Pasolini: a Casarsa per la prima volta esposti i ‘quaderni rossi’, diario sentimentale**

DI ADNKRONOS

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(Adnkronos) – A sottolineare la profonda conoscenza e la passione di Pasolini per la pittura, la mostra dedica infine spazio significativo ai pittori Anzil (Giovanni Toffolo), Federico De Rocco, Renzo Tubaro, Virgilio Tramontin e Giuseppe Zigaina, con i quali Pasolini sviluppò una grande amicizia e fattiva collaborazione.

“Valorizzare e promuovere l’opera e la figura di Pier Paolo Pasolini, stimolare gli studi e le ricerche sulla sua produzione, soprattutto in relazione al periodo della sua permanenza in Friuli e far conoscere questo prezioso patrimonio al vasto pubblico – evidenzia la presidente del Centro Studi Pier Paolo Pasolini, Flavia Leonarduzzi – è il nostro obiettivo primario. La mostra e il catalogo che suggellano le celebrazioni per i 75 anni dell’Academiuta di lenga furlana, in particolare, si pongono come un percorso inedito e ricco di stimoli per riscoprire, immersi nei luoghi e nelle suggestioni che l’hanno ispirata, tutta l’opera di Pasolini”.

La ricchezza dell’esposizione si è resa possibile anche grazie alla preziosa collaborazione della nipote Graziella Chiarcossi e alla disponibilità di prestigiose istituzioni pasoliniane fra i quali il Fondo Pier Paolo Pasolini del Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, la Biblioteca Civica Joppi di Udine, la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, l’Archivio Pasolini della Cineteca di Bologna. La mostra, corredata da catalogo, si articola in dieci sezioni che assecondano la cronologia: gli anni friulani sono al centro, ma con il recupero di una fase iniziale (gli anni bolognesi) e alcuni capitoli che si collocano oltre il distacco dal Friuli, nei primi anni romani.https://www.economymagazine.it/news/2021/05/08/news/pasolini-a-casarsa-per-la-prima-volta-esposti-i-quaderni-rossi-diario-sentimentale-3-57177/

benvenuti a Drenchia

Potrebbe essere un'immagine raffigurante strada e il seguente testo "BENVENUTI ENUTI NEL COMUNE DI DRENCHIA KAE"

Drenchia (Dreka in sloveno è un comune italiano sparso di 102 abitanti del Friuli-Venezia Giulia. La frazione Cras ospita la sede comunale. Attualmente è il più piccolo comune della regione per numero di abitanti residenti.Il comune, adagiato sulle falde del Colovrat nella valle del torrente Rieca-Cosizza che qui ha le sue sorgenti, si trova all’estremo orientale della provincia di Udine, al confine con la valle dell’Isonzo, in Slovenia. Le frazioni del comune sono quasi tutte posizionate sulle pendici meridionali della catena del Colovrat ed affacciate sull’alta val Cosizza. Ne fanno eccezione le due borgate di Paciuch e di Peternel che si trovano a fondo valle, sulle rive del torrente Cosizza. La frazione più elevata è quella di Crai a 863 m s.l.m., mentre la più bassa è quella di Peternel che si trova a 306 m s.l.m..

La dorsale del monte Colovrat (1243 m s.l.m.), è formata da una serie di rilievi che si estendono per circa quattro chilometri dal torrente Za Velin Čelan al fiume Judrio, e segna il confine dell’Italia con la repubblica di Slovenia. Nella parte meridionale della catena è posizionato il passo Solarie che collega la Val Cosizza con il paese sloveno di Volzana (Volče in sloveno) e quindi con la vallata dell’Isonzo e la cittadina di Tolmino. Nei pressi del passo si può vedere il monumento eretto a ricordo Riccardo Giusto, il primo caduto italiano della grande guerra; nella stessa zona vi sono il bivacco Zanuso, dedicato alla memoria dell’alpino Giuseppe Zanuso, morto in quel luogo nel 1929 a causa di una fortissima tormenta di neve ed il rifugio di Casoni Solarie, con annesso campetto sportivo polifunzionale.

Dalle più alte cime del comune si possono ammirare, nella loro bellezza, le Valli del Natisone e, nei giorni privi di foschia, si possono intravedere le città di UdineGrado e Monfalcone nonché le coste settentrionali dell’Istria. Le grotte e le cavità presenti non sono così numerose ed estese come quelle delle vicine vallate del Natisone e dell’Alberone.

L’unica evidenza di insediamenti preistorici nell’area del comune si riferisce alla scoperta effettuata in una caverna situata alla base del monte Colovrat. Nel corso delle esplorazioni eseguite da Ardito Desio nella Grotta del Cane di Paciuch, sono stati reperiti numerosi cocci, appartenenti ad un unico recipiente di grandi dimensioni, di controversa datazione. Dallo studio dei disegni eseguiti da Desio e dalla descrizione del vaso, andato perduto a seguito degli avvenimenti della prima guerra mondiale, gli studiosi hanno desunto che lo stesso può essere fatto risalire o al tardo neolitico-eneolitico o all’antica età del bronzo.

Nel secolo VII popolazioni slave entrarono in Italia, al seguito degli Avari, ed occuparono e colonizzarono le Valli del Natisone. Ebbero diversi scontri, con alterne fortune, con i Longobardi, che dopo il 568 avevano occupato quasi tutta la penisola. Le azioni bellicose terminarono dopo la stipula di un trattato che definiva i confini tra le due comunità e lasciava le terre della zona collinosa alle popolazioni slave. In seguito, le terre del comune, dal tempo del Patriarcato di Aquileia sino alla caduta della Repubblica di Venezia, fecero parte (con la contrada di Drenchia) della Banca di Merso, organizzazione che, assieme alla Banca di Antro, gestiva in modo autonomo l’amministrazione e la giustizia nell’area della Slavia veneta. Tali privilegi vennero concessi come riconoscenza dell’azione di controllo e difesa dei confini nord-orientali del Friuli svolta dalle milizie locali all’uopo costituite..

Dopo l’invasione delle truppe napoleoniche e la caduta della Repubblica di Venezia, la regione perse la sua autonomia e venne divisa in “Comuni“, previa la soppressione delle organizzazioni territoriali esistenti. Nel 1797, con il Trattato di Campoformio, la Benečija (Slavia veneta) venne assegnata in amministrazione all’Austria; successivamente, dopo la pace di Presburgo passò, per un breve periodo, al Regno d’Italia napoleonico. Nel 1815, dopo la stipula della convenzione di Schiarino Rizzino tornò all’Austria come parte integrante del Regno Lombardo Veneto. Infine nel 1866, a seguito della terza guerra d’indipendenza, dopo la pace di Vienna ed il plebiscito del Veneto del 1866, si staccò dai domini absburgici per passare sotto il Regno d’Italia sabaudo.San Volfango – Il monumento ai caduti

Le alture del comune sono ricordate anche per gli avvenimenti legati alla prima guerra mondiale. Sulla dorsale del Colovrat passava infatti l’estrema linea difensiva approntata dalla 2ª Armata per impedire l’avanzata del nemico nella pianura friulana in caso di ritirata delle truppe combattenti nelle linee avanzate. La mattina del 24 ottobre 1917, con l’inizio della battaglia di Caporetto, tutto il territorio comunale venne interessato da un violento bombardamento che provocò ingenti danni e perdite di vite umane sia militari che civili. Successivamente il tenente Erwin Rommel, con un attacco a sorpresa, riuscì ad annientare la resistenza delle truppe italiane e ad occupare le alture del Colovrat per poi dirigersi verso il Matajur e la pianura friulana. Nella zona del Na Gradu Klabuk è stato realizzato, con un programma di iniziativa comunitaria, un museo transfrontaliero all’aperto dove si possono ammirare trincee, gallerie, fortificazioni e bunker dell’epoca, opportunamente restaurati.

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PALMANOVA

PALMANOVA. LA CITTÀ STELLATA A 20 km da Udine

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Città fortezza pianificata dai veneziani nel 1593, è chiamata la “città stellata” per la sua pianta poligonale a stella con 9 punte.Le fu data questa forma come base di attacco, una potente macchina da guerra , contro gli Austriaci. Loro però con un inganno la occuparono nel 1787. Dopo alterne vicende nel 1866 Palmanova venne annessa al Regno d’Italia. Dal 9 luglio 2017 la fortezza di Palmanova è entrata a far parte del patrimonio dell’umanità Unesco, nel sito seriale transnazionale “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo.Ora ha circa 5400 abitanti.