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I dimenticati di Lipa, intrappolati nel ghiaccio della Bosnia

Migranti in fila per ricevere un pasto caldo distribuito dagli operatori della Croce rossa all’ingresso del campo profughi di Lipa, Bosnia, 8 gennaio 2021. (Michele Lapini e Valerio Muscella)

di Annalisa Camilli

MIGRANTI

I letti a castello arrugginiti sono ricoperti da diversi centimetri di neve: uno stormo di uccelli vola sopra alle poche cose che sono state risparmiate dall’incendio che il 23 dicembre ha distrutto il campo profughi di Lipa, in Bosnia, fino a quel momento unico riparo per un migliaio di persone respinte dalla Croazia, dalla Slovenia e dall’Italia nel corso degli ultimi mesi. Lo scheletro dei tendoni è rimasto in piedi e si staglia in una distesa di ghiaccio e nebbia lattiginosa, mentre una tempesta di neve si abbatte sui resti del campo.

I profughi, originari in gran parte del Pakistan e dell’Afghanistan, si mettono in fila per ricevere un pasto, l’unico della giornata, distribuito dalla Croce rossa locale e da alcuni volontari venuti dalla Turchia. Si riparano con quello che hanno: coperte e sciarpe. Alcuni di loro hanno ai piedi solo delle ciabatte di gomma. “Le temperature stanno scendendo sotto lo zero, la prossima settimana caleranno ancora di più ma sembra che nessuno si curi di noi”, afferma Ashfaq Ahmed, un ragazzo originario del Kashmir di 26 anni, che non è riuscito a prendere il sacchetto di cibo distribuito dagli operatori umanitari con dentro mele, yogurt e tonno.

Non era inaspettato l’arrivo dell’inverno e della neve nei Balcani, ma nonostante questo per il terzo anno consecutivo in Bosnia migliaia di migranti sono senza un alloggio, perché non ci sono abbastanza posti nei campi ufficiali. L’incendio ha distrutto il campo di Lipa nello stesso giorno in cui ne era stata annunciata la chiusura dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim), l’organizzazione internazionale che lo gestiva, perché il campo era ritenuto inadeguato a ospitare delle persone. Senza acqua, senza fognature e senza elettricità…https://www.internazionale.it/reportage/annalisa-camilli/2021/01/12/bosnia-croazia-lipa-neve-migranti…

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Proverbio friulano

Par pierdi il cjâf… bisugne vêlu
Per perdere la testa… bisogna averla

Potrebbe sembrare una pura battuta di spirito, quasi senza senso, tanto appare gratuita: dire che bisogna avere una cosa e possederla per poterla perdere, è una tautologia.
Ma il friulano non è così ingenuo: c’è tanta gente che dimostra di aver subito una sciagura, una calamità, una perdita e l’attribuisce a fattori estranei, a cause altrui e, quando non può trovare diretti responsabili, ad uno strano destino malvagio.La realtà è molto più prosaica e semplice, da esperienze terra terra: quando non si è in grado di arrivare ad un traguardo, quando mancano le capacità, quando non si ha il coraggio di riconoscere che non si è in grado di farcela, ci si dà arie da sconfitta.Molto più onesto sarebbe confessare le proprie mancanze, siano esse di materia grigia o di forza muscolare, senza accusare di “aver perduto la testa”, perchè questa non c’era nemmeno.
https://pociopocio.altervista.org/2020/02/02/proverbi-friulani/

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Minacce di morte al giornalista Giuseppe Ragogna


12 gennaio 2021

Giuseppe Ragogna, ex direttore del Messaggero Veneto e opinionista del settimanale il Friuli, dove tiene una rubrica, ha presentato oggi alla Polizia postale di Pordenone una querela per minacce di morte.Nei giorni scorsi, il giornalista aveva trovato un inquietante commento a un suo post, condiviso su un gruppo Facebook, nel quale accostava l’assalto al Congresso americano all’irruzione di un gruppetto di Casapound in Consiglio regionale. “Giuseppe Ragogna – recita il messaggio – sai quanti di noi sparerebbero volentieri alla tua misera persona e a tutti quelli come te, affetti irrimediabilmente da disturbi mentali”.Ragogna non è nuovo a messaggi offensivi. “Negli ultimi due anni – spiega – sono stato bersaglio di questo tipo di commenti in più di un’occasione per il mio impegno di volontario nell’aiutare gli immigrati che si trovano in Friuli. E avevo già presentato due querele per azioni di diffamazione nei miei confronti, avvenute su un profilo Facebook individuale e su un altro di gruppo, in questo caso con il concorso di altri utenti. Adesso il nuovo messaggio minaccioso, intimidatorio e offensivo, questa volta con toni ancora più aggressivi”.”Ora basta. Non è pensabile – continua il giornalista sul proprio profilo Facebook – che tutto scorra sempre sottotraccia, assecondando la deriva di odio. Reagire attraverso le leggi di tutela è un’azione per ribadire il diritto e la dignità di esprimere opinioni e pensieri, magari anche scomodi e controcorrente, senza essere offesi o minacciati. Nessuno deve sentirsi costretto ad abbandonare i social, anche perché attraverso queste piattaforme passano flussi importanti di informazioni. Meglio contenere, invece, l’avvelenamento dei pozzi”.

Anche Ordine dei giornalisti e Assostampa Fvg si schierano con Ragogna. “L’inaccettabile messaggio rientra in un’attività denigratoria che dura da tempo, da quando ancora ricopriva il ruolo di vicedirettore del Messaggero Veneto e continua anche oggi che si occupa di temi legati a volontariato, emarginazione e migrazioni. Sono già diverse le querele per diffamazione che ha dovuto depositare in Procura. Accanto alla solidarietà al collega, richiamiamo ancora una volta i principi dell’Art. 21 della Costituzione che sancisce il diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero. Vale in primis per i giornalisti, sempre più sotto attacco negli ultimi mesi, e vale per tutti i cittadini”.https://www.ilfriuli.it/articolo/cronaca/minacce-di-morte-al-giornalista-giuseppe-ragogna/2/234572

La mia solidarietà al giornalista Giuseppe Ragogna!