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Dal dentista a Monfalcone gli italiani pagano più degli stranieri

Un dentista italiano applica tariffe inferiori ai clienti bengalesi di Monfalcone che agli Italiani.Un fatto che è approdato a Striscia…tra polemiche e accuse di razzismo,Tutti i miei rispetti a questo dentista che ha capito la situazione economica dei bengalesi che vivono a Monfalcone.Non è un fatto isolato,anni fa la mia vicina di casa originaria del Kosovo è stata curata da un dentista italiano con uno sconto particolare.Ci sono ancora persone con spessore umano.Questo non è razzismo all’incontrario,ma generosità, personalmente ho apprezzato questo gesto e dico bravo a questo professionista.

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1077: nasce la Patria del Friuli

Il 3 di Aprile 1077 rappresenta una ricorrenza importante per il popolo friulano, poiché decreta la nascita della Patria del Friuli, uno Stato controllato dal Patriarca di Aquileia che riunirà fino al XV secolo il Friuli e molti altri territori in un unico organismo, che per l’epoca ha raggiunto forme di organizzazione civile molto avanzate.Per fornire un quadro del momento storico in cui si colloca tale avvenimento, riproponiamo di seguito un testo tratto dal libro “La nestre storie” (ed. Ass. Storie dai Longobarts, 1990) che raccoglie le conferenze sulla storia del Friuli tenute da Pre Checo Placerean nell’inverno del 1978.

“Nel 1077, durante l’impero di Enrico IV, di cui abbiamo festeggiato il centenario – 900 anni – l’anno scorso, il Friuli è ritornato a nascere con il nome di “Patria del Friuli”. E chi era il conte? Il Patriarca. Ma questo fatto non si è verificato improvvisamente. Era necessario che qualcuno l’avesse già preparato, l’avesse sostenuto.

Prima del 1077 i conti non avevano nessuna forza; abbiamo avuto la fortuna di avere gente di prima categoria tra i patriarchi, tutti di origine tedesca. Provenivano dalla Baviera o dalla Carinzia e c’è stato uno – che dobbiamo nominare: si chiamava Poppo o Popone – che nel 1031 ha fatto costruire la basilica di Aquileia, che gli è poi stata dedicata e al centro della quale è stato sepolto. È stato lui a risollevare le sorti del Friuli. Era carinziano, fratello del conte di Carinzia, Popone e proveniva da Treffen, un paesino vicino a Villaco.

Dacché il patriarca Sigeardo nel 1077 non era solo vescovo ma anche conte, ha inizio la storia dello Stato indipendente friulano, durante il Medio Evo.

Dal 1077 in poi il Friuli è uno Stato talmente indipendente da possedere addirittura un parlamento. Noi, per esempio, abbiamo dei documenti risalenti ad una riunione del parlamento friulano che anticipano di 20 anni quelli riguardanti il parlamento inglese. Inoltre questi ultimi avevano una sola funzione: controllare che il re non imponesse una tassa, senza che i signori si mettessero d’accordo su chi dovesse pagarla. Null’altro.

Da noi no; per prima cosa il patriarca non era come il re d’Inghilterra che comandava sul parlamento; il patriarca era solo il presidente ed era obbligato ad ubbidire a ciò che decideva il parlamento. Seconda cosa: nel nostro parlamento non c’erano solo dei signori, ma erano presenti anche le libere comunità – i comuni – come Udine, come Gemona, come Cividale, che ne facevano parte come i signori. Terza cosa: nessuno poteva disporre di un esercito senza il permesso del parlamento; inoltre il patriarca non poteva decidere di dichiarare una guerra senza il permesso dello stesso. Una cosa seria! Assomigliava molto ad un monarchia costituzionale dei nostri giorni!

Ad ogni modo, il Parlamento friulano ha avuto inizio in quell’epoca ed è durato fino al 1420 (all’interno dello Stato indipendente, poi fino agli inizi dell’800, N.d.R.). Ma dal 1077 al 1420 sono usciti anche altri personaggi importanti. Uno è Bertrando. È arrivato nel 1334, a 74 anni; è morto, ammazzato dai signori friulani e dai canonici di Cividale, nella piana di Richinvelda, nel 1350. Il patriarca Bertrando è colui che ha dedicato la chiesa sul San Simeone ed è quello che ha sopportato uno dei peggiori terremoti mai avvenuti nella nostra storia. (…) Abbiamo avuto ancora qualche altro patriarca di spicco. Marquardo, per esempio. Uomo intelligente e uomo di cultura, uno tra i più grandi avvocati del suo secolo, proveniva da Ausburg; ci ha lasciato le “Constitutiones Patriae Fori Iulii”. Sapete cosa significa? Il codice del Friuli. Con questo codice siamo arrivati fino al 1797″.

fonte:istitutladinfurlan.it

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A Pasqua messa in sloveno

Per il secondo anno consecutivo, la Settimana Santa si celebra nel contesto della pandemia da Covid-19, con significative restrizioni per contenere il diffondersi del contagio, ma per fortuna, rispetto al 2020, con la possibilità di partecipare in presenza alle diverse celebrazioni. La Santa Messa in sloveno nella chiesa parrocchiale di San Pietro al Natisone sarà celebrata nel giorno di Pasqua (domenica 4 aprile) alle 18.

Velikonočna maša po slovensko_A Pasqua messa in sloveno

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Antonella Viola. Covid 19, siamo ultimi in Europa nelle vaccinazioni degli over 70 — Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava

Antonella Viola. Covid 19, siamo ultimi in Europa nelle vaccinazioni degli over 70 Se consideriamo la fascia della popolazione over 70 come quella più a rischio, possiamo vedere come stiamo procedendo con le vaccinazioni rispetto agli altri paesi. Nella fascia over 80 siamo al 46%, decisamente sotto rispetto a paesi come Irlanda (93,7%) Finlandia (83,5%) […]

Antonella Viola. Covid 19, siamo ultimi in Europa nelle vaccinazioni degli over 70 — Alessandria today @ Web Media. Pier Carlo Lava
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I sonetti del giovane Goldoni: così Udine scoprì il suo talento

Testo alternativo

Il commediografo soggiornò in città nel 1726 avendo seguito il padre medico. La sua prima opera “Quaresimale” ispirata dalle prediche pasquali di un frate

PAOLO MEDEOSSI

Può un diciannovenne, mentre è alle prese con le tempeste tipiche dei suoi anni (sentimentali in primo luogo), sentirsi ispirato dalle prediche ascoltate in duomo e scrivere un sonetto per ognuna, al punto di farne 39, pubblicandoli a tamburo battente con il titolo “Quaresimale in epilogo”? Sì, può, se si chiama Carlo Goldoni, se vive a Udine nel turbine del Settecento e se c’è del talento che vuole esplodere nel cuore di un moccioso agitato da sguardi e letture frenetiche. Fu così, come disse di se stesso, che un “compositor de’ comici” ebbe l’insolito inizio di carriera come “compositor de’ predicatori”.

Tutto avvenne nella primavera del 1726, quindi 295 anni fa, quando il giovane Carletto era diventato udinese avendo seguito il papà Giulio, medico di una famiglia benestante. Era stato spedito qui dalla Lombardia, da Pavia, dove lo avevano espulso da un collegio per certe cose dette sulle fanciulle del luogo. Rabbonito, castigato? Nemmeno per sogno, come narrò nelle celebri “Memorie” scritte a quasi 80 anni a Parigi, dove morì. Erano ricordi ancora ben vivi in lui che fece un racconto friulano sorprendente, scrupoloso nel dire com’erano la città, i paesaggi, la vita sociale e culturale.

È incredibile verificare quanto i suoi ricordi siano guizzanti e scintillanti. A un certo punto afferma: «Il Friuli ha sempre fornito grandi uomini alle due nazioni che qui comandano: ce ne sono molti alla corte di Vienna e ce n’é nel senato veneziano». E poi, dopo i complimenti a Udine «assai bella», chiede di «rendere giustizia a un paese che ne è degno in tutti i modi». Parlando con la gente si accorge che «il linguaggio friulano è speciale», paragonandolo un po’ al francese, e rileva che le parole femminili, che in italiano terminano in a, qui finiscono invece in e. Altra annotazione: «La cosa più strana è che dicono sera alla notte, e notte alla sera». In tale caso forse si riferiva all’uso di dire “usgnot” al posto di “stasera”.

Singolari però noi friulani nel fare di solito il muso duro a chi ci riservò qualche amarezza (come accade pure al sommo Dante), ma più distratti verso quanti furono generosi e appassionati con noi. Per esempio, Udine ha dedicato a Goldoni poco o niente, giusto uno spazio laterale di viale Trieste e chiusa lì.

Nelle “Memorie” Carlo racconta storie movimentate con le ragazze di qui, in particolare quelle di Chiavris. Esilarante la farsa intrecciata con la serva Teresa che si spacciava per la sua padroncina. Poi incontrò la figlia di un caffettiere. La madre scoprì la tresca intimandogli di sposarla, ma lui scappò ancora seguendo il padre a Gorizia. In quei frangenti andava sempre in duomo ad ascoltare le prediche di padre Cattaneo, un agostiniano. Lo fece da marzo al 18 aprile 1726, ogni giorno, e ogni giorno scrisse un sonetto sul tema affrontato dal religioso.

Così compose il suo “Quaresimale” che pubblicò dal tipografo Forgarino dedicandolo ai deputati della città, che vollero persino dargli la cittadinanza onoraria. Fu la prima opera ufficiale del giovane Goldoni, ignaro di poter diventare il grande riformatore della commedia italiana.

Va detto che fu una Quaresima tragica a Udine dopo la clamorosa uccisione del conte Francesco d’Arcano, raggiunto da una fucilata fuori del teatro. Omicidio rimasto impunito, ma pare che il nobile avesse pagato l’esagerato “cicisbeismo” attorno alla moglie del luogotenente veneziano.

In quel 1726 apparve a Udine anche Tiepolo, chiamato dal patriarca Dolfin, ma lui non aveva distrazioni e dipingeva rapido in duomo la Cappella del Sacramento. Insomma giorni intensi, riapparsi grazie alle memorie goldoniane, che più tardi lasciò qualche traccia delle avventure udinesi in commedie come “La dama prudente” e “La buona moglie”, dove disse a un certo punto: “Con che gusto che balava quele furlane”.

da Messaggero Veneto

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Sesto al Reghena, un’abbazia e il “bel tempo che fu” — VOCI DAI BORGHI

Il borgo di Sesto al Reghena simboleggia uno delle innumerevoli conferme su quanto si riferisce della nostra Penisola, ossia che ogni angolo d’Italia rappresenti un forziere senza fondo, il cui contenuto è un tesoro di storia e tradizioni antiche, il cui fascino è rimasto inalterato nel corso dei secoli. In effetti, anche questo delizioso borgo […]

Sesto al Reghena, un’abbazia e il “bel tempo che fu” — VOCI DAI BORGHI