Stazione-postaja Topolò

 Stazione _ Postaja 2021. com. stampaVenerdì 2 luglio: AperturaL’apertura è prevista in piazza grande per le sei di sera, con i saluti dei curatori e delle autorità. A seguire, il primo dei molti appuntamenti che si svilupperanno fino al 18 luglio: il concerto di canti della tradizione mediterranea eseguiti dalla voce di Klarisa Jovanovič, accompagnata dalla chitarra di Luka Ropret. Il concerto è in collaborazione con Cooperativa culturale Maja-Across the border 2021Con il buio, la prima assoluta di 4 corti di una stella del cinema d’arte, l’americano Bill Morrison che con Topolò mantiene un privilegiato rapporto di amicizia fin dalle primissime edizioni, quando vi giunse come giovane e ancora sconosciuto studente di Fabrica, il progetto di Benetton.A seguire, nel buio della notte un’altra voce, quella di Patrizia Oliva con Le stelle di Topolò saranno sempre; il concerto di Oliva è anche il primo appuntamento del progetto internazionale Sweet Light-Seeking Darkness. In funzione, in loop, anche le video-installazioni del regista nepalese Sagar Gahatraj, della regista Micol Roubini (Appunti per un film ucraino) e l’audio-installazione Suoni della Terra, realizzata a Topolò e nei suoi dintorni da Radio France Internationale nel corso del 2020.Stazione di Topolò è resa possibile dal contributo della Regione Friuli Venezia Giulia e dalla Fondazione Friuli, Si raccomanda di rispettare le regole dovute all’emergenza sanitaria. Gli eventi si svolgeranno all’aperto e l’ingresso è libero.

Topolò e’ un paesino delle #vallidelnatisone. Il nome del borgo deriva dall’albero del pioppo, in sloveno “topol”. 🏘 E’ famoso per la manifestazione internazionale”Stazione Topolò-Postaja Topolove” che tocca vari campi dell’ arte e della comunicazione: filmati, disegno, fotografia, musica, poesia, teatro.
👉Si svolge ogni anno nel mese di luglio e gli artisti che provengono da tutto il mondo, sono impegnati nel campo della ricerca e della sperimentazione su varie discipline . Vengono ospitati nel piccolo borgo di Topolò dove effettuano un “intervento” sulla base degli stimoli ricevuti dal luogo stesso.
🥰 Non ci sono bar a Topolò, né negozi; qui finisce l’asfalto, non ci sono collegamenti con il fondovalle e solo 20 abitanti dei 400 che furono.
Gli incontri avvengono nelle piazzette, nei vicoli, nei fienili, nei boschi …….. 🌙Appuntamento “verso sera”, “al tramonto”, “nella notte”, “con il buio”….
E tutto è gratuito.

PROGRAMMA E INFO
https://www.stazioneditopolo.it/…/index_edizione2021.php

www.slow-valley.com

credits by: https://www.cividale.com/it/stazione_di_topolo
Cividale.COM

I fucilati di Cercivento

I fucilati di Cercivento, una storia che va ricordata

Il caporal maggiore Silvio Gaetano Ortis,25 anni di Paluzza, il caporale Basilio Matiz, 22 anni di Timau, il caporale Giovan Battista Corradazzi 23 di Forni di Sopra e il soldato Angelo Massaro 22 di Maniago dell’VIII Reggimento alpini appartenenti alla 109.ma Compagnia del Battaglione ‘Monte Arvenis’, i fucilati di Cercivento, i fusilâz di Çurçuvint in friulano, vennero uccisi all’alba del primo luglio del 1916, con la faccia rivolta al nemico, davanti al muro di cinta del cimitero di Cercivento, Udine. Alpini appartenenti alla 109.ma Compagnia del Battaglione ‘Monte Arvenis’, si erano opposti al comando del loro capitano di uscire in avanscoperta sul monte Cellon richiedendo l’ausilio dell’artiglieria e di agire di notte e accusati dal proprio Comandante di Compagnia, il capitano Armando Ciofi e il suo vice tenente Pietro Pasinetti, d’insubordinazione e ribellione .In base all’articolo 114 del codice penale militare: rivolta in faccia al nemico, per quattro Alpini le accuse del tribunale si commutarono in condanne a morte, per altri ventinove a 145 anni di carcere complessivi e per i rimanenti militari in assoluzioni.

Ne ha scritto Paolo Rumiz in un articolo del 31 ottobre 2014 pubblicato sull’Espresso:

Quella di Cercivento è una storia che riassume le altre. È il giugno del ’16. Gli austriaci stanno sfondando su Vicenza con la Strafexpedition. Nella zona del Monte Coglians c’è il battaglione alpini Tolmezzo, considerato infido dagli ufficiali “forestieri” per via dei cognomi mezzi tedeschi dei carnici arruolati e dei tanti di essi che hanno lavorato da emigranti in terra d’Austria. Hanno una perfetta conoscenza del terreno, ma gli alti comandi non si fidano a sfruttarla e insistono a ordinare azioni suicide. Quando viene deciso un attacco alle rocce della cima Cellon in pieno giorno e senza supporto di artiglieria, alcuni soldati suggeriscono di compiere l’assalto col favore della notte. È quanto basta perché il comandante, un napoletano di nome Armando Ciofi, coperto dal tenente generale Michele Salazar, comandante della 26ª divisione, gridi alla “rivolta in faccia al nemico” e ordini la corte marziale. Il processo si svolge di notte, in una cornice lugubre, nella chiesa che il prete di Cercivento, terrorizzato, è obbligato a desacralizzare. Sul processo incombono le circolari Cadorna, che chiedono “severa repressione”, diffidano da sentenze che si discostino “dalle richieste dell’accusa” e ricordano il “sacro potere ” degli ufficiali di passare subito per le armi “recalcitranti e vigliacchi”. Gli accusati sono decine, e ciascuno ha nove minuti per l’autodifesa. Un’ora prima dell’alba, la sentenza. Quattro condanne alla fucilazione. Tutti carnici: Giambattista Corradazzi, Silvio Gaetano Ortis, Basilio Matiz e Angelo Massaro, emigrante in Germania che ha scelto di rientrare “per servire la patria”. Mentre lo portano via grida: “Ecco il ringraziamento per quanto abbiamo fatto”. Il prete, don Zuliani, confessa i morituri. È sconvolto, propone inutilmente di sostituirsi ai soldati davanti al plotone. Dopo, non vorrà più rientrare nella chiesa “maledetta ” e diverrà balbuziente a vita. La prima scarica uccide tre condannati, solo Matiz è ferito e si contorce urlando. Lo rimettono sulla sedia. Nuova scarica e non basta ancora. Perché sia finita ci vogliono tre colpi di pistola alla testa.

Un docufilm “Cercivento, una storia che va raccontata”, realizzato dalla Regione FVG con il Comune di Cercivento, ricostruisce la fucilazione dei 4 alpini, la cui presentazione e prima proiezione è avvenuta lo scorso 25 maggio a Tolmezzo. Il documentario é stato proiettato lo scorso 16 luglio a Roma, nella sala Caduti di Nassirya del senato. Organizzatrice è stata la senatrice Tatjana Rojc che poco prima aveva dichiarato a Friuli sera: “Sono orgogliosa di contribuire a presentare al Senato un capitolo della nostra storia più dolente, vissuta sulla terra del Friuli Venezia Giulia durante la Grande Guerra. Il disegno di legge per la restituzione dell’onore ai cosiddetti ‘fusilaz’ di Cercivento è il pagamento di un debito ancora sospeso, per le vite strappate a giovani ingiustamente accusati di viltà”.
Il link con il trailer del documentario è il seguente:
https://www.youtube.com/watch?v=2Y2iQQZtjC0

La senatrice triestina Rojc è prima firmataria del ddl “Disposizioni per la riabilitazione storica degli appartenenti alle Forze Armate italiane condannati alla fucilazione dai tribunali militari di guerra nel corso della Prima Guerra mondiale”. Il documento, chiede all’art. 1: “la restituzione dell’onore agli appartenenti alle Forze armate italiane che, nel corso della Prima Guerra mondiale, vennero fucilati senza le garanzie del giusto processo, con sentenze emesse dai tribunali di guerra” e promuove “il recupero della memoria” di tali caduti e in particolare iniziative di “ricerca storica volta alla ricostruzione delle drammatiche vicende del primo conflitto mondiale con specifico riferimento ai tragici episodi dei militari condannati alla pena capitale”.

https://www.pressenza.com/it/2019/11/i-fucilati-di-cercivento-una-storia-che-va-ricordata/