24 aprile 2021 a Borgo Villalta: mancava la Resistenza ! — Centro Studi “Ferruccio Cargnelutti” Udine

Abbiamo partecipato alla tradizionale cerimonia antifascista in Borgo Villalta a Udine in ricordo dei 22 partigiani del quartiere caduti. Siamo rimasti allibiti di fronte alle parole della relatrice ufficiale tal “Eugenia Benigni Esperta internazionale di diritti umani – Sardine Udine” (così era presentata nella convocazione ufficiale). L’unico riferimento alla seconda guerra mondiale è stata la […]

24 aprile 2021 a Borgo Villalta: mancava la Resistenza ! — Centro Studi “Ferruccio Cargnelutti” Udine

Da oggi il Friuli in zona gialla

Siamo in fascia gialla da oggi.Spero che tutti si comportino rispettando le regole,altrimenti ritorneremo in fascia arancione con le limitazioni che derivano. Consentite diverse attività commerciali e dei pubblici esercizi, ma alcune decisioni dell’ultima ora, che non erano previste nelle prime bozze del decreto del governo, hanno lasciato l’amaro in bocca alle categorie interessate. Due su tutte: la mancata riapertura, inizialmente prevista il 15 maggio, dei centri commerciali nei week end, e il divieto di consumare un caffè o un calice di vino al banco del bar.

La Torta Glacé dell’antica Pasticceria Paulin di Gorizia

Potrebbe essere un'immagine raffigurante dessert e spazio al chiuso

da vita nei campi

di Roberto Zottar

Oggi vi racconto di una splendida torta dell’antica pasticceria Paulin di Gorizia, purtroppo chiusa molti anni fa. Il fondatore Francesco Paulin aprì la sua offelleria nel 1884 e le sue creazioni dolci divennero presto così famose che ottenne il titolo di «Fornitore Ufficiale della Real Casa d’Austria» e impresse sugli stampi questo prestigioso riconoscimento. Tra i suoi dolci era molto rinomata la torta glacé, realizzata con un fondo di pasta frolla, una bavarese alla crema e ricoperta da pasta sfoglia.Il termine ‘bavarese’ è curiosamente caratterizzato da una alternanza di genere. Il bavarois, cioè ‘il’ bavarese, è un dessert francese, maschile perché il termine sottinteso è ‘budino’ o ‘formaggio’, dolce conosciuto poi in Italia anche come ‘la’ crema bavarese. Oggi ci siamo dimenticati del termine ‘crema’ e da maschile il dolce lo chiamiamo al femminile, ‘la’ bavarese. ‘La’ bavarese in origine però era una bevanda tedesca, composta da tè, latte e liquore, inventata agli inizi del ‘700 dai cuochi francesi dei principi Wittelsbach, casa regnante di Baviera. Nell’Ottocento in Francia, nacque il bavarois, ispirato appunto alla bevanda. La versione originale del dolce prevedeva una crema inglese addensata con gelatina, panna montata e vaniglia con l’eventuale aggiunta di uno strato di pan di Spagna inzuppato con uno sciroppo alcolico. Alla crema si potevano aggiungere cioccolato, caffè o frutta fresca o candita o confettura. La ricetta è codificata nell’Ottocento dal famoso chef francese Marie-Antoine Carême sotto il nome di fromage bavarois, formaggio bavarese, per il suo aspetto simile ad un formaggio fresco. La ricetta della torta glacè di Paulin è ancora gelosamente custodita dagli eredi, ma ho ritrovato una sua versione nel ricettario manoscritto di Margherita Culot, classe 1903, che lavorò nella pasticceria dal 1919: è in pratica una baverese di crema inglese con gelatina e panna montataPer due torte da 26 cm, sbattete 6 tuorli con 3 etti di zucchero, aromatizzate con due cucchiai di marsala secco, stemperate con 1 litro di latte caldo e fate addensare la crema sul fuoco senza superare 83° gradi. Aggiungete alla crema 5 fogli di colla di pesce reidratata in acqua. Quando il composto raggiunge i 30° aggiungete delicatamente ½ litro di panna montata e versate in una tortiera sul cui fondo avete messo un disco di pasta frolla cotta. Fate consolidare in frigorifero per almeno 6 ore. Nella pasticceria Paulin la torta era rifinita sopra con un disco di pasta sfoglia e zucchero a velo.

“Destino sì, ma anche alibi” – Arthur Schopenhauer — lementelettriche

GUY BOURDIN PHOTO “Quello che la gente comunemente chiama destino è costituito per lo più dalle proprie stupide gesta.” Arthur Schopenhauer Quanta gente è avvezza ad avere alibi pronti all’uopo, chiamandoli comunemente destino, quasi ci fosse una trama particolarmente straziante, scritta in esclusiva per loro?Già, sono sempre vittime sacrificali – artefici di scelte sbagliate mai – neppure […]

“Destino sì, ma anche alibi” – Arthur Schopenhauer — lementelettriche

NEL SORSO DI CAFFE’

Nel sorso di caffè

PIERLUIGI CAPPELLO

DUE

Lascio la camera com’era quando era nei tuoi occhi,
incontrarti è il sapore che trattengo nel sorso di caffè.

Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.

Un giorno settembre era limpido e ventoso
il silenzio ammutoliva, la terra tornava al cielo.

(da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti, 2010)

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“Quando lei se ne andò per esempio / trasformai la mia casa in un tempio” cantava Lucio Battisti con le parole di Mogol in Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi. Ed è quella cristallizzazione del ricordo che appare anche nella poesia di Pierluigi Cappello: per arginare il vuoto ci si aggrappa al salvagente della memoria senza accorgersi che si va a fondo sempre di più.

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PAUL WORNER, “MODELLO CHE BEVE CAFFÈ”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho annusato con l’odore / delle erbe di pioggia / l’odore denso d’amore, / come se amore mi fosse / il peso intero di un cielo / sulla tenerezza di un fiore.
PIERLUIGI CAPPELLO, Il me Donzel


Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.https://cantosirene.blogspot.com/

Biotecnologie: speranza nella lotta al Covid-19, presente e futuro della medicina. Il racconto di Paolo Beuzer

 Rna, m-rna, anticorpi monoclonali. La pandemia ha fatto entrare nel linguaggio comune sigle e termini che, prima del 2020, erano conosciuti solo da pochi esperti del settore. Il settore è quello delle biotecnologie. Un campo di studi e applicazioni amplissimo, molto più ampio di quello sui vaccini anti Covid o sulle possibili cure per l’infezione. Sullo sviluppo delle biotecnologie, non a caso – con un’impennata con pochi precedenti nel momento della diffusione del Covid-19 – si sta investendo tantissimo. È opinione diffusa infatti che queste rappresentino presente e futuro della medicina. Paolo Beuzer, valligiano di San Pietro al Natisone, lavora in questo campo a San Diego in California già dal 2013, dopo aver conseguito la laurea in Nano-Biotecnologie all’Università di Trieste, il dottorato in Biologia Cellulare e Molecolare all’Institut Curie a Parigi e un ‘postdoc’ al Salk Institute, fondato da Jonas Salk, famoso per aver sviluppato, tra le altre cose, il vaccino contro la poliomielite. A lui abbiamo affidato un compito, difficilissimo, di dissipare dubbi e ostilità nei confronti di questo ambito di ricerca.

Grazie mille per l’opportunità di condividere con i lettori del Novi Matajur alcune informazioni che spero aiutino a comprendere alcuni degli eventi che stanno accadendo nel mondo della scienza e della medicina e che hanno conseguenze tangibili nella vita di tutti. Non credo riuscirò a dissipare tutti i dubbi dei lettori, ma spero di fornire degli strumenti per comprendere meglio ciò che sta accadendo. Nella ricerca ogni singola scoperta porta alla formulazione di molteplici nuove domande e spero che la comprensione dei recenti eventi possa contribuire ad accendere specialmente nei più giovani quella scintilla di curiosità ed entusiasmo nei confronti della scienza e delle nuove tecnologie che ha stimolato e sta tuttora stimolando la mia carriera di ricercatore.

Cosa si intende comunemente con il termine ‘biotecnologia’?
Biotecnologia è letteralmente tecnologia basata sulla biologia. In altre parole, è lo sfruttamento di processi cellulari, biochimici e biomolecolari per lo sviluppo di prodotti. Nonostante possa sembrare un concetto abbastanza astratto, ci è molto più vicino di quanto sembri. Per migliaia di anni l’uomo ha utilizzato ed ottimizzato specie di lieviti per lievitare il pane oppure per fermentare la birra. L’agricoltura ha selezionato e sviluppato diverse varietà di piante per ottimizzarne la produzione o la resistenza ai parassiti. Questi esempi di biotecnologia si basano sulla selezione di specie avvenuta nel corso di secoli o millenni. Oggi siamo in grado di eseguire questi stessi procedimenti, ma possediamo conoscenze e strumenti per accelerarne significativamente l’esecuzione. Più in generale, possediamo strumenti per modificare e regolare l’espressione genica per applicazioni che vanno ben oltre l’ottimizzazione di piante o organismi a scopo alimentare.

Quali sono questi strumenti per modificare ‘l’espressione genica’?
Per spiegare gli strumenti vorrei fare una breve introduzione su come i geni vengono espressi e cioè come le cellule ‘leggono’ le istruzioni codificate nel DNA (genoma) presente in ognuna delle nostre cellule. Il genoma umano contiene oltre 20000 geni. Alcuni di questi geni sono sempre espressi, mentre altri vengono espressi solamente in condizioni molto specifiche, e cioè quando i fattori epigenetici (l’insieme di proteine, enzimi e gruppi funzionali che regolano positivamente o negativamente l’espressione genica) lo permettono. …CONTINUA QUI https://novimatajur.it/attualita/biotecnologie-speranza-nella-lotta-al-covid-19-presente-e-futuro-della-medicina-il-racconto-di-paolo-beuzer.html