impegnati in spettacoli nel locale teatro sociale. Nessuno poteva immaginare che sulla facciata di quella locanda, tanti anni dopo, sarebbe stata murata una lapide sulla quale, tra l’altro, si legge “…Gloria del Teatro Italiano…” e che la Ristori sarebbe stata collocata nella triade delle grandi attrici del secolo scorso, accanto a Carlotta Marchionni (1796-1861) ed Eleonora Duse (1858-1924).

“Sarà un anno importante durante il quale omaggeremo la nostra grande attrice Adelaide Ristori in vari momenti e con diverse iniziative – spiega Angela Zappulla referente dell’Assessorato alla Cultura – abbiamo appena presentato un progetto culturale alla Regione Friuli Venezia Giulia che auspichiamo venga finanziato, lavoreremo tutto l’anno con le associazioni del territorio anche su progetti locali, in estate inaugureremo il monumento della Ristori colmando un vuoto storico e forte sarà la collaborazione con il Soroptimist Club di Cividale che da tanti anni organizza il Premio Ristori durante Mittelfest. La giornata del 29 gennaio sarà solo il primo momento, doveroso, di ricordo ad Adelaide attrice, donna, imprenditrice, patriota”.
Le celebrazioni di sabato 29 gennaio si articoleranno in due appuntamenti: alle ore 11.30 presso il monumento all’attrice in foro Giulio Cesare, l’amministrazione comunale, assieme al Soroptimist Club di Cividale, le porgerà omaggio in una cerimonia commemorativa simbolica (e molto limitata causa pandemia) che aprirà ufficialmente l’anno della Ristori.

In serata, alle ore 21.00 il Teatro Comunale Adelaide Ristori ospiterà il gruppo formato da Roberto Tombesi, Corrado Corradi e Rachele Colombo con lo spettacolo “Passeggeri”, che unisce momenti musicali e cenni storici desunti dagli archivi epistolari familiari di uno dei componenti del gruppo.

Nel 1874, infatti, Adelaide Ristori intraprese la famosa tournée artistica denominata Il giro del mondo. Il viaggio per mare, che durò venti mesi e diciannove giorni, fu il più grandioso che mai abbia compiuto una compagnia teatrale.
Il bisnonno di Corrado Corradi, Marco Piazza, era Primo Attor Giovane. Le sue preziose lettere ai genitori, raccolte e pubblicate nel 1948, rappresentano la memoria storica fedele di trionfi dalle proporzioni mai più raggiunte, ma anche la diretta testimonianza di un’avventura epica, unica. Da qui le suggestioni suscitate dalla lettura: l’incontro con differenti culture, gli approdi difficili, i pericoli di una natura madre e matrigna, l’umanità dei passeggeri.
Lo spettacolo è ad ingresso gratuito; l’accesso è consentito con super green pass e con mascherina FFP2.

https://www.ilfriuli.it/articolo/spettacoli/cividale-ricorda-i-duecento-anni-della-nascita-di-adelaide-ristori/7/259575

Giornata della Memoria

da fb

Sabato 29 gennaio 2022 ore 16.30in occasione della Giornata della Memoria dell’Olocausto e nell’ambito della mostra “Lo spazio tra la gente” al Museo Etnografico del Friulivi invitiamo all'”Appuntamento sulla panchina”.Kirsten Maria Duesberg, Gian Paolo Gri e Mario Novello presenteranno il libro “Dove ci portate? Kam nas peljete? Wohin bringt ihr uns?”pubblicato a cura di Paolo Ferrari e Kirsten Duesberg (Collana Kappa Vu Storia, 2019)Dove ci portate? è il titolo di una ricerca e di una pubblicazione dedicate alla storia di tre donne e cinque uomini, originari delle comunità di lingua tedesca e slovena della Val Canale e di Tarvisio, i quali a maggio 1940 furono deportati, nell’ambito delle cosiddette “opzioni italo-tedesche”, dall’Ospedale psichiatrico di Udine in Istituti nella Germania del Terzo Reich.Saggi e testimonianze fanno conoscere e ricordano le vite e i destini delle persone, invitano a riflettere sul ruolo della psichiatria durante il fascismo e il nazionalsocialismo, sui temi centrali dell’antropologia: confini, identità, purezza e contaminazione e sulle potenzialità di una ricerca transfrontaliera.Un’iniziativa di Heimat museo. Archivio diffuso di storie ritrovate.

Giocate almeno la schedina!

Molte sono le ragioni per preoccuparsi di fronte alle conseguenze della pandemia e molte anche di fronte al problema di poter sfruttare efficacemente e globalmente la straordinaria occasione dei contributi europei del Pnrr, Piano nazionale di ripresa e resilienza. Se tanto mi dà tanto, leggendo come sono stati distribuiti tra i Comuni italiani i fondi destinati alla Rigenerazione urbana, mi sorgono perplessità e domande a iosa. Va detto subito che la cifra posta per il primo bando per la Rigenerazione assomma a 3 miliardi e 400 mila euro e che sono stati approvati 1.748 progetti presentati da 483 Comuni dei 7.904 che fanno l’Italia. Il bando prevedeva fino a 5 milioni per Comuni sotto i 50 mila abitanti, 10 milioni per quelli tra i 50 e 100 mila e 20 milioni per quelli oltre. Leggendo la tabella che riassume i contributi destinati per ognuna delle 20 Regioni, mi ha colpito, come uno schiaffo, la cifra destinata a questa nostra Regione.

Sarà che, come autonomo, il FVG sia stato visto ed interpretato anche nel senso che basti a se stesso e che si amministri e finanzi da sé, ma quel misero 1.528.000 che si becca il solo comune di Monfalcone, tra i 215 della Regione, per qualche restauro, fa cadere le braccia anche a Sansone tra i Filistei. Il fatto è che il FVG non è né Sansone né Ercole; a volte mi viene da vederlo piuttosto un Brancaleone alla ricerca di una qualche identità, persa già ai tempi della sua costituzione. Se la Valle d’Aosta ne guadagna quasi 11 milioni di euro per i suoi progetti, l’Alto Adige più di 18 ed il Veneto, per dire, si deve accontentare dei suoi 30, non piangono di certo la Campania coi suoi 486 milioni o la Sicilia (417) e nemmeno l’Emilia Romagna (235), la Lombardia (174) e la Sardegna (150).

Confesso che non so come interpretare questa sperequazione finanziaria. D’accordo, che il nostro Sud, che da una vita piange il morto, si prenda la metà dell’intero malloppo, la si può digerire, anche nella speranza che ne usufruisca in maniera più proficua e diretta di quanto la storia ci avverta, io mi augurerei una qualche giustizia distributiva meno bendata, perché un piano economico di questo tenore non è la Lotteria di capodanno. Mi chiedo come si sia arrivati a questi dati, e non so come spiegarmelo.

Dunque, si tratta di un bando pubblico cheprevedeva, entro determinati tempi, la presentazionedi precisi programmi e progetti di spesa per

una rigenerazione urbana dei Comuni richiedenti. L’iniziativa era, allora, affidata alle amministrazioni comunali? Se solo quello di Monfacone ha ottenuto qualcosina per uno specifico progetto, gli altri 124 comuni della Regione han dato forfait? Non credo, e se così fosse successo, è solo di essi la colpa per un concorso mancato?

Mi immagino l’entusiasmo di qualcuno dei nostri amministratori, che già nella banale quotidianità del tran tran hanno le loro inferocite gatte da pelare. Arrivare a Roma con un plico ben redatto, tale che miri a qualcosa di più del rifacimento del tetto del magazzino comunale non è da tutti, perché bisogna essere capaci di fare qualcosa di più e di meglio che redigere un curriculum vitae per trovare un lavoro. E mi domando, ancora, quale sia stata, se effettivamente ci sia stata, una mano disponibile ed esperta capace di dare spunti, assistenza e che sia in grado di valutare le esigenze prioritarie del territorio regionale. Ricordo con un certo rammarico il flop relativo a diversi bandi europei con i Programmi di cooperazione transnazionale Interreg Central Europe. Nei miei ricordi furono le nostre associazioni slovene a strappare qualche milioncino per realizzare il centro SMO di Å pietar/San Pietro al Natisone, mentre la parte del leone andava a Regioni limitrofe, fino all’Emilia Romagna in solido con Maribor in Slovenia. Non so perché, ma in un certo modo mi sento un po’ umiliato da questa incapacità regionale di usufruire delle opportunità che vengono offerte.

Per un altro bando di Rigenerazione urbana sono in arrivo 300 milioni. I comuni sotto 15.000 abitanti possono associarsi per superare quel limite ed ottenere contributi fino a 5 milioni di euro. Hanno tempo fino al 31 marzo ’22. C’è qualche spiraglio di iniziativa nelle Valli? Per ottenere bisogna saper chiedere, presentare progetti concreti e credibili. A tal proposito mi viene in mente un vecchio aneddoto. Un poveraccio supplica insistentemente, da settimane, S. Gennaro di farlo vincere al totocalcio. Finalmente, un po’ seccato, il santo risponde: «Giocati almeno la schedina!».

Riccardo Ruttar

Negare la presenza della comunità slovena a Cividale è offensivo

Il parlamentare Roberto Novelli non perde l’occasione di dimostrare la sua contrarietà nei confronti della comunità slovena della provincia di Udine. Secondo l’interessato l’inserimento di Cividale nel perimetro territoriale in cui si applica la tutela della minoranza slovena è “stato del tutto ingiustificato, sul piano storico e culturale ed è percepito come un’ingiustizia dai cittadini”. Argomentando la sua osservazione il parlamentare evidenzia come negli ultimi tre anni siano state rilasciate soltanto 34 carte di identità bilingui. Secondo Novelli la situazione è differente a Trieste e Gorizia, comuni caratterizzati “dall’effettiva presenza della minoranza slovena, la quale andrebbe qualificata come minoranza nazionale, la cui tutela presenta implicazioni peculiari, anche sotto il profilo della politica estera e dei rapporti internazionali con la Slovenia.”
“Negare la presenza della comunità slovena a Cividale è offensivo e rappresenta da parte del parlamentare Novelli un tentativo di dividere una comunità mista”. Lo sostiene la senatrice del Partito Democratico Tatjana Rojc. Secondo la parlamentare, se si conosce la storia si sa che gli sloveni sono insediati nel Cividalese dal VI-VII secolo, dal 1866 si sono staccati dal corpo unitario e sono passati sotto l’Italia, ma questo non fa di loro una entità sconosciuta. Parlare oggi di Cividale, a 20 anni dalla legge di tutela, come di un territorio che non ha una presenza slovena è un’offesa gravissima.” Per Tatjana Rojc si tratta di un nuovo tentativo di dividere la comunità cividalese, composta da elementi italiani, sloveni e friulani. “È questa la logica – aggiunge – in cui rientra il tentativo di separare il dialetto sloveno della Val Resia dall’ambito della tutela della lingua slovena in Italia. Lo sloveno ha centinaia di forme dialettali e il resiano è una delle più arcaiche che si sono mantenute sino ai giorni nostri, essendo parlata da una comunità di lingua slovena rimasta isolata nelle valli per motivi geografici”.
Per quanto riguarda invece la proposta di Novelli di ‘riclassificare’ la minoranza slovena come ‘nazionale’ e non più ‘linguistica’ ai fini della tutela, la senatrice osserva che la legge non considera le minoranze nazionali. La Costituzione parla di minoranze linguistiche da tutelare con apposite norme, mentre la legge 482 del 1999 definisce e tutela le minoranze storiche, ovvero le comunità autoctone presenti in Italia che sono la francofona nella Val d’Aosta, la germanofona in Trentino-Alto Adige e quella slovena in Friuli-Venezia Giulia.
“Non posso commentare dichiarazioni fatte da altri e ognuno è responsabile delle proprie parole,” è stata la risposta che la sindaca di Cividale Daniela Bernardi ha dato ad una nostra collega del quotidiano sloveno Primorski dnevnik. La prima cittadina ha ricordato la proficua collaborazione con il circolo di cultura sloveno Ivan Trinko e in particolare con la presidente Iole Namor. Per quanto riguarda l’inclusione di Cividale nell’area di attuazione della legge di tutela, che il suo vicesindaco contesta, ha evidenziato che non c’è alcun problema: “Il punto di partenza è che siamo tutti italiani, ma ognuno con le proprie radici, con la propria cultura, il dialetto”. Per la prima cittadina ci sono persone interessate a coltivare le proprie radici e altre che a questo non sono interessate, e questo è possibile in un’Italia libera e democratica.
(r.p.)

PER NON DIMENTICARE

Auschwitz di Salvatore Quasimodo

Laggiù, ad Auschwitz, lontano dalla Vistola,
amore, lungo la pianura nordica,
in un campo di morte: fredda, funebre,
la pioggia sulla ruggine dei pali
e i grovigli di ferro dei recinti:
e non albero o uccelli nell’aria grigia
o su dal nostro pensiero, ma inerzia
e dolore che la memoria lascia
al suo silenzio senza ironia o ira.
Da quell’inferno aperto da una scritta
bianca: ” Il lavoro vi renderà liberi “
uscì continuo il fumo
di migliaia di donne spinte fuori
all’alba dai canili contro il muro
del tiro a segno o soffocate urlando
misericordia all’acqua con la bocca
di scheletro sotto le doccie a gas.
Le troverai tu, soldato, nella tua
storia in forme di fiumi, d’animali,
o sei tu pure cenere d’Auschwitz,
medaglia di silenzio?
Restano lunghe trecce chiuse in urne
di vetro ancora strette da amuleti
e ombre infinite di piccole scarpe
e di sciarpe d’ebrei: sono reliquie
d’un tempo di saggezza, di sapienza
dell’uomo che si fa misura d’armi,
sono i miti, le nostre metamorfosi.

Sulle distese dove amore e pianto
marcirono e pietà, sotto la pioggia,
laggiù, batteva un no dentro di noi,
un no alla morte, morta ad Auschwitz,
per non ripetere, da quella buca
di cenere, la morte.

dal web

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