I sonetti del giovane Goldoni: così Udine scoprì il suo talento

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Il commediografo soggiornò in città nel 1726 avendo seguito il padre medico. La sua prima opera “Quaresimale” ispirata dalle prediche pasquali di un frate

PAOLO MEDEOSSI

Può un diciannovenne, mentre è alle prese con le tempeste tipiche dei suoi anni (sentimentali in primo luogo), sentirsi ispirato dalle prediche ascoltate in duomo e scrivere un sonetto per ognuna, al punto di farne 39, pubblicandoli a tamburo battente con il titolo “Quaresimale in epilogo”? Sì, può, se si chiama Carlo Goldoni, se vive a Udine nel turbine del Settecento e se c’è del talento che vuole esplodere nel cuore di un moccioso agitato da sguardi e letture frenetiche. Fu così, come disse di se stesso, che un “compositor de’ comici” ebbe l’insolito inizio di carriera come “compositor de’ predicatori”.

Tutto avvenne nella primavera del 1726, quindi 295 anni fa, quando il giovane Carletto era diventato udinese avendo seguito il papà Giulio, medico di una famiglia benestante. Era stato spedito qui dalla Lombardia, da Pavia, dove lo avevano espulso da un collegio per certe cose dette sulle fanciulle del luogo. Rabbonito, castigato? Nemmeno per sogno, come narrò nelle celebri “Memorie” scritte a quasi 80 anni a Parigi, dove morì. Erano ricordi ancora ben vivi in lui che fece un racconto friulano sorprendente, scrupoloso nel dire com’erano la città, i paesaggi, la vita sociale e culturale.

È incredibile verificare quanto i suoi ricordi siano guizzanti e scintillanti. A un certo punto afferma: «Il Friuli ha sempre fornito grandi uomini alle due nazioni che qui comandano: ce ne sono molti alla corte di Vienna e ce n’é nel senato veneziano». E poi, dopo i complimenti a Udine «assai bella», chiede di «rendere giustizia a un paese che ne è degno in tutti i modi». Parlando con la gente si accorge che «il linguaggio friulano è speciale», paragonandolo un po’ al francese, e rileva che le parole femminili, che in italiano terminano in a, qui finiscono invece in e. Altra annotazione: «La cosa più strana è che dicono sera alla notte, e notte alla sera». In tale caso forse si riferiva all’uso di dire “usgnot” al posto di “stasera”.

Singolari però noi friulani nel fare di solito il muso duro a chi ci riservò qualche amarezza (come accade pure al sommo Dante), ma più distratti verso quanti furono generosi e appassionati con noi. Per esempio, Udine ha dedicato a Goldoni poco o niente, giusto uno spazio laterale di viale Trieste e chiusa lì.

Nelle “Memorie” Carlo racconta storie movimentate con le ragazze di qui, in particolare quelle di Chiavris. Esilarante la farsa intrecciata con la serva Teresa che si spacciava per la sua padroncina. Poi incontrò la figlia di un caffettiere. La madre scoprì la tresca intimandogli di sposarla, ma lui scappò ancora seguendo il padre a Gorizia. In quei frangenti andava sempre in duomo ad ascoltare le prediche di padre Cattaneo, un agostiniano. Lo fece da marzo al 18 aprile 1726, ogni giorno, e ogni giorno scrisse un sonetto sul tema affrontato dal religioso.

Così compose il suo “Quaresimale” che pubblicò dal tipografo Forgarino dedicandolo ai deputati della città, che vollero persino dargli la cittadinanza onoraria. Fu la prima opera ufficiale del giovane Goldoni, ignaro di poter diventare il grande riformatore della commedia italiana.

Va detto che fu una Quaresima tragica a Udine dopo la clamorosa uccisione del conte Francesco d’Arcano, raggiunto da una fucilata fuori del teatro. Omicidio rimasto impunito, ma pare che il nobile avesse pagato l’esagerato “cicisbeismo” attorno alla moglie del luogotenente veneziano.

In quel 1726 apparve a Udine anche Tiepolo, chiamato dal patriarca Dolfin, ma lui non aveva distrazioni e dipingeva rapido in duomo la Cappella del Sacramento. Insomma giorni intensi, riapparsi grazie alle memorie goldoniane, che più tardi lasciò qualche traccia delle avventure udinesi in commedie come “La dama prudente” e “La buona moglie”, dove disse a un certo punto: “Con che gusto che balava quele furlane”.

da Messaggero Veneto

Pubblicato da

Olga

blog sul Friuli e le sue lingue

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