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La leggenda del pesce d’aprile

Trota le caratteristiche e le generalitá del pesce

LA LEGGENDA AQUILEIESE DEL “PESCE D’APRILE

🐠«Il Patriarca Bertrando, che è il vero mito sintetico del Friuli antico, aveva invitato un anno a pranzo il Papa per il giorno di Pasqua. Ma il Papa nel giorno di Pasqua aveva da recarsi in Francia per battezzar la figlia del Re, e fece dire al Beato Bertrando che sarebbe venuto prima. Arrivò per combinazione proprio il primo d’Aprile, ma quel giorno era di Venerdì di quaresima e il pranzo dovette esser di magro. Si fece gran consumo di trote del Natisone e di anguille maranesi, ma disgrazia volle che al Papa, nel mangiare un magnifico pesce, si infiggesse nella gola una spina. Nessuno gliela poteva levare, e dovette mettersi a letto. Si addormentò, e fu già un miracolo, e nel domani, svegliatosi, trovò (e questo fu un miracolo ben maggiore) la spina sopra un bacile. Grato e riconoscente, egli promulgò un decreto, col quale comandava che in tutto il patriarcato di Aquileia non si mangiasse mai pesce il primo d’Aprile, neanche se fosse Venerdì Santo, e il Patriarca regalò la spina, con la quale s’era avverato un portento, alla chiesa della sua fedele Venzone, dove si conserva ancora in un reliquario di gran valore».Chissà se è questa la vera ragione che ha dato vita agli scherzi del primo aprile!Di certo è che essa è una delle tante ipotesi che Giuseppe Pitrè, autore nel 1891 del libro “Il pesce d’aprile”, ci racconta: egli dice che si tratta di una poesia tramandata per generazioni e poi trascritta, all’interno di una miscellanea, da un poeta, un certo Rumtot (questo il suo nome anagrammato), pubblicata per la prima volta all’interno del periodico “Il giornale di Padova” nell’anno 1884.Ex libris