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L’infettivologo Bassetti: “Variante inglese troppo diffusa in Italia, non si può più contenere”

“La Variante covid inglese è già molto diffusa e difficile da contenere, ora è meglio rivolgere l’attenzione a quella africana e brasiliana”, lo sostiene l’infettivologo Matteo Bassetti,

Il Direttore della Clinica Malattie Infettive al Policlinico San Martino di Genova e Professore Ordinario di Malattie Infettive all’Università di Genova ha scritto sulla sua pagina Facebook: “I casi di Covid-19 sono in calo da 4 settimane in tutta Europa. Anche la situazione italiana è in miglioramento per la maggioranza delle regioni. Le varianti devono essere studiate in tutti i laboratori, ma credo che quella inglese sia già molto diffusa in tutta Italia e difficile da contenere. Meglio rivolgere un’attenzione particolare a quella africana e a quella brasiliana. Non va tutto male, ma occorre essere molto prudenti. Gli italiani nelle ultime settimane si sono comportati nella maggioranza dei casi molto bene. Bisogna sottolinearlo e ringraziarli per questo”.

Dichiarazioni più pessimistiche invece, erano state lanciate da tempo, dal direttore del reparto Malattie infettive dell’ospedale Luigi Sacco di Milano, il virologo Massimo Galli, che già a dicembre scorso andava perorando urgenti attenzioni e risorse verso le strutture ospedaliere e che: “Arriverà un’altra grande ‘epidemia’ causata dai germi multi-resistenti. L’attuale ci ha dato una lezione. Negli ultimi anni, però, proprio l’infettivologia ha subito tagli pesanti, unità complesse che sono passate a semplici, mentre in alcune strutture ospedaliere la figura dello specialista infettivologo è stata considerata addirittura inutile. E sono decenni che sulla medicina territoriale non si investe, che si rilevano anche differenze sostanziali tra una regione e un’altra”.

Galli aveva ribadito che: “sarebbe opportuno, quindi, che questa epidemia ci insegni ad andare nella direzione esattamente opposta. Oggi la sanità pubblica, purtroppo, vige in stato semi-comatoso. Diventa indispensabile, soprattutto per gli anni a venire, la presenza di una funzione specialistica in ogni centro ospedaliero, non soltanto da un punto di vista strettamente clinico, ma anche dal punto di vista epidemiologico, affinché ci possa essere un possibile riscontro precoce di condizioni che diventano poi di interesse della prevenzione territoriale nel senso più vasto”.

L’infettivologo del Sacco di Milano, Massimo Galli, ha comunque voluto sottolineare, in una più recente intervista, l’importanza dei vaccini e l’inutilità di vaccinare chi è guarito dal covid-19: “Io vaccinerei a tappeto tutti; gli unici che escluderei sono quelli appena guariti. In Italia abbiamo due milioni di persone che sanno con certezza di aver passato l’infezione, altri due milioni probabilmente lo ignorano, ma hanno prodotto anticorpi, sono entrati in contatto con il virus Sars-Cov-2 senza accorgersi. Basterebbe un test con pungidito, con risposta in pochi minuti, per scremare chi è già protetto in qualche modo”.

da Antonello Staccioli
milano@vivere.biz

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