Categorie
slovenia,

LA POTICA AL DRAGONCELLO

Potrebbe essere un'immagine raffigurante dessert
DA VITA NEI CAMPI FB

Una altro caso tocai anche per le nostre putizze?di Roberto Zottar

Il 21 aprile scorso l’Unione Europea ha riconosciuto la “Slovenska potica” come specialità tradizionale garantita. Nel processo di esame della Commissione Europea, solo l’Austria, purtroppo, ha presentato un’obiezione, perché voleva proteggere i suoi produttori che realizzano dolci con un nome simile, come Potize e Putize.

La Commissione alla fine ha deciso che la produzione non sia geograficamente limitata, ma ha posto come condizione di autenticità la realizzazione in conformità ad un disciplinare approvato da Bruxelles. Quindi, forse, le nostre putizze sono salve! Memori del caso tocai, speriamo, che ci siano adesso iniziative da parte delle Istituzioni italiane per proteggere le gubane delle Valli del Natisone, le Gubane di Cividale e di Gorizia, il Presnitz e il Reindling della Val Canale e, se servisse, siamo a disposizione!Le origini della potica sono medievali, monastiche, e le sue prime descrizioni si trovano già nel 1689 nell’opera Die Ehre des Hertzogthums Crain, La Gloria del Ducato di Carniòla, dello storico Janez Vajkard Valvasor. In analogia al termine gubana che è ricollegabile al verbo sloveno gubati “increspare, fare pieghe” con riferimento all’arrotolamento del dolce, anche il termine potica, contrazione di potivica, “rollata”, è un derivato dal verbo che significa “arrotolare, avvolgere”. La gubana delle Valli del Natisone e la potica sono strettamente imparentate e si differenziano sostanzialmente, nel caso sloveno, per la cottura in uno stampo e per una stesura sia del ripieno che dell’impasto più sottili e quindi il dolce al taglio ha più spire. La mia ricetta di oggi, che è di uno chef stellato di Cormons, non poteva che essere quella di una putizza, non con noci, ma con dragoncello, la pehtranova potica, versione che è inclusa nel disciplinare di tutela europeo ed è un dolce caratteristico anche del Collio dove il dragoncello è molto più profumato del famoso estragon francese. Per 3 putizze, fate una impasto con 1 kg di farina, ½ l latte, 60 g di lievito fresco, 150 g di zucchero, 200 g di burro, 6 tuorli, e pizzico di sale. Fate lievitare al raddoppio. Per il ripieno mescolate 1 kg di ricotta asciutta con 350 g di zucchero, vanillina, la scorza grattata di 3 limoni e 160 g di foglie di dragoncello tritate. Dividete l’impasto in 3 e stendete la pasta a mezzo centimetro. Spalmate con uno strato sottile e uniforme di ripieno. Arrotolate, date la forma acciambellata e sistemate in uno stampo. Fate ri-lievitare, pennellate d’uovo e cuocete a 160° per 45’. Questa putizza non solo vi delizierà il palato ma vi riempirà anche la casa di dolce profumo.

Categorie
Senza categoria

Le storie operaie finiscono male — La Bottega del Barbieri

Nei media e nel mondo dell’editoria si preferiscono storie in cui i giovani a 22 anni si divertono e fanno i master all’estero, non le operaie tessili, quelle «non esistono più». Finché non si muore dentro una macchina di Alberto Prunetti (*)   Gli operai esistono e muoiono tre ogni giorno, ma di rado le…

Le storie operaie finiscono male — La Bottega del Barbieri
Categorie
Senza categoria

buona giornata

Nessuna descrizione della foto disponibile.
foto di Marco Pascolino

“Hai appreso anche tu quel segreto del fiume: che il tempo non esiste?”.”…il fiume si trova dovunque in ogni istante, alle sorgenti e alla foce, alla cascata, al traghetto, alle rapide, nel mare, in montagna, dovunque in ogni istante, e per lui non vi è che presente, neanche l’ombra del passato, neanche l’ombra dell’avvenire”. dal libro “Siddharta” di Hermann Hesse